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PROPOSITO DI "NOTTURNO …"
Quando nell'estate del '96 Giuliana De Sio ed Enrico Maria Lamanna mi
proposero la messa in scena di "Notturno di donna con ospiti", rimasi
piuttosto perplesso. Avendo infatti colta l'importanza drammaturgica
del testo, non riuscivo a spiegarmi il motivo per cui altri produttori,
ai quali era stata precedentemente proposta l'operazione, non l'avessero
realizzata. Il tutto era da ascriversi probabilmente alla generalizzata
"ostilità" di certi teatri, nei confronti della drammaturgia italiana
contemporanea. Attratto da sempre da tutto ciò che presenta difficoltà,
dopo una breve riflessione che mi porta in certi casi ad agire controcorrente,
e sostenuto dagli amici Elio Schiavoni, Giovanni e Barbara Vernassa,
decisi di intraprendere l'avventura. Con mia grande soddisfazione alla
fine della stagione il successo di critica e di pubblico è stato talmente
lusinghiero da indurmi a programmare un nuovo ciclo di circuitazione
non preventivata.Lo spaccato di vita della periferia napoletana è stato
presentato con cruda efficacia dal regista Enrico Maria
Lamanna, grazie anche all'eccezionale interpretazione di Giuliana De
Sio e Rino Marcelli, e dell'intero cast di alto livello. La sapiente
mano del regista ha saputo cogliere gli aspetti più significativi di
un testo in apparenza drammatico, percorso tuttavia ora da un coacervo
di sentimenti contrastanti, ora da una naturale comicità, recuperando
peraltro il finale dell'ultima stesura di "Notturno", voluto e condiviso
dalla madre dell'autore che segue ancora oggi rigorosamente la "vicenda
drammaturgica" dell'indimenticabile Annibale. Ingredienti, questi, che
hanno consentito la fruizione dello spettacolo anche da un target di
pubblico, in particolare giovane, che in genere diserta le sale teatrali.
Francesco Bellomo Produttore Il testo propone, ancora una volta, il
viaggio che Ruccello aveva intrapreso nel quotidiano attraversato e
contaminato dal thriller, nonché il viaggio nel panorama desolato della
periferia urbana, dei ghetti degradati, tra le tv locali e le radio
libere.
Un percorso apparentemente triste, che però viene ravvivato ora da una
miscellanea di sentimenti, ora da involontaria comicità. Una serie di
colpi di scena con un occhio al cinema "thrilling"; ma mentre "le cinque
rose" ha come riferimento il cinema di Hitchcok, di Argento, di Polanski,
nel "Notturno" domina quello anni '70, per intendersi di Scorsese e
di Kubrik. I canoni sono sempre gli stessi: il luogo isolato, il protagonista
barricato all'interno, la minaccia esterna che semina orrore e sgomento
fino ad un catartico finale. L'azione si svolge in una casa a due piani
nella periferia di una metropoli: Adriana porta avanti la sua esistenza,
nel caldo afoso, tra canzoni e note di un pianoforte, tra televisione
ed una terza gravidanza, con un marito, Michele, che lavora di notte
e ritorna a casa all'alba. Una sera accade che strani individui, temuti
e desiderati da troppo tempo, si introducano in casa. Improvvisamente
riaffiorano senza una logica i ricordi, angoscianti fantasmi del passato,
che provocheranno in Adriana una reazione atroce, insensata, ma a lei
necessaria per fuggire da quella prigione grigia e ossessiva. Un progetto
in definitiva che segna l'ideale ricostruzione del discorso su Ruccello,
sulla violenza e modernità delle metropoli.
Enrico Maria Lamanna
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