La Contrada
Teatro Stabile di Trieste
presenta

SORELLE MATERASSI
di Fabio Storelli
da Aldo Palazzeschi

con
LAURETTA MASIERO
ISA BARZIZZA
ARIELLA REGGIO
MARIA GRAZIA PLOS

e con
Massimo Di Michele, Stefania Gerini
Elena Senes

regia
Patrick Rossi Gastaldi

scene Sergio D'Osmo
costumi Fabio Bergamo
musiche Cinzia Cangarella


Composto nel 1934, Sorelle Materassi è senza dubbio il romanzo più noto di Aldo Palazzeschi. Fiorentino, vissuto tra il 1885 e il 1974, Palazzeschi è stato uno dei migliori esponenti di quel clima di sperimentazione culturale che ha caratterizzato gli inizi del nostro secolo. Crepuscolare, futurista, provocatore, si è in seguito ricongiunto alla grande tradizione narrativa italiana, componendo opere di raffinata fattura come le novelle Stampe dell'Ottocento o i romanzi I fratelli Cuccoli, Roma e Il doge. Nella grigia esistenza di Carolina, Teresa e Giselda Materassi, tre anziane sorelle ricamatrici, piomba ad un tratto il nipote Remo, rimasto orfano di madre. La giovinezza, la bellezza e la disinvoltura del ragazzo spingono le zie a piegarsi ai suoi comandi, cambiando vita e bruciando nel giro di poco tempo i risparmi accumulati in anni di duro lavoro. Abbandonate dal nipote, ridotte alla miseria, le tre donne non cessano tuttavia di adorare Remo, accontentandosi di ricevere qualche cartolina e accettando alfine anche Peggy, la modernissima ragazza americana che egli ha sposato. Nella riduzione teatrale di Fabio Storelli Sorelle Materassi è proposto come un testo duro, ambiguo, ricco di pieghe profonde e misteriose. Di questa versione il regista Patrick Rossi Gastaldi offre una lettura basata sulla vitalità sotterranea e inesplosa. L'interpretazione di Lauretta Masiero, Isa Barzizza e Ariella Reggio dà sfogo con ardore grottesco all'inebriante riscoperta della giovinezza, una passione senza rimedio per destini segnati. Leggendo e rileggendo il romanzo nell'ottica di una riduzione teatrale mi accorgevo che più lo andavo scomponendo in percorsi, in "stazioni", più mi usciva fuori non quel romanzo "della dolce memoria", una favola tutto sommato di grazia campagnola, di facile, piana, scorrevole lettura, di felicissima arguzia, di straordinaria eleganza - ma un testo duro, cattivo, pieno di trabocchetti, di frasi ambigue ed intriganti (di certo velato dalla mano pudica e "prude" dell'autore).
Spesso un aggettivo quasi sfuggito di penna, un segno impercettibile, apriva all'improvviso spazi mai contemplati in precedenza: il gusto della novità mi affascinava, del sempre diverso, del sempre cangiante.
Mi accorgevo che il romanzo di Palazzeschi, davvero un classico della nostra letteratura, era molto più complesso di quel che sembrava; anche se credevo di conoscerlo come le mie tasche (al tempo dell'edizione televisiva, cui io stesso detti mano come responsabile del programma, lo avevo studiato bene a fondo) mi appariva come inedito, fresco di stampa, nuovissimo.
Rinvenivo soprattutto una vitalità sotterranea, inesplosa, tutta da riportare alla luce, tutta da far risorgere, con una necessaria dose di autonomia creativa, in modo coraggioso ed artisticamente coerente.
Fabio Storelli


Una scoperta improvvisa: vitalità.
Nel rileggere Sorelle Materassi per capire e centrare di più la chiave di un allestimento teatrale, anch'io ho sentito scorrere tra le righe, tra le pulsazioni dei personaggi, una vitalità moderna, quasi fiera, e del tutto avulsa da qualsiasi forma di malinconia sia del passato che del presente.
Sento l'esigenza di una messa in scena forte e piena di sensualità, a volte sadica e rabbiosa, macchiata di ironica comicità.
Sorelle Materassi, vergini e chissà…, scoprono la giovinezza, ne sono travolte, ne diventono prigioniere e tenere schiave.
La bellezza della "giovane età" in tutta la sua crudeltà e violenza spinge con forza la loro vita fatta di lavoro chino e faticoso a consumare emozioni, passioni e trasmutazioni sensuali ed a scoprire desideri nascosti e una vitalità che riesce persino a fermare il tempo, amico assoluto della morte.
Proponendo Sorelle Materassi con Lauretta Masiero, Isa Barzizza ed Ariella Reggio diventa possibile portare i personaggi a quel grottesco ironico delirio di sensi e di umori che a volte nella vita segue ad impulsi di gioia e di dolore che restano impressi nella nostra memoria e nel nostro immancabile ed immutabile destino.
Patrick Rossi Gastaldi