Compagnia Corrado Abbati
presenta

IL PIPISTRELLO
di Johann Strauss
adattamento Corrado Abbati

con
CORRADO ABBATI


regia
Corrado Abbati


scene Stefano Maccarini
costumi Artemio
coreografie Francesco Frola
direttore d'Orchestra Marco Fiorini


Argomento
Gabriel von Eisenstein, ricco gentiluomo di campagna, è stato condannato, per diffamazione, a qualche giorno di prigione. E' ormai pronto per recarsi in carcere quando il suo amico dottor Falke gli porta un invito per la festa che il principe Orlofsky darà la sera stessa. Eisenstein non ha dubbi: prima la festa e poi a costituirsi. Rosalinde, sua moglie, rimasta sola, riceve la visita del suo spasimante Alfred che però viene scambiato per il padrone di casa e quindi portato in carcere al suo posto. Ma questo non sarà l'unico scambio di persona, poiché la festa a casa Orlofsky sarà ricca di qui prò quo preparati ad arte dal dottor Falke, che vuole così vendicarsi di una burla fattagli da Eisenstein quando lo lasciò in strada a passare la notte solo, ubriaco e vestito da Pipistrello. Alla festa arrivano così Adele, la cameriera di Eisenstein, il direttore delle carceri, convinto di avere messo in galera Eisenstein e naturalmente Rosalinde, la moglie di Eisenstein. Quest'ultimo sotto falso nome e Rosalinde, mascherata da contessa ungherese, si incontrano. Lui non la riconosce e comincia a corteggiarla donandole anche un bellissimo orologio. Ebbri e felici tutti bevono e cantano. All'alba Eisenstein va a costituirsi, ma in prigione il buffo carceriere lo informa che c'è già un Eisenstein in galera. Eisenstein cerca di capire e quando apprende della "visita" di Alfred a sua moglie si infuria, ma Rosalinde ha buon gioco mostrandogli l'orologio donato da lui alla presunta contessa ungherese. Alla fine dunque si farà pace e non resterà che riderci sopra.

Note di regia
II Pipistrello di Johann Strauss è la collana di valzer più belli e attraenti del mondo. È infatti giudicato il più felice esempio di operetta - valzer viennese, di quel tipo di operetta in cui il valzer costituisce il nucleo generatore di tutto il lavoro. E quando il valzer straussiano entrò nell'operetta questa raggiunse il suo massimo splendore. Scriveva Richard Wagner, musicista non certo facile ad accontentarsi, che un semplice valzer di Strauss contiene più grazia, finezza e sostanza musicale di parecchie di quelle grosse opere che vengono allestite con grandi spese all'Opera di Vienna e le sovrasta nella stessa proporzione in cui la torre di Saint-Etienne sovrasta le colonne utilitarie che costeggiano i boulevards parigini. Oggi invero, Il Pipistrello è di casa nel teatro viennese, fornendo anzi occasione a quegli spettacoli di gala in cui l'esecuzione dell'operetta non solo è affidata ad interpreti di primo piano, ma accoglie anche altri illustri cantanti e ballerini che intervengono nella festa del secondo atto esibendosi in brani di diversi compositori. Ed è proprio l'idea di festa a guidare la mano di questa edizione curata da Corrado Abbati, anche perché il libretto de II Pipistrello è tratto da Le réveillon di Meilhac e Halévy (i quali si erano ispirati a un testo tedesco di Roderich Benedix) ed il termine réveillon indica proprio la festa sfrenata con cui in Francia si celebra la sera della vigilia di Natale. È dunque l'idea di festa al centro dell'adattamento di Abbati. L'idea della festa implica il ballo, il valzer e qui la scintilla della fantasia musicale di Strauss prorompe con i suoi trascinanti accenti che prima prendono l'orecchio, poi si insinuano nel cuore, finché subitamente invadono le gambe e se ne impadroniscono. Ma lo spirito della "festa" investe anche le vicende, gli scherzi i camuffamenti in cui si articola il libretto. Così tutta l'operetta risulta vivificata da uno "slancio tripudiane" che diventa filosofìa "guida" dei tanti personaggi e si insinua nel capriccio sentimentale di Rosaldine, nella tenera e spregiudicata galanteria di Gabriel Eisenstein nella maschera comica del carceriere, nella carnale, astuta leggiadria della cameriera Adele nella tollerante dabbenaggine di Franck, il direttore delle carceri, nella civetteria di Ida. nell'edonismo di Orlofsky nella scenografica elaborata "vendetta" del dottor Falke, nell'autoironia del tenore italiano Alfred e nella caricatura di Blind. Tutti "simpatici borghesi" e nessuno protagonista perché ne il Pipistrello non ci sono veri protagonisti, come non c'è vero amore. II protagonista assoluto, però, esiste, ma non porta il nome di nessuno dei personaggi. Questo protagonista è il valzer di Strauss e con questa operetta Strauss ha trasmesso un messaggio importante: La vita ci è data una sola volta, amatela e apprezzatela ogni istante!"

