Teatro Stabile del Veneto Carlo Goldoni
presenta

LA TRILOGIA DI ZELINDA E LINDORO
Gli amori di Zelinda e Lindoro
Le gelosie di Lindoro
Le inquietudini di Zelinda

di Carlo Goldoni

con
MARIO VALGOI, MICHELA MARTINI, NINO
BIGNAMINI, ROBERTO MILANI, ALBERTO FASOLI

regia
Giuseppe Emiliani

scene e costumi Graziano Gregori


Non seguo i serial televisivi perche', il piu' delle volte, sono di pessima qualita', ma comprendo benissimo chi non riesce a fare a meno di guardarli. Credo che in un'epoca come la nostra, dove tutto corre, fugge, vola con velocita' impressionante, ci sia sempre piu' bisogno di trovare un tempo (ahime' sempre piu' breve), per fermarsi, per sentirsi “dentro” una storia. Sono convinto che vada crescendo il bisogno di sentirsi raccontare delle storie o di essere accompagnati dentro una vicenda, un'avventura, un fatto; e piu' e' complicata la trama, piu' ci si sente coinvolti, piu' ci si immedesima nelle vicende e nei destini dei vari personaggi. Da tempo sono affascinato dall'idea di mettere in scena un “romanzo teatrale” sul tema ottocentesco della “educazione sentimentale”. Da anni sogno uno spettacolo teatrale “a puntate”. Amo il dittico, la trilogia, la dimensione di un tempo teatrale in estensione, l'organizzazione romanzesca delle trame, lo sviluppo di una storia ricca di accadimenti. Amo i racconti di complicati amori, di viaggi di avventura. Amo quei romanzi dove in poche pagine accade di tutto… e tutto e' leggero senza essere superficiale. “La trilogia di Zelinda e Lindoro” di Carlo Goldoni mi e' apparsa subito, gia' dalla prima lettura, come un grande, delicato, poetico, a tratti ingenuo, affresco sulla malattia dell'amore, sull'inquietudine della passione, sulla follia del rapimento amoroso. Banditi gli scontri esteriori la tensione che vibra nelle vicende amorose di Zelinda e Lindoro e' affidata alle contraddizioni interiori. Nel ritmo della scrittura si respira gia' l'aria dell'eta' moderna. Goldoni sembra aver scoperto un nuovo genere che riesce a “far ridere e piangere in egual piacere”, un nuovo stile che esalta lo spessore psicologico dei personaggi. La commedia lagrimosa e' definitivamente superata. Siamo ormai a Rousseau. Sul palcoscenico si sta affacciando sempre piu' vistosamente il dramma borghese. Nelle tre commedie scritte da Goldoni in Francia tra il 1763 e il 1764, aleggiano motivi preromantici. L'educazione sentimentale dei protagonisti e' lunga e sinuosa. Nella prima commedia “gli amori di Zelinda e Lindoro”, due giovani di buona famiglia, ma caduti in miseria, ed entrati al servizio del nobile don Roberto, dovranno superare mille difficolta' prima di potersi sposare. La loro storia e' la storia di un amore 'vigilato', 'spiato', 'clandestino', vissuto sempre con 'gli occhi addosso'. Nella seconda commedia, “La gelosia di Lindoro”, la giovane coppia di sposi e' gia' in crisi perche' Lindoro, malato di gelosia, e' assillato dal timore angoscioso di perdere Zelinda. Convinto alla fine dell'esemplare fedelta' della moglie, nelle “inquietudini di Zelinda” (la terza commedia), Lindoro pentito, fa degli sforzi sovrumani per guarire dalla gelosia e affetta una fiducia che a Zelinda sembra indifferenza. Così se nella seconda commedia la ragazza aveva suscitato, senza volerlo, ingiusti sospetti sull'ombroso marito, ora ella cerca in tutti i modi, pur restandogli fedele, di ingelosire Lindoro per allontanare il dubbio che la tormenta: “mio marito non e' piu' geloso di me. Mio marito non mi vuole piu' bene.” Tre commedie, dunque, ricche di avventure, intreccio, passione. Sembra tutto un gioco alla Marivaux, si diverte a dipingere ombre, sospetti assurdi, piccole cattiverie, tutte le frange irrazionali dell'amore. Zelinda e Lindoro sono due amanti appassionati e gelosi che parlano dell'amore sempre con un velo di melanconia. “La mia felicita' - dice Lindoro - non fu che un'ombra fugace, un'illusione, un fantasma, un sogno.” “Che cosa e' mai questa misera umanita'? Un'ombra, un sospetto. Una cosa da nulla guasta lo spirito, e conturba il cuore. Segno manifesto che in questo mondo non vi puo' essere felicita'.” E' questo un registro inconsueto in Goldoni: “…un'ombra fugace…, un'illusione…, un sospetto…” Questo amore passionale, questa inquieta tristezza preannuncia l'ottocento: una poetica nuova che sembra accennare al futuro, alle strade che percorrera' il teatro dalle passionali evasioni romantiche alla lucida melanconia di Cechov.
Giuseppe Emiliani