Compagnia Teatrale I Fratellini
Bartoli - Cantarelli - Marcucci

presenta


LE SEDIE
farsa tragica

di Eugène Ionesco
traduzione di Gian Renzo Morteo

con
MARCELLO BARTOLI
DARIO CANTARELLI
OTTAVIO COURIR


regia
Egisto Marcucci

musiche Germano Mazzocchetti
scene e costumi Graziano Gregori
suono Hubert Westkemper


Costruita come un rituale religioso in onore del dio spietato e feroce divoratore di uomini che è il linguaggio,questa mitica pièce demenziale e saggia, terroristica e virtuosa, che al suo primo apparire negli anni '5O a Parigi (assieme a "La cantatrice calva" e a "La lezione") tagliò la testa, come lama di ghigliottina, al vecchio teatro, anche oggi sembra non aver perso niente della sua esplosiva vitalità e mordente. La sublime e teatrale idiozia loneschiana, orlata di un alone di angoscia, fa ancora scattare i suoi meccanismi ebeti e conturbanti. Attraverso il comico e con il procedimento di accelerazione simile a quello delle comiche di Ridolini o al catastrofismo dei fratelli Marx, lonesco riesce nell'intento di farci sentire l'assurdità che corre sotto i discorsi più ovvi, gli slogan, automatismo delle conversazioni più vivaci, il terrificante silenzio e il vuoto che sta dietro al diluvio di parole di questo mondo di chiacchieroni instancabili. All'interno di un faro abbandonato, in mezzo al mare, marito e moglie con le loro illusioni, la loro attesa il loro delirio il loro fallimento. E nessuno con cui parlare. E allora la folle, disperata costruzione di una cerimonia fittizia. Ressa di interlocutori inesistenti alle porte, campanelli che suonano senza sosta calca, saluti, sedie che invadono il palcoscenico, sedie che si ammucchiano, montagne di sedie. Ma nient'altro che sedie. C'è bisogno di capire il senso della vita, il pauroso sospetto che non ci sia niente da capire, l'autoinganno di aver capito. Il vuoto, dentro e fuori, e un gran daffare a non accorgersene. C'è ironia, caricatura ma - anche qui - la travolgente comicità di lonesco nasce, si, dalla constatazione della risibilità della condizione e dei comportamenti umani, ma anche dall'esigenza di esorcizzare la disperazione.