Il Tempo, Lunedì 1 Marzo 1999
Applaudita rilettura del celebre testo brechtiano da parte di Mariano Rigillo al Teatro Olimpico
La lacerazione tra scienza e morale nella vita di Galileo
È una scelta coraggiosa lo spettacolo "Vita di Galileo" di Bertolt Brecht, che ieri ha chiuso i battenti al Teatro Olimpico. Oltre al confronto con l'indimenticabile allestimento realizzato da Strehler nel 1963, quest'opera ha proposto una riflessione critica sulle responsabilità dei contributi della ricerca scientifica, problemi quanto mai attuale in questi giorni. La nuova pista battuta per questa interpretazione di Galileo ha fornito spunti critici di estremo interesse. Il regista Gigi Dall'Aglio, da sempre impegnato nella creazione di un teatro che sappia formare la "coscienza dell'oggi", ha privilegiato i forti contenuti del testo formando una compagnia in grado di lavorare in una dimensione corale e collettiva. Guida spirituale e scenica degli undici attori, che partecipano allo spettacolo svolgendo più ruoli, è il protagonista Mariano Rigillo che ha offerto una interpretazione di Galilei così personale e sofferta da non lasciare il rimpianto del grande Tino Buazzelli dell'edizione del "Piccolo". L'illuminato scienziato pisano non lotta tanto contro gli ecclesiastici (rappresentati nella commedia come figure grottesche di scarso spessore umano e intellettuale, avvantaggiate esclusivamente dal ruolo che rivestono) ma avverte con disagio il peso del proprio compito di innovatore. Il tema centrale del dramma, secondo i dettami di Brecht, non è nella portata eroica della razionalità contro un potere ottuso, bensì nella difficile penetrazione della conoscenza in una realtà consolidata e riottosa al cambiamento. La recitazione composta, asciutta e misurata di Rigillo ha saputo conciliare alla perfezione la potenza tragica e la lucida ironia del personaggio, evidenziandone la lettura in chiave antieroica. Le sue frequenti tirate in proscenio hanno prodotto suggestivi effetti di straniamento, sottolineati dal tentativo della presenza epica di un narratore, da musichette allegre campionate alla tastiera e da cori ingiustificati che hanno evocato in modo un po' ingenuo l'atmosfera antirealistica desiderata da Brecht.
Tiberia De Matteis

Il Mattino, Sabato 20 Marzo 1999
Straordinaria prova di Rigillo al Diana
Sulla nave di Galileo
L'attore napoletano, con il regista Dall'Aglio, reinventa Brecht con maestria e rigore stilistico. Ed è standing ovation

io ho in mente che tutto sia incominciato dalle navi". Così dice Galileo parlando del "grande viaggio" della conoscenza che attende 1'uomo nella "nuova era". E infatti, ecco che qui, al centro dello spazio scenico, campeggia un'enorme pedana inclinata che termina con una punta protesa in platea. Proprio come la prua di una nave, volta contro le onde del pregiudizio sul mare aperto del dubbio salvifico. E sarà ritto su quella prua che Galileo, in apertura dello spettacolo, rivolgerà agli spettatori l'invito ad imbarcarsi con lui, ripetendo il passo delle note dell'autore (scritte alla vigilia delta guerra nazista) che è il piú alto del testo pur non facendone parte: "Non è forse vero che tutto fa prevedere la notte imminente, e nulla l'inizio di tempi nuovi? Non dovremmo allora assumere un atteggiamento più consono ad uomini che vanno incontro alla notte?". In breve, potrebbe bastare questo a dar conto dell'intelligenza