|
Zagadan
è il nuovo spettacolo dei "Cavalli Marci".
Sullo schema originale di comicità e musica in egual proporzione i "Cavalli"
impazzano in scena uno, due, tre, 10 alla volta, e poi di nuovo due,
e poi chissà come ancora, senza respiro fra una risata e l'altra, padrona
di casa sempre e comunque la Musica.
Finestre, finestrelle e sportelli si affacciano sul palco come su una
piazzetta di paese, luogo possibile per i caratteri che ad uno ad uno
si "raccontano" in parole e musica, rivelando così tante facce e così
tante storie. Accanto alla rivisitazione dei personaggi più noti l'anomalo
bestiario umano dei "Cavalli Marci" si arricchisce di new entry in cui
è impossibile non riconoscersi o non scorgere sotto mentite spoglie
vizi, tic e caratteri del compagno di banco delle medie, del lattaio
sotto casa, del dirimpettaio… In
Zagadan i Cavalli occhieggiano alla comicità europea, alla clownerie
più semplice e surreale, facendo le prove per uno spettacolo che faccia
ridere al di là dei confini geografici. Così un puparo siciliano, come
un poetico Mangiafuoco buono, fa capolino fra un pezzo e l'altro del
collage a richiamare all'ordine i suoi pupi: incarnazioni ironico-poetiche
del nostro vivere, da Maurizio da Ovada, tredicenne immolato all'oratorio
e alla Gita di classe, ai doppiatori: duo di borgatari romani prestati
alla nobile arte del "dare la voce". Passando sempre dai medley come
dal "Via" del Monopoli, accanto alle avventure tutte italiane di personaggi
più noti, come er Vertebbra, er Fogna ed er Focaccia, le tre generazioni
di coatti, uniti dal codice della malavita e disuniti dalle fedi calcistiche,
ritorna il Cane e il suo incrollabile padrone alle prese stavolta con
il Fisco Italiano, mentre i ""botta e risposta"
dei i "Tenores di Beatles" dalla Sardegna con furore, si alternano a
un canto epico-blues in onore degli schiavi delle piantagioni di basilico
dell'entroterra ligure. E a proposito di mondo vegetale, fa il suo ingresso
Fiorenzo, giardiniere de L'entroterra, appassionato di fiori e di fanciulle
dal nome di fiore, o il Signor Denei ossessionato dagli insetti, alle
prese con mosche giganti, che, sulle note di Frankenstein Junior, suonano
e cantano facendo "marameo" al loro nemico dotato di DDT.
E Matilda di Belafonte, declinata in tutte le possibili versioni, accanto
al Francesca Rap cantata dal gruppo hip hop di Master Gigi e i Cavalli
Bassi, e a "Knochin' on heaven's door" intonata da dieci angeli rissosi
sono tappe fondamentali di questa ideale scampagnata di fine secolo
nella storia della canzone moderna e contemporanea.
|