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Urlo disperato contro
l'alienazione
Come avrebbe affrontato Ionesco e il suo Bérenger la corsa dei giorni
nostri verso una globalizzazione crescente priva di sussulti creativi,
che sembra portare ad una progressiva mancanza di identità dell'individuo
e ad una omologazione verso il basso? Credo proprio che Bérenger avrebbe
trovato qualche ragione in più per il suo urlo disperato. E i barriti
gli sarebbero sembrati ancora più vicini (o l'indifferenza dei più li
avrebbe resi addirittura più lontani). Così l'alienazione, figlia o
madre della follia contemporanea, diventa protagonista di questo amaro
"divertimento" genialmente premonitore di Ionesco. Ci sono opere (letteratura
, teatro, o cinema che siano) che hanno la forza grande di prevedere
il futuro. Questo avvenne sin dal suo primo apparire per il "Rinoceronte",
così come è stato a mio avviso (con emozioni e turbamenti per molti
aspetti simili) per "Prova d'orchestra" di Fellini.
Quando con Glauco Mauri e Roberto Sturno abbiamo deciso di compiere
alcuni sforzi comuni per un progetto che avevano ideato sulla follia,
questo "Rinoceronte" è stato subito, di slancio, scelto fra gli spettacoli
che in un triennio volevamo
proporre all'attenzione del pubblico, proprio perché figlio del nostro
tempo, e anche per l'attenzione che l'Eliseo quest'anno riserva alla
drammaturgia europea da Cechov a Bernhard, a Marguerite Duras, a Dario
Fo e a Ionesco, appunto.
Poi ci sono i ricordi. Il mio è quello di un giovane critico teatrale
che cercava negli anni Settanta di capire le ragioni vere per vivere
anche di teatro, captarne le emozioni, le delusioni, le speranze.
La prima edizione del "Rinoceronte" (con la "Compagnia dei 4" diretta
da Franco Enriquez con Valeria Moriconi, Glauco Mauri, e successivamente
Mario Scaccia) appartiene alla categoria delle emozioni che mi hanno
aiutato a credere in questo lavoro. Anche per questo oggi Valeria Moricone
ne "Il Gabbiano", Glauco Mauri nel nostro "Enrico IV" e ora Mauri e
Sturno nel "Rinoceronte" sono nella Casa dell'Eliseo.
Maurizio
Scaparro
Il punto di partenza
del mio rinoceronte
Il rinoceronte deve la sua esistenza anche a una esperienza vissuta
da Denis de Rougemont, un autore di cui Ionesco aveva grande stima e
che aveva assistito nel 1938 a Norimberga a una
manifestazione
nazista. Così scrive Ionesco:
"…attendo Hitler i presenti stavano già dando segni di impazienza, quando,
in fondo a una via e rimpiccolito dalla distanza apparve il Fürher circondato
dal suo seguito. Lo scrittore vide la folla, progressivamente travolta
da una specie di isterismo, acclamare con frenesia l'uomo sinistro.
L'isterismo si spandeva, avanzava con Hitler come una marea. Sulle prime
Denis de Rougemont rimase sbalordito di fronte a questo delirio. Ma
quando il Fürher si avvicinò e tutti, intorno a lui, furono contagiati
dal generale isterismo, lo scrittore si accorse che quel furore cercava
di impadronirsi anche di lui, che quel delirio "l'elettrizzava". Stava
per soccombere a quella magia, quando qualcosa salì dal profondo del
suo essere, opponendosi alla tempesta collettiva. Si sentiva a disagio,
spaventosamente solo in mezzo alla folla; aveva resistito ed esitato
allo stesso tempo. Poi sentendosi "letteralmente" drizzare i capelli
in testa, capì ciò che significa Orrore Sacro. In quel momento non era
il suo pensiero a resistere, non erano le argomentazioni che gli venivano
in mente; era la sua "personalità" che si ribellava. Ecco: probabilmente
il punto di partenza del "mio" rinoceronte.
Eugène
Ionesco
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