Quando il pubblico dice si
La carriera di Johann Strauss figlio, sembra una strada lastricata di rose, è adorato dai suoi concittadini e dagli stranieri che si lasciano trascinare nel dolce oblio delle sue stupende melodie. Il compositore viennese, di cui ricorre quest'anno il centenario, rimane così nella storia come il Re del valzer. Johann si dedica all'operetta relativamente tardi, in pratica soltanto quando la sua vita è perfettamente organizzata, quando la sua "industria" (possiamo veramente chiamarla così) si è ovunque affermata e non teme rivali. Ecco dunque che Strauss può dedicarsi con impegno e serietà alla composizione. Fino ad allora i suoi valzer sono sempre stati scritti sul semplice schema del padre e, anche se la sua invenzione tematica è più ricca e l'andamento più estroso e raffinato, la struttura è quella elementare di una musica fatta solo per la danza. Un tema che non supera le sedici battute, seguito da una risposta di uguale lunghezza; poi un episodio diverso, in genere contrastante, con un altro tema; infine la completa ripetizione della prima parte. In questo modo, un valzer raramente può superare la lunghezza di tre minuti, giusto il tempo per un giro di ballo: una pagina di musica che non può vivere al di fuori di una sala da ballo e che prende vita solo con il movimento dei ballerini. Strauss sente di poter dare qualcosa di più, sente che la sua ispirazione è a volte costretta dalle regole ferree della danza e cerca nuove possibilità. Solo gli anni della nascita dell'operetta francese e Strauss si sente pronto per dare una risposta ad Offenbach il padre di tale genere. Per tutta la vita Johann Strauss fu costretto ad affrontare il problema del libretto: l'atmosfera musicale viennese così gradevole, si rivelava invece sterile nella drammaturgia. Decine e decine di bellissime melodie straussiane sono finite sepolte negli archivi, perché furono musicati testi mediocri o privi di buon senso. L'aiuto arriva proprio dalla Francia. E' il 1872 quando al direttore del famoso Theater an der Wien, Maximilian Steiner, viene in mente di fare un'operetta tratta dalla commedia "Le réveillon" di Meilhac e Halévy. Strauss sempre in cerca di un libretto, mostra subito interesse per la commedia. Steiner nel frattempo passa l'idea a Franz Jonner, direttore del Karl - Theater. Jonner commissiona la traduzione e il rifacimento a Carl Haffner. Nasce così il nuovo titolo della commedia "Il pipistrello". A Strauss occorsero sei settimane per comporre la partitura: la più bella, radiosa ed inebriante che fosse mai esistita. Probabilmente l'overture de "Il pipistrello" è la migliore tra le operette. I tre accordi iniziali ci ricordano una bottiglia di ottimo champagne appena stappata. Con "II pipistrello" Strauss ha l'occasione di comporre un'operetta sui suoi contemporanei, quasi un episodio di cronaca viennese, ma in confronto alle parodie offenbacchiane si presenta quasi innocente, ma ad esso non manca lo spirito satirico anche se molto morbido e affettuoso. La prima rappresentazione ha luogo il 05 aprile 1874 e non ha un grande successo. I critici (sempre loro!) non accettano il libretto, giudicano severamente la messainscena e trovano banali alcuni brani. Solo uno fra i più benevoli esprime la speranza che "Il pipistrello" superi le tre o quattro decine di recite. Ma il pubblico ne decreta il successo pieno e duraturo. Dopo due anni l'operetta di Strauss conta altre cento repliche nella sola Vienna. Oggi è insieme a "La vedova allegra" l'operetta più applaudita nel mondo.