Teatro Aperto/Teatro Dehon
Teatro Stabile dell'Emilia-Romagna
presenta


IL MALATO IMMAGINARIO
di Jean Baptiste Poquelin detto Moličre
traduzione di Cesare Garboli

con
GUIDO FERRARINI, ALDO SASSI,
SANDRA CAVALLINI, ALESSANDRA CORTESI,
GRAZIA GHETTI, MARCO MANFREDI,
LORENZO SPIRI

regia
Luciano Leonesi

scene Fabio Sottili
costumi Renata Fiorentini
luci Poppy Marcolin
musiche di Stefano Zuffi e Ombretta Franco


Come tutti i personaggi primari di Moličre, anche Argante costituisce uno "scandalo". Argante ci consegna l'ultimo dei messaggi Molieriani. Argante č un personaggio a due facce. Da una parte, con effetti comici, si rifiuta di vivere, e vivere, per Moličre, č esprimere le proprie malattie, avere il coraggio di esprimerle. Tecnicamente č comico che Argante abbia paura di tutte le malattie che lo abitano, e che, inespresse, si ritorcono contro di lui. Eppure, nella sua vigliaccheria, nella sua tragica furbizia di falso malato, si consuma in Argante una profonda ribellione da eroe. Autentica e ultima reincarnazione di Sganarello, egli trova il massimo della propria intelligenza (e forse anche il massimo del coraggio) al grado piů basso della propria vergogna. Se, infatti, Argante accettasse di vivere da malato, se, ascoltando i suggerimenti della serva Tonina, o del fratello Beraldo, accettasse il male di esistere, se accettasse con lieta incoscienza il funebre e innaturale gioco della natura, egli diverrebbe, di colpo, un uomo come tutti gli altri: un uomo sano e malato a metŕ, adulto e infantile a metŕ, cieco e avveduto a metŕ. Un compromesso al quale Argante non si piegherebbe mai. Figlio di Moličre, Argante č un estremista e un solitario. E un uomo senza prossimo, e tutto il teatro che egli gestisce fra la poltrona e il cesso, nel proprio foderato alloggio ospedaliero, č un teatro tutto per lui, un teatro-monologo, un immenso soliloquio. Argante non ha interlocutori che possano comprendere il suo male, cosě come non ha medici che possano guarirlo. Non ha interlocutori o ne ha uno solo, ne avrebbe uno solo, se soltanto accettasse di udirne la voce irriducibile e scandalosa: Moličre.