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Come
tutti i personaggi primari di Moličre, anche Argante costituisce uno
"scandalo". Argante ci consegna l'ultimo dei messaggi Molieriani. Argante
č un personaggio a due facce. Da una parte, con effetti comici, si rifiuta
di vivere, e vivere, per Moličre, č esprimere le proprie malattie, avere
il coraggio di esprimerle. Tecnicamente č comico che Argante abbia paura
di tutte le malattie che lo abitano, e che, inespresse, si ritorcono
contro di lui. Eppure, nella sua vigliaccheria, nella sua tragica furbizia
di falso malato, si consuma in Argante una profonda ribellione da eroe.
Autentica e ultima reincarnazione di Sganarello, egli trova il massimo
della propria intelligenza (e forse anche il massimo del coraggio) al
grado piů basso della propria vergogna. Se, infatti, Argante accettasse
di vivere da malato, se, ascoltando i suggerimenti della serva Tonina,
o del fratello Beraldo, accettasse il male di esistere, se accettasse
con lieta incoscienza il funebre e innaturale gioco della natura, egli
diverrebbe, di colpo, un uomo come tutti gli altri: un uomo sano e malato
a metŕ, adulto e infantile a metŕ, cieco e avveduto a metŕ. Un compromesso
al quale Argante non si piegherebbe mai. Figlio di Moličre, Argante
č un estremista e un solitario. E un uomo senza prossimo, e tutto il
teatro che egli gestisce fra la poltrona e il cesso, nel proprio foderato
alloggio ospedaliero, č un teatro tutto per lui, un teatro-monologo,
un immenso soliloquio. Argante non ha interlocutori che possano comprendere
il suo male, cosě come non ha medici che possano guarirlo. Non ha interlocutori
o ne ha uno solo, ne avrebbe uno solo, se soltanto accettasse di udirne
la voce irriducibile e scandalosa: Moličre.
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