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"Trappola
per topi" debuttò il 10 ottobre 1952 al teatro Ambassador di Londra
per la regia di Peter Sanders. E da allora non ha mai cessato di essere
rappresentata, consumando intere generazioni di attori... e di spettatori.
La vicenda si svolge in una vecchia casa di campagna trasformata in
pensione che, isolata da una straordinaria nevicata, si trasforma nella
trappola del titolo. Mentre la radio diffonde la notizia di un omicidio
avvenuto a Londra arriva alla pensione, gestita maldestramente da due
giovani sposini, un eterogeneo drappello di ospiti. Un'acida signora
di mezza età, uno squinternato studente, un maggiore in pensione, una
giovane inquieta e, immancabile, un ospite inatteso e misterioso. Ultimo
ad entrare nella metaforica trappola è un ispettore della polizia sulle
tracce dell'assassino londinese. Un gruppo di villeggianti in un interno
gotico-borghese, un "salotto buono" inopportunamente insanguinato, specchio
di un mondo dove apparenza e realtà non coincidono. Il risultato è il
riemergere di antiche ossessioni, paure e timori, che hanno le loro
radici negli agghiaccianti e tragici ricordi di un'infanzia dolorosa.
È qui che la Christie conduce magistralmente il suo gran gioco del delitto,
divagando tra filastrocche infantili, moventi remoti e identità fasulle,
aprendo il "plot" persino a spiragli ulteriori, da cui trapelano le
inquietudini giovanili e le sopraffazioni esercitate sugli infanti da
adulti che, "con cieca onnipotenza possono fare ciò che vogliono"...
Temi sociali, pedagogici, filosofici resi, per cosi dire, funzionali
all'articolazione del rebus poliziesco. Come sempre nei lavori della
Christie la soluzione giungerà inaspettata e sorprendente, sconvolgendo
le previsioni di tutti.
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