Teatro Eliseo
Compagnia Glauco Mauri

presentano


RE LEAR
di William Shakespeare
traduzione Dario Del Corno
adattamento Glauco Mauri e Dario Del Corno

con
GLAUCO MAURI
ROBERTO STURNO

regia di
Glauco Mauri

scene Mauro Carosi
costumi Odette Nicoletti
musiche Arturo Annecchino


"Non è una storia di vita: è la vita stessa che si rivela a noi ne il Re Lear di Shakespeare. Una delle più alte creazioni di tutti i tempi!
E come nella vita, dolore e gioia, tenerezza e crudeltà, amore e odio, tragico e comico si fondono in emozioni e scoperte. Come in una grande favola dove, con la "Grazia" della sua poesia. Shakespeare ci parla di quella misteriosa e povera cosa che è l'uomo. L'uomo, questo essere orgoglioso che si crede saggio ma che spesso ha bisogno di essere devastato dal dolore e illuminato dalla follia per finalmente comprendere la vita".
Glauco Mauri

"Lear - Noi veniamo al mondo con un grido: la prima volta che annusiamo l'aria è un urlo pieno di dolore e di pianto. E lo sai perché? Appena nati noi piangiamo perché siamo arrivati su questo grande palcoscenico di pazzi."

Dopo Spettri di Ibsen, Enrico IV di Pirandello, Il rinoceronte di Ionesco, abbiamo voluto coronare il nostro viaggio nella "follia" con il Re Lear di Shakespeare in nessuna opera di
Teatro l'inno alla follia si alza così terribile, maieutico e commosso per raccontare la vita dell'uomo.
Certo la follia è solo una componente di quel sublime crogiolo di umanità che è il Re Lear.
E forse l'impossibilità di realizzare sulla scena questo testo, come alcuni sostengono, deriva dalla difficoltà di portare alla luce tutte le ambiguità, gli interrogativi, le scoperte tenere e crudeli che in esso si fondono in una armonia che spesso sfugge, come nella vita, ad una spiegazione razionale: d'altra parte è assurdo rendere coerente la poesia. In Shakespeare solo la comprensione dell'animo umano è di una coerenza poetica assoluta. E cosa c'è di più poeticamente coerente del Teatro per raccontare la vita? Si dice che il Teatro sia la metafora della vita, ma nel Re Lear sembra che la vita, per raccontarsi, abbia bisogno di farsi Teatro. Quante volte siamo costretti a "truccare" per continuare ad essere fedeli al nostro sentire. Così è per noi attori. Quando in camerino io mi trucco per diventare Re Lear è per raccontare, sul palcoscenico, attraverso una finzione, la verità di un uomo. E il Re Lear è uno di quei capolavori in cui il palcoscenico, più di altre volte, acquista la sua magica capacità di raccontare la vita.
Ecco perché raccontando la vita vogliamo anche raccontare il Teatro. Viviamo in un'epoca in cui tutto, con i mezzi tecnici di cui disponiamo, c'è imposto in tutti i suoi dettagli, tutto realisticamente già confezionato, senza la possibilità di intervenire con la nostra immaginazione.
Perfino ai bambini la nostra società, a poco a poco, sta vietando di inventarsi con la propria immaginazione i propri giochi, di aprirsi al futuro facendo germogliare la creatività. Il Teatro è una forma d'arte che ridona all'uomo lo stupore di scoprirsi una fantasia così spesso umiliata da tanta pigrizia del cuore e della mente a cui ci abitua il nostro vivere.
Naturalmente tutto questo nulla a da vedere con le solite "note di regia" che io ho sempre pudore di scrivere perché spesso vi si dicono cose che poi lo spettacolo non riesce completamente ad esprimere.
Dire cos'è il Re Lear, elencare tutte le possibilità che la sua interpretazione ci offre è come smarrirsi di impossibilità. Si spera solo che il palcoscenico possa venire in soccorso alla nostra limitatezza: sappiamo bene che mettere in scena Re Lear è come andare incontro ad un fallimento.

E allora, perché?
La nostra non è incosciente presunzione ma un atto di amore nei confronti del pubblico e del Teatro; convinti che bisogna sempre osare e metterci in discussione perché il nostro lavoro possa servire alla vita. E nel Re Lear è la vita stessa che si rivela a noi: non si parla di un uomo ma dell'uomo. E come nella vita, dolore e gioia, tenerezza e crudeltà, amore e odio, tragico e grottesco, speranza e sgomento, si fondono in emozioni e scoperte: una Favola dove Shakespeare con la "grazia" della sua poesia ci parla di quella misteriosa e povera cosa che è l'uomo.
L'uomo che, anche nei suoi errori, ci muove alla pietà e che ha bisogno di essere devastato dal dolore e illuminato dalla follia per tentare di comprendere la vita.
Glauco Mauri