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Composto
nel 1934, Sorelle Materassi è senza dubbio il romanzo più noto di Aldo
Palazzeschi. Fiorentino, vissuto tra il 1885 e il 1974, Palazzeschi
è stato uno dei migliori esponenti di quel clima di sperimentazione
culturale che ha caratterizzato gli inizi del nostro secolo. Crepuscolare,
futurista, provocatore, si è in seguito ricongiunto alla grande tradizione
narrativa italiana, componendo opere di raffinata fattura come le novelle
Stampe dell'Ottocento o i romanzi I fratelli Cuccoli, Roma e Il doge.
Nella grigia esistenza di Carolina, Teresa e Giselda Materassi, tre
anziane sorelle ricamatrici, piomba ad un tratto il nipote Remo, rimasto
orfano di madre. La giovinezza, la bellezza e la disinvoltura del ragazzo
spingono le zie a piegarsi ai suoi comandi, cambiando vita e bruciando
nel giro di poco tempo i risparmi accumulati in anni di duro lavoro.
Abbandonate dal nipote, ridotte alla miseria, le tre donne non cessano
tuttavia di adorare Remo, accontentandosi di ricevere qualche cartolina
e accettando alfine anche Peggy, la modernissima ragazza americana che
egli ha sposato. Nella riduzione teatrale di Fabio Storelli Sorelle
Materassi è proposto come un testo duro, ambiguo, ricco di pieghe profonde
e misteriose. Di questa versione il regista Patrick Rossi Gastaldi offre
una lettura basata sulla vitalità sotterranea e inesplosa. L'interpretazione
di Lauretta Masiero, Isa Barzizza e Ariella Reggio dà sfogo con ardore
grottesco all'inebriante
riscoperta della giovinezza,
una passione senza rimedio per destini segnati. Leggendo e rileggendo
il romanzo nell'ottica di una riduzione teatrale mi accorgevo che più
lo andavo scomponendo in percorsi, in "stazioni", più mi usciva fuori
non quel romanzo "della dolce memoria", una favola tutto sommato di
grazia campagnola, di facile, piana, scorrevole lettura, di felicissima
arguzia, di straordinaria eleganza - ma un testo duro, cattivo, pieno
di trabocchetti, di frasi ambigue ed intriganti (di certo velato dalla
mano pudica e "prude" dell'autore).
Spesso un aggettivo quasi sfuggito di penna, un segno impercettibile,
apriva all'improvviso spazi mai contemplati in precedenza: il gusto
della novità mi affascinava, del sempre diverso, del sempre cangiante.
Mi accorgevo che il romanzo di Palazzeschi, davvero un classico della
nostra letteratura, era molto più complesso di quel che sembrava; anche
se credevo di conoscerlo come le mie tasche (al tempo dell'edizione
televisiva, cui io stesso detti mano come responsabile del programma,
lo avevo studiato bene a fondo) mi appariva come inedito, fresco di
stampa, nuovissimo.
Rinvenivo soprattutto una vitalità sotterranea, inesplosa, tutta da
riportare alla luce, tutta da far risorgere, con una necessaria dose
di autonomia creativa, in modo coraggioso ed artisticamente coerente.
Fabio Storelli
Una
scoperta improvvisa: vitalità.
Nel rileggere Sorelle Materassi per capire e centrare di più la chiave
di un allestimento teatrale, anch'io ho sentito scorrere tra le righe,
tra le pulsazioni dei personaggi, una vitalità moderna, quasi fiera,
e del tutto avulsa da qualsiasi forma di malinconia sia del passato
che del presente.
Sento l'esigenza di una messa in scena forte e piena di sensualità,
a volte sadica e rabbiosa, macchiata di ironica comicità.
Sorelle Materassi, vergini e chissà…, scoprono la giovinezza, ne sono
travolte, ne diventono prigioniere e tenere schiave.
La bellezza della "giovane età" in tutta la sua crudeltà e violenza
spinge con forza la loro vita fatta di lavoro chino e faticoso a consumare
emozioni, passioni e trasmutazioni sensuali ed a scoprire desideri nascosti
e una vitalità che riesce persino a fermare il tempo, amico assoluto
della morte.
Proponendo Sorelle Materassi con Lauretta Masiero, Isa Barzizza ed Ariella
Reggio diventa possibile portare i personaggi a quel grottesco ironico
delirio di sensi e di umori che a volte nella vita segue ad impulsi
di gioia e di dolore che restano impressi nella nostra memoria e nel
nostro immancabile ed immutabile destino.
Patrick Rossi Gastaldi
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