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Argomento
Gabriel von Eisenstein, ricco gentiluomo di campagna, è stato condannato,
per diffamazione, a qualche giorno di prigione. E' ormai pronto per
recarsi in carcere quando il suo amico dottor Falke gli porta un invito
per la festa che il principe Orlofsky darà la sera stessa. Eisenstein
non ha dubbi: prima la festa e poi a costituirsi. Rosalinde, sua moglie,
rimasta sola, riceve la visita del suo spasimante Alfred che però viene
scambiato per il padrone di casa e quindi portato in carcere al suo
posto. Ma questo non sarà l'unico scambio di persona, poiché la festa
a casa Orlofsky sarà ricca di qui prò quo preparati ad arte dal dottor
Falke, che vuole così vendicarsi di una burla fattagli da Eisenstein
quando lo lasciò in strada a passare la notte solo, ubriaco e vestito
da Pipistrello. Alla festa arrivano così Adele, la cameriera di Eisenstein,
il direttore delle carceri, convinto di avere messo in galera Eisenstein
e naturalmente Rosalinde, la moglie di Eisenstein. Quest'ultimo sotto
falso nome e Rosalinde, mascherata da contessa ungherese, si incontrano.
Lui non la riconosce e comincia a corteggiarla donandole anche un bellissimo
orologio. Ebbri e felici tutti bevono e cantano. All'alba Eisenstein
va a costituirsi, ma in prigione il buffo carceriere lo informa che
c'è già un Eisenstein in galera. Eisenstein cerca di capire e quando
apprende della "visita" di Alfred a sua moglie si infuria, ma Rosalinde
ha buon gioco mostrandogli l'orologio donato da lui alla presunta contessa
ungherese. Alla fine dunque si farà pace e non resterà che riderci sopra.
Note di regia
II Pipistrello di Johann Strauss è la collana di valzer più belli e
attraenti del mondo. È infatti giudicato il più felice esempio di operetta
- valzer viennese, di quel tipo di operetta in cui il valzer costituisce
il nucleo generatore di tutto il lavoro. E quando il valzer straussiano
entrò nell'operetta questa raggiunse il suo massimo splendore. Scriveva
Richard Wagner, musicista non certo facile ad accontentarsi, che un
semplice valzer di Strauss contiene più grazia, finezza e sostanza musicale
di parecchie di quelle grosse opere che vengono allestite con grandi
spese all'Opera di Vienna e le sovrasta nella stessa proporzione in
cui la torre di Saint-Etienne sovrasta le colonne utilitarie che costeggiano
i boulevards parigini. Oggi invero, Il Pipistrello è di casa nel teatro
viennese, fornendo anzi occasione a quegli spettacoli di gala in cui
l'esecuzione dell'operetta non solo è affidata ad interpreti di primo
piano, ma accoglie anche altri illustri cantanti e ballerini che intervengono
nella festa del secondo atto esibendosi in brani di diversi compositori.
Ed è proprio l'idea di festa a guidare la mano di questa edizione curata
da Corrado Abbati, anche perché il libretto de II Pipistrello è tratto
da Le réveillon di Meilhac e Halévy (i quali si erano ispirati a un
testo tedesco di Roderich Benedix) ed il termine réveillon indica proprio
la festa sfrenata con cui in Francia si celebra la sera della vigilia
di Natale. È dunque l'idea di festa al centro dell'adattamento di Abbati.
L'idea della festa implica il ballo, il valzer e qui la scintilla della
fantasia musicale di Strauss prorompe con i suoi trascinanti accenti
che prima prendono l'orecchio, poi si insinuano nel cuore, finché subitamente
invadono le gambe e se ne impadroniscono. Ma lo spirito della "festa"
investe anche le vicende, gli scherzi i camuffamenti in cui si articola
il libretto. Così tutta l'operetta risulta vivificata da uno "slancio
tripudiane" che diventa filosofìa "guida" dei tanti personaggi e si
insinua nel capriccio sentimentale di Rosaldine, nella tenera e spregiudicata
galanteria di Gabriel Eisenstein nella maschera comica del carceriere,
nella carnale, astuta leggiadria della cameriera Adele nella tollerante
dabbenaggine di Franck, il direttore delle carceri, nella civetteria
di Ida. nell'edonismo di Orlofsky nella scenografica elaborata "vendetta"
del dottor Falke, nell'autoironia del tenore italiano Alfred e nella
caricatura di Blind. Tutti "simpatici borghesi" e nessuno protagonista
perché ne il Pipistrello non ci sono veri protagonisti, come non c'è
vero amore. II protagonista assoluto, però, esiste, ma non porta il
nome di nessuno dei personaggi. Questo protagonista è il valzer di Strauss
e con questa operetta Strauss ha trasmesso un messaggio importante:
La vita ci è data una sola volta, amatela e apprezzatela ogni istante!"
