Compagnia Delle Indie Occidentali

presenta


LA PELLE
di Curzio Malaparte



regia
Armando Pugliese

scene Bruno Garofalo
costumi Silvia Polidori
musiche Antonio Sinagra


La terza tappa del progetto artistico della Compagnia delle Indie Occidentali prevede l'allestimento di uno spettacolo ricavato dai materiali narrativi del romanzo di Curzio Malaparte "La Pelle". Dopo avere affrontato il teatro e la sua collocazione nello spazio con Masaniello, il teatro e il suo rapporto con la musica in "Misteri napoletani", la Compagnia intende proporre uno spettacolo che possa sfruttare le molteplici possibilità di produrre immagini suggerite dal romanzo di Malaparte. Lo scenario si sposta al nostro secolo e descrive il viaggio di iniziazione alla vita del giovane protagonista a Napoli durante la seconda guerra mondiale, nei giorni in cui i tedeschi abbandonarono la città per l'arrivo delle truppe americane. La riflessione sulla più profonda natura di una popolazione si fa dunque più serrata perché ci riporta a vicende laceranti, ancora presenti alla memoria contemporanea. La parabola della trasformazione del giovane protagonista va di pari passo con quella della trasformazione di un intero paese nel momento irreale del passaggio dei poteri, in cui ogni identità sembra smarrita, ma inconsapevolmente, nell'istinto primario di salvare "la pelle" in senso malapartiano, se ne acquisisce una nuova: un'identità che è la pelle che oggi noi portiamo addosso. "La Pelle": molte sono le considerazioni sulla pelle. C'è chi dedito al sacrificio e considerandola un bene supremo, la offre per un ideale o una fede. C'è chi, vivendo di sacrifici e considerandola l'unico bene di cui è in possesso, la difende con tutti i mezzi. C'è chi non avvezzo ai sacrifici e dandola come un bene scontato, la nutre senza porsi molti problemi. C'è chi, a prescindere, da sacrifici, difese, offerte etc., la cambia, operando, come il camaleonte una serie più o meno percettibile di trasformazioni e determinando così una Metamorfosi. Raccontare scenicamente "La pelle" di Curzio Malaparte è proprio riflettere su tutto ciò che si può fare con la propria pelle e con quella altrui. Lo spettacolo che si propone è esattamente questo. Ambientato in uno sferisterio, ovverosia in un'arena dove pubblico e giocatori-attori sono ferreamente divisi da una robusta rete metallica, ci fa capire che non possiamo penetrare nel luogo dell'azione, luogo ovviamente della nostra memoria collettiva, proprio perché la rete del tempo trascorso ce lo impedisce. Ma gli agenti, ovverosia gli attori, i cantanti, i mimi ed i musicisti che danno vita allo spettacolo, sono anch'essi confinati al di là del presente, in quell'inferno che è stato la storia più recente della nostra nazione e di Napoli in questo caso, come segno comune che tutti ci accomuna. Se, nell'azione scenica, l'esile filo della vicenda del protagonista ci fa passare attraverso i meandri ed i gironi 'danteschi' di una città degradata fino all'inverosimile, come una moderna Saigon, una città che porta ancora i segni di una prostituzione non offerta al nemico, ma all'alleato, le reiterate immagini della vicenda storica che il paese tutto ha attraversato, proiettate su più schermi che costituiscono la base prima della scenografìa dello spettacolo forniscono il contrappunto documentario che accomuna le vicende e gli episodi del romanzo a quell'irrisolto malessere che tutto il paese si è portato dietro fino ai giorni nostri. E, così come in un grande mercato di un qualsiasi luogo del terzo mondo, vedremo vivere personaggi, episodi, aneddoti ai limiti dell'inverosimile che la penna di Malaparte ci ha raccontato, così assisteremo al grottesco delle trasformazioni, dei travestimenti, delle Metamorfosi di questi personaggi che sono un tutt'uno con la propria Pelle. Su di un palcoscenico lungo come un 'cinemascope', in un'ambientazione non folklorica o naturalistica, ma suggerita dai segni astratti del razionalismo architettonico di regime, una Napoli degradata e fatiscente, orribile e geniale, attraversata, come se fosse una superstrada da ogni genere di mezzo, dalla bicicletta al treno, dagli scarponi dei militari al ciuccio del disperato sopravvissuto di un improbabile presepio, rivivrà nei suoni ancestrali di una eclettica colonna sonora creata per l'occasione da molti autori contemporanei, napoletani e non. Un cast di circa cinquanta persone, tra attori e musicisti, darà vita alla eterogenea popolazione del romanzo di Malaparte, in una realizzazione scenica che vuole essere non soltanto un forte momento spettacolare, ma anche un'occasione di riflessione su di un periodo storico che così fortemente ci ha segnati.