Teatro Vascello
C.R.T. La Fabbrica dell'Attore

presenta

LE LACRIME AMARE DI PETRA VON KANT
di Rainer Werner Fassbinder
traduzione di Roberto Menin


con
MANUELA KUSTERMANN

e con
Giancarlo Nanni
Anna Maria Ghirardelli

regia
Giancarlo Nanni

scene e costumi Giancarlo Nanni
musiche Gustav Mahler, Mina, Philip Glass


Chi ama di meno è più forte. Un concetto di un cinismo pauroso. Una punta di stiletto immersa nel cuore di "chi ama di più" e non ne può fare a meno. Per sentirsi vivi, esistere, provare il dolore. Petra von Kant, cade - Consciamente? Inconsciamente? - nella magia amorosa e ne viene travolta. Petra non è solo rappresentazione di un supremo egoismo punito dall'amore, è una ricerca affannosa di ricostruire il legame tra corpo e pensiero lucido. È un vortice di segni che prendono il sopravvento sulla logica della realtà borghese così come si presenta nel dramma. Penso ad una edizione epica di questo mito del nostro secolo: la ricerca della felicità. Penso ai caratteri-burattini, mostri di normalità borghese che si ritrovano immersi in una Tragedia mai vissuta così da vicino. C'è troppa verità nel dolore di Petra, quasi nauseante il suo delirio per la perdita subita. Una scena dove il disordine delle pulsioni viene esplicitato dal mio farmi presenza oscena, dipinta, muto testimone dell'incomunicabilità a cui ci destina il nostro smuovere le cose della realtà sociale e ambientale. Prodotti del nostro tempo, ci dimeniamo in un vuoto incomprensibile dove, forse, il silenzio e l'occhio sono unici testimoni della possibile redenzione. Questa rappresentazione sarà anche un'esperienza autobiografica, dove io e Manuela Kustermann rivivremo la infinita purezza della nostra dissipazione artistica nella quale non si può trovare conciliazione o accomodamento, ma solo avvertire una comunanza intimamente condivisa sulla crisi del linguaggio contemporaneo.
Giancarlo Nanni

II testo, del quale è stata realizzata anche una versione cinematografica con la nota attrice Hanna Schygulla nel ruolo di Karin (qui interpretato da Annamaria Ghirardelli) è sicuramente uno dei capolavori del drammaturgo regista tedesco e apre il ciclo dei suoi grandi melodrammi. E' la vicenda di una stilista di moda, Petra von Kant (Manuela Kustermann), ricca, affascinante, intelligente, tipica figura di donna emancipata e cosciente, che cade però preda dell'amore per Karin, una ragazza di estrazione proletaria spregiudicata e senza scrupoli. I ruoli si ribaltano: la donna di successo, abituata a dominare gli altri, diventa schiava del suo oggetto amoroso. La grandezza del personaggio consiste proprio nella disperata determinazione di far vivere il proprio sentimento ad ogni costo, infrangendo passo dopo passo tutte le convenzioni sociali che lo impedirebbero: il rapporto con la figlia, l'amicizia con l'amica Sidonie, il rispetto per la madre (figlia, amica e madre saranno bambole meccaniche) ed infine l'equilibrio "ambiguo" con Marlene (Giancarlo Nanni), una factotum onnipresente e completamente asservita, muto testimone per tutto lo spettacolo. La dialettica servo - padrone è uno degli assi principali del dramma, e la prima relazione di questo tipo è appunto quella tra Petra e Marlene, relazione che, attraverso il dominio sentimentale, fa trasparire un dominio economico: è Marlene che fa tutto, a partire dai disegni che dovrebbero essere le creazioni originali di Petra. Il finale coincide con uno dei meccanismi tipici del melodramma di Fassbinder, ovvero la protagonista si ritrova nella situazione di partenza, nella solitudine del proprio dramma esistenziale.