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La
terza tappa del progetto artistico della Compagnia delle Indie Occidentali
prevede l'allestimento di uno spettacolo ricavato dai materiali narrativi
del romanzo di Curzio Malaparte "La Pelle". Dopo avere affrontato il
teatro e la sua collocazione nello spazio con Masaniello, il teatro
e il suo rapporto con la musica in "Misteri napoletani", la Compagnia
intende proporre uno spettacolo che possa sfruttare le molteplici possibilità
di produrre immagini suggerite dal romanzo di Malaparte. Lo scenario
si sposta al nostro secolo e descrive il viaggio di iniziazione alla
vita del giovane protagonista a Napoli durante la seconda guerra mondiale,
nei giorni in cui i tedeschi abbandonarono la città per l'arrivo delle
truppe americane. La riflessione sulla più profonda natura di una popolazione
si fa dunque più serrata perché ci riporta a vicende laceranti, ancora
presenti alla memoria contemporanea. La parabola della trasformazione
del giovane protagonista va di pari passo con quella della trasformazione
di un intero paese nel momento irreale del passaggio dei poteri, in
cui ogni identità sembra smarrita, ma inconsapevolmente, nell'istinto
primario di salvare "la pelle" in senso malapartiano, se ne acquisisce
una nuova: un'identità che è la pelle che oggi noi portiamo addosso.
"La Pelle": molte sono le considerazioni sulla pelle. C'è chi dedito
al sacrificio e considerandola un bene supremo, la offre per un ideale
o una fede. C'è chi, vivendo di sacrifici e considerandola l'unico bene
di cui è in possesso, la difende con tutti i mezzi. C'è chi non avvezzo
ai sacrifici e dandola come un bene scontato, la nutre senza porsi molti
problemi. C'è chi, a prescindere, da sacrifici, difese, offerte etc.,
la cambia, operando, come il camaleonte una serie più o meno percettibile
di trasformazioni e determinando così una Metamorfosi. Raccontare scenicamente
"La pelle" di Curzio Malaparte è proprio riflettere su tutto ciò che
si può fare con la propria pelle e con quella altrui. Lo spettacolo
che si propone è esattamente questo. Ambientato in uno sferisterio,
ovverosia in un'arena dove pubblico e giocatori-attori sono ferreamente
divisi da una robusta rete metallica, ci fa capire che non possiamo
penetrare nel luogo dell'azione, luogo ovviamente della nostra memoria
collettiva, proprio perché la rete del tempo trascorso ce lo impedisce.
Ma gli agenti, ovverosia gli attori, i cantanti, i mimi ed i musicisti
che danno vita allo spettacolo, sono anch'essi confinati al di là del
presente, in quell'inferno che è stato la storia più recente della nostra
nazione e di Napoli in questo caso, come segno comune che tutti ci accomuna.
Se, nell'azione scenica, l'esile filo della vicenda del protagonista
ci fa passare attraverso i meandri ed i gironi 'danteschi' di una città
degradata fino all'inverosimile, come una moderna Saigon, una città
che porta ancora i segni di una prostituzione non offerta al nemico,
ma all'alleato, le reiterate immagini della vicenda storica che il paese
tutto ha attraversato, proiettate su più schermi che costituiscono la
base prima della scenografìa dello spettacolo forniscono il contrappunto
documentario che accomuna le vicende e gli episodi del romanzo a quell'irrisolto
malessere che tutto il paese si è portato dietro fino ai giorni nostri.
E, così come in un grande mercato di un qualsiasi luogo del terzo mondo,
vedremo vivere personaggi, episodi, aneddoti ai limiti dell'inverosimile
che la penna di Malaparte ci ha raccontato, così assisteremo al grottesco
delle trasformazioni, dei travestimenti, delle Metamorfosi di questi
personaggi che sono un tutt'uno con la propria Pelle. Su di un palcoscenico
lungo come un 'cinemascope', in un'ambientazione non folklorica o naturalistica,
ma suggerita dai segni astratti del razionalismo architettonico di regime,
una Napoli degradata e fatiscente, orribile e geniale, attraversata,
come se fosse una superstrada da ogni genere di mezzo, dalla bicicletta
al treno, dagli scarponi dei militari al ciuccio del disperato sopravvissuto
di un improbabile presepio, rivivrà nei suoni ancestrali di una eclettica
colonna sonora creata per l'occasione da molti autori contemporanei,
napoletani e non. Un cast di circa cinquanta persone, tra attori e musicisti,
darà vita alla eterogenea popolazione del romanzo di Malaparte, in una
realizzazione scenica che vuole essere non soltanto un forte momento
spettacolare, ma anche un'occasione di riflessione su di un periodo
storico che così fortemente ci ha segnati.
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