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E'
ardua impresa scrivere "qualcosa" su un testo pirandelliano
per cercare di illustrare in poche parole ciò che si è
letto, si è individuato o anche solo capito al di là della
semplice ma non mai semplice trama, storia, fattaccio in generale che
è alla base delle avventure umane dall'autore prese in serio
e tormentato esame. Quando
si è certi di essere
diventati padroni dei movimenti infiniti che agitano un qualunque testo
di Pirandello o, giacchè ci siamo, che rendono inafferrabile
questo "Tutto per bene" di cui ci occupiamo, ecco che il sorriso
o il ghigno dell'autore ci avvertono che ancora una volta siamo stati
beffati e che quello che avevamo intuito è si vero, ma fino a
un certo punto perchè poi ci sono i risvolti sempre plausibili,
i contrari che diventano di colpo evidenti, le secondarie intenzioni
che si palesano come principali.
Non mi sono scoraggiato perchè i tanti anni di mestiere mettono
sull'avviso a proposito del nostro siciliano di Bonn, ma certo è
da riconoscere che i viaggi all'interno della psiche pirandelliana ci
fanno capire che la sua stessa aria è respirata da Freud e che
le sue storie così impregnate della materia di cui sono fatti
i sogni non possono essere viste e affrontate in senso univoco ma carezzate,
aggirate, conquistate per cercare di provocare in loro la crepa, il
lapsus che riveli un attimo di illuminazione, l'ammiccamento che ti
permette di proseguire nel lavoro di seduzione e di conquista.Duro
capirsi da vivi, pare dire il nostro; se poi nel dialogo si inseriscono
anche i morti in un rapporto per giunta di lunga annosa dipendenza,
si rischia di offuscare in se stesso e presso gli altri il senso della
realtà in un rapporto che vede il riufugio nella pazzia come
la corsia preferenziale da imboccare se si vuole continuare a vivere.Quello
che proprio non riesco a considerare fondamentale in "Tutto per
bene", nonostante l'apparente evidenza, è la storia di italiche
corna che pare muovere l'intera vicenda; se le corna sono tradimento
fisico, storie di sesso, di coniugi ridicolizzati, di orgogli maschile
mortificati, le corna qui non c'entrano. Quando ad essere tradita è
l'anima, la profonda dignità la fiducia nell'amicizia anche coniugale,
il sentimento casto e severo della virilità della propria vita,
chi tradisce non cornifica ma commette omicidio e chi nonostante l'omicidio
ama, aiuta, stima, protegge l'assassino per comodità, interesse,
attaccamento alla materialità della vita è complice nel
delitto alla pari del suo autore.Martino Lori compie il lungo percorso
della scoperta dolorosa e assolve la moglie morta, rea di semplici corna
per passione, per debolezza di "donna" come lui stesso dice
e rifiuta di assolvere Manfroni e la "figlia non figlia" perchè
omicidi, non lavati e purificati dal trasporto amoroso che può
giustificare e condurre alla comprensione e al perdono.
La pazzia di Enrico IV forse gli permetterà la sopravvivenza
fisica, ma chi cullerà la sua anima lacerata dai ricordi e dalla
necessità della finzione?
Pino Micol
Giovanni Macchia - Introduzione
a "Tutto per bene"
E' una commedia in tre atti tratta dall'omonima novella del 1906;
la stesura ha avuto luogo tra il 1919 e il 1920.21. E' stata rappresentata
la prima volta al Teatro Quirino di Roma il 2 marzo 1920 dalla Compagnia
di Ruggero Ruggeri.Nella vita di ogni individuo può verificarsi
un fatto rivelatore di una verità che una volta conosciuta può
completamente capovolgere tutte le prospettive e sconvolgere la sua
esistenza.E' quanto è capitato a Martino Lori che, all'improvviso,
dopo diciannove anni di certezze nella fedeltà della moglie,
nell'onestà e nella bontà del suo superiore ed amico Senatore
Salvo Manfroni, scopre che la moglie lo tradiva proprio con lui e che
Palma Lori non è sua figlia. Egli aveva continuato a vivere spiritualmente
unito con la compagna scomparsa, fino a recarsi ogni giorno al cimitero
e aveva lasciato che della figlia si interessasse il senatore che le
aveva dimostrato affetto fin da bambina e che sta provvedendo a maritarla
bene con una ricca dote.Questo suo comportamento agli occhi degli altri
era una falsa ostentazione per salvare la faccia e continuare a godere
i vantaggi della sua irregolare situazione familiare, tanto che tutti,
dalla figlia a Salvo Manfroni, pensano che egli esageri e ne sono nauseati.