con cui s'è mosso Gigi Dall'Aglio, regista dell'allestimento di "Vita di Galileo" di Brecht che 1'Apas di Sebastiano Calabrò presenta al Diana. E basterebbe, in particolare, per 1'appunto la scena fra l'astratto e il simbolico che Sergio Tramonti oppone al "realismo" raccomandato dal drammaturgo di Augusta. Perché oggi riuscirebbe francamente impossibile seguire Brecht sulla strada dell' esasperato ideologismo che lo spinse, dopo la bomba di Hiroshima, a riscrivere per ben due volte il testo, fino all'esito assurdo di un Galileo assimilato a una sorta di Oppenheimer del Seicento e qualificato, addirittura, come un "criminale sociale" e un "farabutto". Del resto, forse che Hanns Eisler, l'autore della colonna sonora di "Vita di Galileo", non ebbe a dichiarare, e davvero non a caso: "Se una volta mi si loderà, lo si farà perché ho resistito al testo, l'ho interpretato e riformulato a modo mio"? In quest'ottica, dunque, si muove Dall' Aglio, giustamente "riformulando" in chiave d'attualità il celebre dramma che 1'autore riferì al conflitto fra la scienza e il potere, fra la scienza e la fede, fra la scienza e l'etica e, in sintesi, fra lo spirito rinascimentale e la reazione controriformistica. Giacché oggi il problema non è, evidentemente, il conflitto fra la scienza e il potere, ma quello fra la scieraza e il potere della scieraza. In tal senso si spiega, per esempio, I'altra acuta e bellissima invenzione registica per cui 1'attore esce dal personaggio di Galileo quando, sempre ritto sulla prua di quella metaforica nave, pronuncia l'amara invettiva contro la "progenie di gnomi inventivi, pronti a farsi assoldare per qlualsiasi scopo". Tutto, così, viene riportato a una quotidianità che, ripeto, parla direttamente a noi spettatori di oggi. E sulla stessa linea si pongono (a parte l'ossequio alto "straniamento" brechtiano) le musiche di Fabrizio Romano, che traducono in canzoncine accompagnate a vista da una tastiera elettrica i versi che introducono le varie scene, e i costumi di Serena Naddi. Magari un po' eccessivo e contraddittorio appare, invece, il tratteggio caricaturale dei rappresentanti della Chiesa. Ma anche i piccoli nei scompaiono, poi, di fronte alla prova che Mariano Rigillo offre nei panni di Galileo: una prova - veramente straordinarla per sapienza tecnica, rigore stilistico e potenza espressiva - senza alcun dubbio degna di figurare in un'ideale antologia del teatro. E impegnatissimi (sia pure con qualche dislivello) risultano, tutti in piú ruoli, anche gli altri: Luigi Mezzanotte, Fiorella Buffa, Gianni Guerrieri, Antonio Izzo, Carlo Greco, Gianluca Secci, Irma Ciaramella, Raffaella Iliceto, Giovanni Carta, Massimiliano Cardinali a Giacomo Zumpano. Ho visto lo spettacolo alla terza replica. AI termine (e dopo ben due ore e quaranta di una rappresentazione certamente non facile) un'autentica e appassionata standing ovation: anziani, di mezz'età e giovani, tutti in piedi ad applaudire e acclamare. E Rigillo ha ringraziato levando in alto un bicchiere di vino e ripetendo la battuta: "Il pensare è uno dei massimi piaceri concessi al genere umano". Sì, questo è il Teatro, nella sua insopprimibile natura religiosa. Il resto è intrattenimento. Legittimo anch'esso, per carità. Ma è un'altra cosa.
Enrico Fiore

La Gazzetta del Mezzogiorno, Domenica 5 Marzo 2000
Al Piccinni di Bari eccellente allestimento curato da Dall'Aglio.
