La Repubblica, Giovedì 14 Gennaio 1999
A Roma lo spettacolo di Vaime.
Confessioni di un Woody Allen all'italiana.
Roma - Prolifico autore di trasmissioni e testi brillanti e popolari, Enrico Vaime si rivela anche un Woody Allen italiano che a teatro fonde psicoanalisi e sacramento della confessione attraverso una drammaturgia che richiama il bello spettacolo "Uscita d'emergenza" di Santanelli di alcuni anni fa. È ridondane di spigolature, la sua (autobiografia?) commedia in scena al Teatro Vittoria di Roma, "Mi pento con tutto il cuore", con Massimo Wertmuller nei panni d'uno scrittore del mondo dello spettacolo che sciorina una montagna di fatti suoi a un prete allorché rimette piede in provincia per la scomparsa della madre. Con battute fulminanti tipo: "Perché Dio è bontà e non è felicità infinita? Paura di questa parola?". "Quando un omosessuale ha l'Aids si dice: oh, poveraccio. Ma quando non ce l'ha…". "Il comunismo non è una perversione. Né una malattia. Tanto poi sta scomparendo". "Il teatro e il cinema… tutte cose che si fanno al buio". Ecco, c'è anche lo spirito iconoclasta di Flaiano, e un po' quello lapidario di Zavattini, maestri riconosciuti di Vaime, in questa commedia che è un lungo preambolo a un lavaggio di coscienza mai andato in porto, sempre ostacolato da memorie pungenti, imperdonabili miscredenze, e da dolorosissime pietà. Malgrado il personaggio ricorra a un fuoco di fila di sarcasmi, e a dispetto della tecnica buffa dei dialoghi tra lui e il permissivo sacerdote confidente (ma l'umorismo più feroce è senza dubbio nei flashback dei conciliaboli tra madre e figlio), in definitiva questo lavoro realizzato dagli Attori & Tecnici e dal Teatro Stabile delle Marche con la regia di Attilio Corsini, è uno studio a ritroso delle emozioni umane che dietro la spudoratezza nasconde cicatrici, rimpianti, disamori. Come se Vaime avesse in parte deposto le armi della caricatura per alludere, sotto l'apparenza dell'ironia, alle insensatezze del vivere. E funziona bene, in questa chiave, una certa epicità figurativa della scena di Alessandro Chiti che fa ruotare sveltamente nel vuoto il confessionale, gli altarini, i bracieri, e i letti, e i tinelli. Da irrisolto figlio di N.N. e di madre nubile, Giulio, il protagonista, racconta e rivive il rapporto contraddittorio con la genitrice mai rancorosa per l'abbandono subito da parte d'un effimero ma fecondo compagno che poi torna a farsi vivo per tentare di riparare per interposta persona (un cugino). Il riassunto delle puntate sentimentali precedenti include un matrimonio svogliato di Giulio, con irreparabile e noiosa separazione, e un suo incontro con un finto travestito. Ma il clou dei ripensamenti è in crudeli, commosse e tribolate conversazioni tra lui e una madre grifagna (Patrizia Loreti), una Penelope che fa e disfa maglioni, una sostenitrice dell'angosciato benessere, una che tiene acceso il televisore senza audio ma lo spegne quando c'è il tg, una che ha amato chi l'ha lasciata. Ed è la sua caparbia pietà a contagiare in qualche modo l'agnosticismo ben espresso da un Massimo Wertmuller sferzante fabulatore, alle prese col prete moderno di fuori città cui dà un tono di neo-guareschiana pazienza Giulio Farnese, mentre Maria Teresa Pintus e Vittoria Piancastelli riflettono l'immaginario femminile. Uno spettacolo, queto, le cui componenti introverse hanno anche stimolato nitore e nostalgia alle corde registiche di Attilio Corsini. Perché anche la comicità, in fondo, ha un cuore.
Rodolfo Di Giammarco

La Stampa, 10 Gennaio 1999
"...Vaime espone le sue considerazioni sulla vita con la malinconia di un uomo intelligente e spiritoso… piena com'è di aforismi brillanti e talvolta profondi. Poichè tutto si gioca sulla qualità di quanto viene detto, c'è bisogno di interpreti che sanno quello che fanno, come per fortuna sono sia il garbatissimo Massimo Wertmuller, sia il sornione Giulio Farnese, più Patrizia Loreti, Maria Teresa Pintus, Vittoria Piancastelli,Carla Ortenzi.
Masolino D'Amico

La Repubblca, 14 Gennaio 1999
"Enrico Vaime si rivela anche un Woody Allen italiano che a teatro fonde psicanalisi e sacramento della confessione con battute fulminanti tipo : "Perchè Dio è bontà infinita e non è felicità infinita?". Massimo Wertmuller, sferzante affabulatore .... un fuoco di fila di sarcasrni."
Rodolfo Di Giammarco

Il Messaggero, 18 Gennaio 1999
"Massimo Wertmuller , in ottima forma, (mescola sincerità e cinismo ) con gli altri attori, riesce a disegnare con grande abilità una provincia dimenticata, che sa ridere e commuoversi. Costruito con la giusta quantità di battute, cinismo e divertimento "Mi pento con tutto il cuore" è una commedia arguta che offre diverse chiavi di lettura, che viaggia spedita."
Fabrizio Zampa

La Gazzetta del Mezzogiorno, 18 Dicembre 1998
La commedia di Enrico Vaime è un trattato d'ironia, che non disdegna la satira: ridere e far pensare, al contempo. E' un testo maturo, mai banale, brillante.. E l'ottimo Attilio Corsini lo asseconda, con scelte registiche e registri recitativi assai convincenti. Non meno credibile è Massimo Wertmuller, attore esuberante e modernamente connotato."
Tore Scuro