Ente Autonomo Antonio De Curtis

presenta

IL MALATO IMMAGINARIO
di Molière



con
ALDO GIUFFRE'
FIORETTA MARI


regia
Aldo Giuffre'


Verso la fine di febbraio 1672 una Compagnia di comici italiani recita "Il malato immaginario": dunque circa due settimane dopo la morte di Molière. Come questa Compagnia sia riuscita a venire in possesso del testo non è dato sapere. C'è, nella faccenda, un po' di "giallo". Che non guasta. A Parigi esiste una "lettera con sigillo reale" in cui si proibisce la rappresentazione della commedia a qualunque compagnia di commedianti - eccezion fatta per la Compagnia "du Roi" rimasta recentemente orfana del suo capocomico - fino a quando la commedia non sarà data alle stampe. All'interno della Compagnia italiana si fanno molte insinuazioni, molte delle quali sfociano nel pettegolezzo bell'e buono, com'è nelle inveterate abitudini dei teatranti. Nella Compagnia regna un'armonia fittizia, pronta a deflagare per i soliti motivi di gelosia artistica, o anche personale, come quando fra un attore e un'attrice nasce "qualcosa", il solito amorazzo riempitivo. Anche le precarie condizioni economiche sono motivo di malumore serpeggiante. Ma tutto sommato un'aria di famiglia c'è. E c'è il tacito riconoscimento dell'autorità di Fiorante, della sua esperienza, del suo notevole spessore artistico. Solo fra Fiorante e suo fratello Venerando c'è un bel disaccordo. Venerando sparla del fratello, mette in dubbio le sue qualità, insinua, inventa. Venerando è un gran fanfarone, ma molto simpatico e spiritoso. Del fratello dice che ha fatto morire Molière con la sua invidia. L'invidia di Fiorante nei confronti del collega francese, il suo vero tormento, è motivato soprattutto dall'avere coscienza di non saper scrivere; al di là di qualche battuta inventata al momento non riesce ad andare; lazzi sì, tanti, e frizzi e motti mentre recita, a pioggia, da vero grande commediante della commedia dell'arte; ma a stendere un copione non riesce assolutamente. E vedremo, però, che durante la recita de "Il malato immaginario " non riuscirà a dare tanto sfogo alle sue spiritose invenzioni perché scoprirà - con rabbia e ammirazione - che Molière ha scritto già tutto, ma proprio tutto. I comici italiani, dunque, recitano "Il malato immaginario" superandosi l'un l'altro in bravura. C'è, in ognuno di loro, oltre all'impegno di sempre una forza in più, un'accanita volontà di arrivare a un traguardo nuovo. Alla fine il sipario si apre con qualche difficoltà, con qualche secondo di ritardo, lo si vede muoversi come per aprirsi e poi richiudersi. Poi si apre e dalla fila degli attori che si inchinano per ringraziare il pubblico manca Fiorante. Suo fratello Venerando fa un passo avanti e, senza troppa emozione, dice: "Colendissimo pubblico, ci arreca dolore annunziarvi che il signor Fiorante, appena terminata la recita, è stato colpito da un colpo al cuore ed è morto fulminato. Datemi licenza di aggiungere che infino all'ultimo il signor Fiomate ha voluto emulare il signor Molière. Ma perlomeno il signor Molière ha tenuto la decenza di terminare la recita e di andare a morire a casa sua. Sipario". Si chiude il sipario e quando si riapre iniziano i ringraziamenti degli attori che hanno interpretato i "comici" che recitavano "Il malato immaginario ".
Aldo Giuffre'