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La Nuova Venezia, Sabato 12 Dicembre 1992
Applaudito allestimento di Moliere al Teatro del Ridotto.
Un malato ma perfetto.
Molière e... ancora Molière.
Sui palcoscenici veneziani tiene banco in questi giorni il celebre drammaturgo
francese di cui, anche stasera e domani pomeriggio, al Ridotto, si replica
"II malato immaginario" nell'allestimento della compagnia teatro Dehon
di Bologna. La commedia, che fu letteralmente fatale a Molière, nel
senso che dopo aver recitato per solo quattro volte il personaggio di
Argante, ovvero "il malato immaginario", morì, è una feroce e impietosa
messa alla berlina della maniacale ossessione del protagonista, cavia
volontaria per le più improvvisate sperimentazioni di medici, condotte
all'insegna di una ciarlataneria che lascia sgomenti. Molière ha buon
gioco a calcare i toni: il povero Argante, che grazie agli uffici della
briosa servetta Tonina, avrà, tuttavia, modo e tempo per "aprire gli
occhi" specie sull'incredibile "voracità" della consorte, rientra, assieme
a tutte le grandi creazioni di Molière, a cominciare dall'Alceste de
"II misantropo", nella ghiotta galleria di maniaci che Molière ci ha
lasciato. Una maniera intelligente per portare avanti quello che è il
discorso di fondo della poetica di Molière, vale a dire la sua contrarietà
"i fanatismi, il favore con cui guarda, al di là dell'astio e della
ferocia da cui son percorse le sue commedie, ad un mondo in cui i contrasti
si possano comporre in maniera armoniosa. Nella più che decorosa scena
allestita sul palco del Ridotto si dipana una vicenda che presenta anche
un amore passionale, a lungo contrastato, nel finale, invece, assecondato
fra Cleante e Angelica. Colore e pittoresco sono stati riservati dalla
regia ai medici o presunti tali che si succedono sul palco a confortare
Argante della gravita dei suoi malanni: unica eccezione, la pugnace
Tonina, che pur di salvare il suo padrone, si traveste da medico e,
con buona pace degli altri furfanti che lo assediano, diagnostica ulteriori
e diversi mali ad Argante. Il finale, sulla falsariga del paradosso,
è, nel complesso, positivo: Angelica e Clenate possono coronare il loro
sogno d'amore e, dopo il balletto finale che fa il verso ai cerimoniali
con cui si conferivano le lauree honoris causa, Argante, finalmente
addottorato, potrà curarsi da solo. In particolare evidenza Flavia Valoppi,
Alessandra Cortesi, Guido Ferrarini e Aldo Sassi. Calorosi gli applausi,
numerose le chiamate.
Giuseppe Barbanti
Il Gazzettino, Sabato 12 Dicembre 1992
Venezia. Un bellissimo "malato".
Venezia - È Molière a tenere banco in questi giorni nei teatri veneziani.
Mentre al Goldoni si susseguono con successo le repliche del "Misantropo"
con Umberto Orsini, al Ridotto si rappresenta "II malato immaginario",
l'ultima opera lasciataci dal sommo drammaturgo francese, nella proposta
della Compagnia del Teatro Dehon di Bologna. Sono due le chiavi di lettura
di questa commedia che ha sempre incontrato i favori del pubblico sin
dalla sua prima apparizione il 10 febbraio del 1673 al Palais Royal
di Parigi e nella quale sembra di dover scorgere ancor oggi i segni
premonitori del dramma che si stava abbattendo sul suo autore. Due chiavi
di lettura che ripropongono, in definitiva, l'antica querelle: Argante,
il protagonista della vicenda, è davvero malato immaginario o non piuttosto
malato autentico, incompreso da tutti e senza medici in grado di guarirlo?
Verso la prima soluzione si orientò per due secoli la Comédie Francaise
che accentuò i risvolti comici della commedia cogliendo soprattutto
nella "finzione" del protagonista lo strumento per smascherare l'ipocrisia
delle persone che gli stanno intorno. Ma in tempi più vicini a noi (memorabile
la lezione di Remolo Valli) si è voluto cogliere in particolare il senso
della feroce satira di Jean Baptiste Poquelin, egli stesso davvero malato
(morirà in solitudine dopo la quarta replica di cui era stato protagonista),
contro la medicina ufficiale, contro tutti i medici falsi e ciarlatani,
assai scherniti e ridicolizzati sotto il regno di Luigi XIV. È, del
resto, il discorso che Molière aveva iniziato con la sua prima farsa
"L'amour médecin". In questa versione della compagnia bolognese, il
regista Luciano Leonesi ha lavorato su entrambe le ipotesi, tenendo
si presente l'assunto drammatico, ma colorandolo poi di una pittoresca
comicità. Il tutto viene visto, alla fine, in una luce decisamente farsesca
con toni, accenti e movenze che si rifanno a quella commedia dell'arte
italiana che Molière aveva imparato ad amare dal suo maestro Scaramuccia.
In questo quadro si muovono con bravura Guido Ferrarmi, Argante di grottesco
effetto, Alessandro Maggi, esilarante nel ruolo del suo aspirante genero,
Aldo Sassi (il fratello del "malato"), Barbara Corradini (la moglie),
Alessandro Cortesi (la figlia), Flavia Valoppi (la serva) e ancora il
Lombardi e il Paluzzi. In sala si ride e si applaude.
Paolo Accattatis
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