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Produzioni Teatrali Paolo Poli
presenta
CATERINA
DE' MEDICI
due
tempi di Ida Omboni e Paolo Poli
da Dumas
con
PAOLO POLI
e con
Vittorio Attene, Paolo Calci, Alfonso De Filippis,
William Pagano, Giovanni Scifoni, Rosario Spadola
regia
di
Paolo Poli
collaborazione tecnica
Massimiliano Di Cocco, Alessandro Donati,
Luisito Mazzei, Valentina Mura, Lucoi Persia
scene Emanuele Luzzati - scenografie l'Atelier - costumi Santuzza
Calì
sartoria Farani - musiche Jacqueline Perrotin
registrazioni FX Units - coreografie Claudia Laurence e Alfonso De
Filippis
foto Niccoli - luci alessandro D'Antonio - trasporti Nonnati
programmazione Essevuteatro - Amministrazione Flavio Menzani
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"Si
può usare violenza alla storia, a patto di farle fare dei bei bambini",
diceva Dumas padre e lo ha ampiamente dimostrato lasciandoci alcuni
classici dell'avventura indimenticabili. La storia tuttavia, benché
sedotta, nei suoi libri non viene mai crudelmente abbandonata.
Maestro del feuilletton, cioè dell'intrigo, del suspense e del colpo
di scena, il Nostro si limita a insaporirla arricchendola di episodi
ad effetto e di pittoreschi personaggi immaginari e interpretandone
i protagonisti veri come un caricaturista psicologo.
Dotato
di una verve inesauribile e di una fantasia scatenata il Nostro supera
di gran lunga gli altri scrittori popolari per tre doti molto rare in
questo campo: l'ironia, l'umorismo e una scanzonata ma intensa umanità.
Per questo molte sue creature, come i tre moschettieri, dopo un secolo
affascinano ancora. Per non parlare di Caterina dei Medici che, protagonista
o con semplici partecipazioni speciali, illumina della sua luce inquietante
e corrusca una decina di romanzi.
Sfaccettata e dura come un diamante questa strepitosa dark lady cinquecentesca
non ha ancora smesso di far parlare di sé, con orrore, con ammirazione,
sovente con perplessità, ma sempre curiosamente con rispetto. Concreta
per natura era agli antipodi di ogni passione, tuttavia la sua esistenza
è stata un lungo, travolgente romanzo d'amore con il potere e la sua
disinvoltura nella scelta dei mezzi per conservarlo avrebbe fatto trasalire
Machiavelli.
Gloriosamente priva di scrupoli e determinata come un capitano di ventura,
all'occorrenza sapeva sfoderare una consumata femminilità; e la sottigliezza
con cui giustificava anzitutto a se stessa le sue decisioni più opinabili
supera quella delle più famose cortigiane.
Grande regina e grande personaggio, Caterina è il fulcro della commedia
che ne segue le vicende allegramente in chiave di paradosso, con qualche
manciata di humour nero qua e là. Basterebbe
lei sola a fare spettacolo, ma le fa corona una variegata rosa di comprimari,
i figli: Francesco II, fragile e gentile, Carlo IX, un poeta con problemi
morali, Enrico III, un irriverente bon vivant e il duca di Angiò un
infido voglio-e-non-posso. Non mancano i suoi nemici storici, i potenti
duchi di Guisa e la sua eterna bestia nera, Enrico di Navarra, ugonotto
strafottente e anticonformista che sopravvive imperterrito a tutti i
suoi tentativi di sopprimerlo. E poi ancora, una giovanissima e pepata
Maria Stuarda, una astrologo reboante e servile, un ex conversa pericolosamente
candida e un maestro di veleni garrulo come un piazzista di aspirapolvere.
Al centro di questa gaia farandola Caterina fa, briga, disfa e dice
il suo pensiero, dimostrandosi, cosa che stupirà alquanto gli storici,
una signora molto, molto divertente.
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