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In
marzo, presso il teatro Il Vascello di Roma, ha debuttato "La forza
dell'abitudine", una commedia del grande drammaturgo austriaco Thomas
Bernhard (1931- 1989). La vocazione teatrale di Bernhard è cresciuta
di pari passo con quella narrativa, prevalentemente fissata sul monologo
di personaggi ibernati dalla follia. Il suo teatro, costituito da una
ventina di testi scritti tra gli anni '70 e '80, da voce a personaggi
deliranti, immersi in soliloqui sconnessi, in un perenne stato difensivo
nei confronti della realtà. Riconducibile al teatro dell'assurdo Bernhard
crea un intreccio drammaturgico che ci presenta una lunga processione
di paranoici, pazzi, visionari, malati, che smontano, pezzo dopo pezzo,
ogni gerarchia dell'esistente. Non vittime ma eroi, in esclusiva attesa
della fine, complici delle loro patologie e irresistibilmente attratti
dal fallimento e dalla degradazione morale. La morte, in quanto punto
focale di questo "mondo alla rovescia", segna una definitiva supremazia
del nulla, un vuoto labirinto di parole che finisce per generare una
comicità amara e paradossale. La forza dell'abitudine (Die Macht der
Gewohnheit 1974), ambientato in un circo di periferia, ci fa assistere
alle sconclusionate prove musicali imposte agli artisti da Garibaldi,
direttore del circo. Le prove rappresentano per Garibaldi l'estremo
tentativo di dare armonia ad un mondo che sente di non riuscire più
a controllare.
Tito Piscitelli, 28 anni, napoletano, è già qualcosa di più che una
giovane promessa, avendo al suo attivo alcune apprezzate messinscene
di autori come Tagore (Chitra e Oltre il ricordo), Yukio Mishima (Dalla
parte degli dei e Il mio amico Hitler) e Heiner Muller (La missione).
Piscitelli introduce La forza dell'abitudine con queste parole: "La
crisi dell'autorità apre un gioco rivoluzionario in cui ogni personaggio,
dal domatore al buffone, può rivendicare il potere. L'attore si trova
così in una competizione virtuosistica quanto scordinata in cui nessuno
riesce ad ottenere la supremazia, e lo spettacolo si trasforma in un'ironica
e surreale kermesse, che, tra entusiasmo e paura, mostra le infinite
possibilità date dal disordine".
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