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Il pubblico non sa che ho cominciato la mia carriera a teatro. Per me
è piuttosto un ritorno alle origini. In effetti, lo desideravo da molto
tempo, ma è restato, a lungo, solo un piacevole progetto. Alcuni mesi
fa ho cominciato a parlarne seriamente con Luca Barbareschi. Ho riletto
Amadeus e abbiamo, con Luca, deciso di metterlo in scena. Il teatro
di Shaffer è il teatro che amo: "teatrale". Shaffer conosce la natura
profonda del teatro: con un minimo di mezzi crea il massimo delle immagini.
Amadeus è la storia di una
feroce gelosia. Salieri,
il più celebre compositore del suo tempo, è, infatti, un mediocre compositore.
Questo, egli lo ignora, fino al giorno in cui incontra Mozart e si accorge
della propria impotenza di fronte al genio. Egli non può competere con
il genio, ma può distruggere l'uomo. Nella sua posizione, ne ha i mezzi.
E ci riesce. Mozart fa di tutto per farsi detestare: è arrogante, insolente.
Offende Salieri senza rendersene conto. In effetti, Mozart dice quello
che pensa, e ciò che pensa è proprio la verità. Quanto alla presunta
antipatia di Salieri, egli
è a mio avviso invece simpatico, come lo sono spesso le persone
patetiche. Questa è la terza volta che dirigo Amadeus:
la prima fu a Varsavia nel 1981, la seconda a Parigi l'anno successivo.
Come sempre per ogni nuovo allestimento, Peter Shaffer, Luca Barbareschi
ed io uniremo le nostre forze per perfezionare questo testo straordinario,
cercando di catturare e soprattutto di affascinare il pubblico.
Roman
Polanski
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