CRT Artificio Milano
presenta



CABARET YIDDISH
vademecum teatrale e musicale di Moni Ovadia
musiche Klezmer elaborate da
Maurizio Dehò e
Gian Pietro Marazza

con
MONI OVADIA


regia di
Roberto Andò

suono Mauro Pagiaro


La lingua, la musica e la cultura Yiddish, quell'inafferrabile miscuglio di tedesco, ebraico, polacco, russo, ucraino e romeno, la condizione universale dell'Ebreo errante, il suo essere senza patria sempre e comunque, sono al centro di "Cabaret Yiddish", lo spettacolo proposto dalla TheaterOrchestra di cui Ŕ autore ed interprete Moni Ovadia. Acconto a lui i musicisti danno vita ad una rappresentazione basata sul ritmo, sull'autoironia e sulla capacitÓ trasformistica di Ovadia che passa con disinvoltura dall'affettuosa parodia del gutturale ebreo dell'Est ai toni pi¨ morbidi del giudaico-spagnolo, del giudaico-veneziano, del giudaico-livornese. Prende vita uno spettacolo che vive di un'alternanza continua di toni e di registri linguistici, dal canto alla musica, dal racconto orale alla fisicitÓ della danza. ╚ quello che Moni Ovadia chiama il "suono dell'esilio, la musica della disperazione": in una parola della diaspora. La musica Klezmer deriva dalle parole ebraiche Kley zemer , che si riferiscono agli strumenti musicali (violino ed archi in genere, clarinetto) con cui si suonava la musica tradizionale degli Ebrei dell'Est europeo a partire all'incirca dal XVI secolo. La TheaterOrchestra a quella tradizione si rifÓ all'incrocio di stili, nell'alternanza continua dei toni e degli umori che la pervadono; dal canto dolente e monocorde che fa rivivere il clima di preghiera della sinagoga all'esplosiva festositÓ di canzoni e ballate composte per le occasioni liete. Ci˛ che viene proposto non Ŕ una rivisitazione filologica nÚ una fedele ripresa del Klezmer; si tratta piuttosto di un suo uso libero, che mantiene il clima e l'impronta di secoli di pratica musicale nata e cresciuta a contatto con le civiltÓ polacca, ceca e bielorussa, arricchitasi grazie a un fertile interscambio con la cultura musicale dell'altra grande diaspora europea: quella del popolo zingaro.