Compagnia del Teatro Carcano
diretta da Giulio Bosetti
in collaborazione con il
Teatro Stabile Biondo - Teatro Stabile di Palermo
presentano


IL BERRETTO A SONAGLI
di Luigi Pirandello

con
GIULIO BOSETTI

e con
Elena Ghiaurov
Attilio Cucari

e la partecipazione straordianria di
Marina Bonfigli

regia
Giulio Bosetti

scene Nicola Rubertelli
costumi Carla Ricotti


Pirandello Ŕ l'autore che Bosetti ha pi¨ frequentemente visitato nelle sue interpretazioni: ha debuttato infatti nel ruolo del tenente in Vestire gli ignudi nel lontano 1950 e ha proseguito poi con il Figlio nei Sei personaggi, nel '53, nell'edizione con maschere diretta da De Bosio, cui ha fatto seguito Memmo Speranza di Ma non Ŕ una cosa seria (1957), allo Stabile di Trieste e anche in TV. Il passaggio ai ruoli maturi avviene con la ripresa di Vestire gli ignudi, sempre in televisione, nel ruolo del console Grotti (1958); con il marito del La morsa (1966): con lui ci sono Giulia Lazzarini e Antonio Salines, ed Ŕ proprio nella luciditÓ raziocinante del personaggio che Bosetti trova
Pirandello, di cui di lý a poco affronta il Romeo Daddi di Non si sa come, veicolo per il Padre (Sei personaggi) nelle due edizioni dirette da lui stesso e da Patroni Griffi, Martino Lori (Tutto per bene) e nel 1989, Enrico IV. Mancava solo il Ciampa, il protagonista del Berretto a sonagli. Tutta l'opera di Pirandello Ŕ percorsa uniformemente da quello che Adriano Tilgher avrebbe denominato il conflitto tra la vita e la forma. Nelle opere della trilogia del teatro nel teatro, in Enrico IV e ne Il berretto a sonagli, la poetica della realtÓ e della finzione arriva a trasformarsi in una vera e propria teoria implacabile e lucida della personalitÓ. Le trappole disseminate dalla vita e dagli uomini tendono alla ripetizione di quel momento, di quell'attimo in cui il personaggio pirandelliano Ŕ fissato, inchiodato, come la farfalla sull'asse dell'entomologo. L'approdo di questa ripetizione dolorosa Ŕ lo psicodramma, la messa in scena del fatto che ha provocato l'incidente, quello "strappo nel cielo di carta" delle nostre felicitÓ, delle nostre certezze, dei nostri celati compromessi. "A birritta ccu i ciancianeddi" nasce per l'estro di Musco, fra un cambio di casa e l'altro, nel 1916, lavorando su due novelle (La veritÓ e Certi obblighi): di schietto stampo contadino, la prima, protagonista TararÓ, l'abbacchiatore della Giara, cittadina la seconda, con quel protagonista "il Ciampa" parente del ChiÓrchiaro della Patente, figura chiusa e sfumata quanto invece Ŕ chiara e scoperta quella del TararÓ. Anche il nome Ŕ misterioso (come lo Ŕ quel mÚnage con la giovane e bella moglie anch'essa silenziosa, troppo silenziosa per non destare un lecito sospetto sulla sua onestÓ). Corre fra questi personaggi una stretta parentela con il mondo del Cosý Ŕ (se vi pare) sul quale si insinua inquietante l'ombra della follia: un mondo di pazzi, tristi o lieti, gaudenti o cornuti, SOLI nel gran teatro del mondo spezzato dalla grande guerra. Nessun riscatto, nessuna speranza per questi esseri messi a nudo, spiati o segnati a dito nella loro miseria, nella loro quotidiana battaglia contro la morte, dagli altri essi stessi ad un tempo carnefici e vittime. "Ci sono per tutti gli attori - scriveva Pirandello nel '35 sul Dramma - dei momenti privilegiati (pi¨ o meno frequenti a seconda della loro sensibilitÓ di artisti) durante i quali essi diventano il personaggio. Essi continuano a parlare secondo il testo stabilito dall'autore ma Ŕ come se lo creassero spontaneamente e si ha la precisa impressione che una battuta improvvisata non li metterebbe in imbarazzo, che essi potrebbero seguitare, almeno per un certo tempo, a parlare spontaneamente senza tradire la loro "parte": tanto vi si sono immedesimati". E vi sono dei personaggi che sono accolti dall'attore con una felice predisposizione naturale: Ŕ il caso di Bosetti con i personaggi pirandelliani, ultimo dei quali il Ciampa.