La Repubblica, 30 Marzo 1998
L'opera-musical "Hollywood - ritratto di un divo" con regia di Patroni Griffi, le musiche di Gianni Togni e i testi di Guido Morra.
Garbo e John Gilbert a Napoli con Ranieri
Napoli - Molto bene ha fatto Massimo Ranieri quando ha dato ascolto alle insistenze del musicista Gianni Togni il quale voleva, fortissimamente voleva, scrivere un musical che lo avesse a protagonista. Ha fatto bene perché, prima di tutto, oggi, questo attore/cantante (anche divo, d'accordo) ha accumulato tesori di esperienza e il suo talento è silenziosamente maturato dalle grandi possibilità e capacità, a una compiuta emozionante espressione, sia che il mezzo usato sia il recitare che il canto o magari entrambi alternati. Perdipiù questa storia in sostanza di fantasmi, di lontani personaggi che sono attori, e che quindi a loro volta interpretavano dei personaggi, allontana degli inutili agganci realistici di una vicenda forse immaginaria forse reale, ma che a noi pubblico viene consegnata a livello di emozione e basta, per quanto contiene di passione e di disperazione È un musical concepito come un'opera, opera rock, e, se si può dire, opera pop questo "Hollywood - ritratto di un divo" che prende a pretesto gli amori (reali o immaginati) di Greta Garbo - John Gilbert, per proporci una storia di passione e di decadenza personale. Qualcosa di molto simile a "E' nata una stella", solo che qui la stella che nasce, Garbo, si allontana da noi nel suo fulgore, e invece ci si concentra sulle ragioni, e il dibattersi dell'altro protagonista, quello che, alla fine muore, un po' d'amore, un po' di alcool, e molto di disperazione. Un testo di grandi protagonisti: oltre a Gilbert, che è Massimo Ranieri, e Garbo, che è una clamorosa debuttante Julka Bedeschi, ci sono Mayer e Ina Claire, che fu brevemente moglie di John Gilbert durante il suo precipitare nell'alcoolismo. Il musical è stato concepito dagli autori, Gianni Togni per la musica e Guido Morra per i testi delle canzoni, come un continuum musicale in cui intervengono pochissime battute recitate. E certo, affrontandone la messa in scena Giuseppe Patroni Griffi si è trovato pari pari di fronte ai problemi della regia di un opera lirica. Uno dei grandi rischi della messa in scena dell'opera sono quei movimenti inconsulti sulla scena, come quando si vedono, prevalentemente in occasione dei cori, grasse signore che, stupefatte, segnalano misteriosi movimenti ad altri signori e signore, magari magri, perennemente stupiti di ciò che avviene e si canta attorno a loro. Qui, invece, va a onore di Patroni Griffi l'avere costruito un'azione continua, in questo musical di star, avere creato un tessuto di movimento collegato, logico, continuo intorno all'evolvere del protagonista. Massimo Ranieri, si sa, è un performer di razza, è un cantante, un attore capace in palcoscenico di totale generosità ver so il suo pubblico, esigente quanto si può sulla tecnica e to talmente rispettoso verso i suoi compagni di avventura. Una bella sorpresa sono questi attori cantanti che partecipano a "Hollywood - ritratto di un divo". sorpresa non tanto per chi sa come, e dopo quante selezioni, è stata scelta la coprotagonista Julka Bedeschi, gran voce bellissima, piglio, sicurezza. Quanto a Gianluca Terranova, che interpreta Louis Mayer, la sua canzone, la sua aria all'inizio del secondo tempo ferma lo spettacolo per applausi scroscianti. Una presenza incantevole è Barbara Di Bartolo nel ruolo di Ina. Eccellente il gruppo dei cantanti/attori/ballerini mossi abilmente dalle sobrie coreografie di Mariano Brancaccio: particolarmente riuscita una sorta di ballet mecanique basato su gruppi di tre che si intersecano ed evolvono quasi come in una parata militare. E un'altro dove si allude a un festino/orgia tipicamente hollywoodiano, continuamente spezzettato da elementi scenici che muovono a costruire divisioni (come in uno schermo che ra dunasse vari dettagli). La scena di Aldo Terlizzi, sono suoi anche i costumi, è in prevalenza sul nero con due laterali ruotanti il proscenio, una serie di fondali dal nero al bianco, e appunto questi elementi scorrevoli che intersecano il palcoscenico come diaframmi di una macchina cinematografica o da presa. Anche i costumi sono spesso dal bianco al nero, con un paio di clamorosi guanti rosa per un partecipante alla festa. Incantevole anche il turbante che è l'unico indumento indossato dalla Bedeschi in una lunga scena nel bagno.
Alvise Sappori