Quando il pubblico dice si
La carriera di Johann Strauss figlio, sembra una strada lastricata di
rose, è adorato dai suoi concittadini e dagli stranieri che si lasciano
trascinare nel dolce oblio delle sue stupende melodie. Il compositore
viennese, di cui ricorre quest'anno il centenario, rimane così nella
storia come il Re del valzer. Johann si dedica all'operetta relativamente
tardi, in pratica soltanto quando la sua vita è perfettamente organizzata,
quando la sua "industria" (possiamo veramente chiamarla così) si è ovunque
affermata e non teme rivali. Ecco dunque che Strauss può dedicarsi con
impegno e serietà alla composizione. Fino ad allora i suoi valzer sono
sempre stati scritti sul semplice schema del padre e, anche se la sua
invenzione tematica è più ricca e l'andamento più estroso e raffinato,
la struttura è quella elementare di una musica fatta solo per la danza.
Un tema che non supera le sedici battute, seguito da una risposta di
uguale lunghezza; poi un episodio diverso, in genere contrastante, con
un altro tema; infine la completa ripetizione della prima parte. In
questo modo, un valzer raramente può superare la lunghezza di tre minuti,
giusto il tempo per un giro di ballo: una pagina di musica che non può
vivere al di fuori di una sala da ballo e che prende vita solo con il
movimento dei ballerini. Strauss sente di poter dare qualcosa di più,
sente che la sua ispirazione è a volte costretta dalle regole ferree
della danza e cerca nuove possibilità. Solo gli anni della nascita dell'operetta
francese e Strauss si sente pronto per dare una risposta ad Offenbach
il padre di tale genere. Per tutta la vita Johann Strauss fu costretto
ad affrontare il problema del libretto: l'atmosfera musicale viennese
così gradevole, si rivelava invece sterile nella drammaturgia. Decine
e decine di bellissime melodie straussiane sono finite sepolte negli
archivi, perché furono musicati testi mediocri o privi di buon senso.
L'aiuto arriva proprio dalla Francia. E' il 1872 quando al direttore
del famoso Theater an der Wien, Maximilian Steiner, viene in mente di
fare un'operetta tratta dalla commedia "Le réveillon" di Meilhac e Halévy.
Strauss sempre in cerca di un libretto, mostra subito interesse per
la commedia. Steiner nel frattempo passa l'idea a Franz Jonner, direttore
del Karl - Theater. Jonner commissiona la traduzione e il rifacimento
a Carl Haffner. Nasce così il nuovo titolo della commedia "Il pipistrello".
A Strauss occorsero sei settimane per comporre la partitura: la più
bella, radiosa ed inebriante che fosse mai esistita. Probabilmente l'overture
de "Il pipistrello" è la migliore tra le operette. I tre accordi iniziali
ci ricordano una bottiglia di ottimo champagne appena stappata. Con
"II pipistrello" Strauss ha l'occasione di comporre un'operetta sui
suoi contemporanei, quasi un episodio di cronaca viennese, ma in confronto
alle parodie offenbacchiane si presenta quasi innocente, ma ad esso
non manca lo spirito satirico anche se molto morbido e affettuoso. La
prima rappresentazione ha luogo il 05 aprile 1874 e non ha un grande
successo. I critici (sempre loro!) non accettano il libretto, giudicano
severamente la messainscena e trovano banali alcuni brani. Solo uno
fra i più benevoli esprime la speranza che "Il pipistrello" superi le
tre o quattro decine di recite. Ma il pubblico ne decreta il successo
pieno e duraturo. Dopo due anni l'operetta di Strauss conta altre cento
repliche nella sola Vienna. Oggi è insieme a "La vedova allegra" l'operetta
più applaudita nel mondo.
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