Compagnia Dell'Atto
Associazione Culturale

presenta


POSIZIONE DI STALLO
di Pavel Kohout
traduzione di Flavia Foradini

con
NANDO GAZZOLO
RENATO CAMPESE
MARIA TERESA BAX

regia
Marco Lucchesi

scene Bruno Garofalo
costumi Silvia Polidori
musiche Antonio Sinagra


Autore prolifico - dagli anni '50 ad oggi i suoi drammi sono più di trenta - Pavel Kohout ama intrecciare i grandi temi della storia con le microstorie dei suoi personaggi. Con "Posizione di stallo" è l'Europa ad essere sempre presente sulla scena, non solo con l'attualità del volgere degli anni ottanta ma anche con il passato della seconda guerra mondiale. La priva volta che lessi il testo non potei non pensare a quelle storie di giapponesi persi nella giungla e convinti, decenni dopo l'avvento della pace, che la guerra fosse ancora in pieno corso. In un primo momento la cosa mi irritò, ma mi ricredetti, ben presto avvinta da una vicenda che si dipanava a poco a poco non lasciando mai prevedere il dopo. Ciò che Kohout è riuscito a costruire è una macchina teatrale perfettamente oliata, che procede senza il minimo cigolio anche lungo lo stretto confine tra possibile e impossibile, ad un ritmo che no dà tregua ai personaggi e appassiona il lettore e lo spettatore, continuamente solleticandone la curiosità, come sa fare ogni giallo di rango. Ma "Posizione di stallo" è assai più che una storia di intrighi più o meno criminosi: è anche soprattutto la rappresentazione del momento in cui i nodi di un complesso rapporto umano vengono al pettine. Non è un caso che Kohout indichi come possibile luogo dell'azione una delle tante città europee che subirono l'occupazione tedesca durante il secondo conflitto mondiale e che i tratti che caratterizzano i tre personaggi non siano di fatto ascrivibili a questa o quella nazionalità. Ciò che importa è infatti la resa dei conti fra tre persone che hanno visto segnare la propria giovinezza dall'ascesa di Hitler e da una guerra, e i cui destini hanno creato tre coppie legate a doppio filo, non importa se a Roma, a Parigi, ad Anversa o a Praga. E così come il gioco degli scacchi è tutto mentale, anche il duello che si consuma fra le pareti della villa è portato avanti "a tavolino", con un gioco sottile di provocazioni, nel quale ogni mossa è calcolata e tutto viene messo in gioco da due uomini che si fronteggiano come se fosse il giorno del giudizio, presi in una spirale fatta di odio e amore, di storie di vita privata e di storia del nostro secolo.
Flavia Foradini