Breve la vita felice del genio
Mariano Rigillo grande Galileo secondo Brecht

Torna a Bari al Piccinni, oltre trenta anni dopo la versione di Strelher con Buazzelli, la grande "lezione" di Bertolt Brecht ne La vita di Galileo, protagonista oggi Mariano Rigillo, regia di Gigi Dall'Aglio. Certamente fra i capolavori brechtiani, il testo (sia la versione del 1938, sia quella del 1947 post-Hiroshima) pone ancor oggi con attualità il tema della responsabilità della scienza, e dello scienziato, nei suoi rapporti col potere. La sostanza del lavoro, la poderosa macchina storica e di pensiero del "Galileo" costringe a fine (o inizio) millennio a un confronto, da cui l'attore Rigillo e il regista Dall'Aglio arditamente non si son tirati indietro. Lo spettacolo parte con luci in sala, attori che percorrono la scena (di Sergio Tramonti, gran pedana in salita, fondale con foro telescopico), in una logica di "narrazione" epica, con musico-narratore di lato, col protagonista Galileo-Rigillo che accoglie gli spettatori. Ma le sequenze a seguire della Vita di Galileo, che accompagnano le diverse tappe e tutta la folla di personaggi nella vita del filosofo scienziato, da Venezia a Firenze alla Roma di papi e cardinali (e dell'Inquisizione), più che seguire rigore o linearità didascaliche nella esposizione del cosiddetto "messaggio" accentuano tutti quegli elementi di spicciola, anche a volte banale, spettacolarità atti ad agevolare la fruizione e a rendere gradevole il "passo" narrativo (Brecht é Brecht!) dell'opera, nel non breve spettacolo. Ne risulta, grazie anche alla centralità ovvia del Galilei di Rigillo, con il suo umanissimo carisma che si scambia tra personaggio e attore (lo straniamento brechtiano assorbito in suadente conversazione teatrale), un susseguirsi e roteare di figure e figurine di contorno, in complesse situazioni sceniche. Le numerose scene e i tanti personaggi (con gli attori costretti tutti a interpretare due-tre ruoli) non sempre però riescono a imporsi come "verità" di azione, parola, pensiero, quanto piuttosto come abile gioco spettacolare, che la regia di Dall'Aglio insieme alle musiche (Fabrizio Romano) e ai costumi (Serena Naddi) tendono a sostenere, riuscendovi anche, ma forse a discapito di una più sommessa e "laica" riflessione etica. Lo spettacolo c'è, con gradevolezza di ritmi e colori e con caratterizzazioni puntuali dei personaggi principali: la figlia Virginia, gli allievi e amici Andrea Sarti, Federzoni, Fulgenzio, e poi granduchi, dogi, prelati, suore, inquisitori, papi e cardinali, 1'universo del mondo e del potere che rotea intorno a Galileo. Anche se il rotear di cappe, manti e personaggi attorno alla grigia zimarra da scienziato e professore del Galileo, conduce a un sommario (tranne pochi casi) approfondimento di ciascun ruolo e figura; specialmente eccessiva la chiave al limite del grottesco per alcune figure ecclesiastiche (Bellarmino, Urbano VIII, 1'Inquisitore) cosa che corre il rischio di banalizzare, e sminuire, 1'avventura intellettuale e il dramma stesso di Galilei. " Com'è la notte?" domanda Galilei (ormai cieco) alla figlia Virginia. "Chiara" è la risposta, e chiara resta questa grande opera di Brecht, questo Galileo del dubbio e dell'umanità: chiara anche, nella complessità coraggiosa dell'intrapresa, la messinscena di Dall'Aglio e Rigillo. L'attore, uno dei protagonisti indiscussi del teatro italiano degli ultimi decenni, rende un personaggio di Galileo umanissimo nella sua adesione alla realtà concreta di cose e persone: ll Galileo di Rigillo è personaggio vero, che dalla concretezza spicca il volo verso le stelle, l'astrazione. il "messaggio" anche. Nel folto gruppo di attori, si notano Luigi Mezzanotte (Inquisitore), Fiorella Buffa (Signora Sarti), poi Gianni Guerrieri (papa Barberini), Antonio Izzo (Segredo, Federzoni), Irma Ciaramella (Virginia), a ancora nei tanti travestimenti Raffaella lliceto, Giovanni Carta, Massimiliano Cardinali, Giacomo Zumpano, i due musici in scena Zumpano e Gianluca Secci. Spettacolo al Piccinni molto applaudito e seguito, ad onta (va riferito) di un gruppetto un poco rumoroso e garrullo di studenti che infastidiva qua e là; al finale ovazioni a Rigillo e agli attori, gara tra gli applausi reiterati e i fischi per spiritosaggine dei suddetti fanciulli. "Provando e riprovando", motto galileiano: riteniamo che comunque i giovani e gli studenti debbano frequentare i teatri (anche in serale), magari con un tantino di preparazione e di "educazione" in più a monte, da parte di chi di dovere.
Pasquale Bellini