Quando scopre la verità capisce perchè tutti lo trattavano
con disprezzo o con sopportazione; lo ritenevano un uomo spregevole
che per avanzare nella carriera aveva permesso alla moglie di tradirlo
col suo superiore. Disperato dice alla figlia: "ma che essere vile
sono io dunque stato per voi? S'accorge che la moglie "gli muore
adesso, uccisa dal suo tradimento".Anche la figlia è sconvolta
da tanta sincerità ed onestà così inattese che
capovolgono l'immagine falsa che ella aveva di lui. Ora il miserabile
è il senatore Salvo Manfroni che ha, non solo tradito l'amico
e sedotta la moglie che alla fine era nauseata di lui e aveva amato
con slancio il marito, ma si era anche appropiato degli appunti del
padre di lei, noto scienziato, pubblicandoli in uno studio a suo nome.Martino
Lori può rinfacciare a tutti che non s'erano, contentati di crederlo
soltanto un miserabile ma anche un imbecille: "Ma io ho potuto
essere un imbecille, finchè ho creduto a cose sante e pure: all'onestà!
all'amicizia! Ora no più! "Potrebbe vendicarsi rovinando
Manfroni, o costringendolo a dichiarare che Palma in realtà è
figlia di Martino Lori. Ma sente l'inutilità di questa rivalsa
e ancora una volta dà prova d'essere superiore agli altri...La
salvezza gli verrà dall'affetto autentico che ora Palma ha per
lui, dalla sincerità dei sentimenti in cui ha sempre creduto,
che rendono la vita degna d'essere vissuta al di sopra della falsità,
dell'ipocrisia, dell'interesse (Italo Borzi - Il Teatro di Pirandello
- Newton - 1993). Pirandello mostra in atto la metamorfosi di un personaggio,
dall'incoscienza alla coscienza. Il processo inizia con il colpo di
scena del secondo atto: il personaggio nasce, traumaticamente, da una
improvvisa coscienza del nulla, da un sentimento del vuoto, nel quale
l'intera vita di Lori s'è vanificata, compreso il tradimento
della moglie ("Non m'ha tradito nessuno! Non m'ha ingannato nessuno!")
Un vuoto che rischia d'essere riempito dai gesti più folli e
terribili.Dopo il grido, la ricerca affannosa e balbettante d'una sortita,
d'un risarcimento alla rapina della vita, e infine lo scatto del personaggio:
"Ah! ma quel pianto me lo paga! me lo paga! ora!".Le varie
vendette che Lori va escogitando si rivelano tutte impossibili. Dal
crollo delle illusioni si salva soltanto un sentimento, l'amore di una
donna: "L'unica cosa viva e vera, ch'io m'abbia avuto, dopo il
delitto. Tutto il resto è stato inganno...". Non resta per
Liri che riprendere, e consapevolmente, la "commedia" recitata:
fin allora senza saperlo. E il sipario cala sull'amara conclusione del
"tutto per bene" secondo la morale vigente in un mondo corrotto
come quello dell'ambiente sociale e politico della Roma giolittiana,
qui colto nel suo momento di crisi. Un mondo dipinto a fosche tinte
e nel quale nessun personaggio maschile sembra salvarsi. E' singolare
che il titolo "Tutto per bene" sia stato inteso da tutti i
commentatori nel senso di "tutto è bene quello che finisce
bene!", mentre il senso letterale è esplicito sia nella
novella che nel dramma: "per bene" sta per "pulitamente,
come usa fra gente per bene". Ulteriore conferma è nel titolo
data alla versione sicialiana: "Con i guanti gialli".
Opere di Luigi Pirandello - Giovanni Macchia - Mondadori
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