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Lo spettacolo, unico musical di Annibale
Ruccello, è uno dei testi più rappresentativi del malessere e delle
mode della nostra società. Lo spettacolo, pur partendo dalla tipologia
teatrale alla "Hellzapoppin" musicale, se ne discosta approfondendo
i concetti con una satira graffiante della società. Con la sua dissacrante
ironia, il suo guardare con uguale sarcasmo ed amore sia alla tradizione
classica del musical e del "filmone" americano che alla farsa scarpettiana
ed al cafè-chantant più autentico (se non addirittura all'avanspettacolo
più sboccato), è certamente il testo ruccelliano in cui la musica ha
una funzione "teatrale" quanto mai efficace e presente, quasi oggetto
scenico tra gli altri a sottolineare e spesso ad esprimere i contenuti
grotteschi e dissacranti di questo geniale e turgido "pastiche". In
particolare, la musica composta da Carlo De Nonno appositamente per
la prima edizione dello spettacolo, è ormai inscindibile dal testo,
affianca toni romantici operettistici (con echi hollywoodiani e canzonettistici)
nel duetto d'amore tra Caterina e Don Felice e cori di stampo verdiano,
non temendo di contaminarsi con la volgarità ostentata della canzone
di Zia Lavinia con i vocalizzi del più puro (?!) spiritual. Il tutto
spruzzato da citazioni, scheggiamenti, richiami e parodie della grande
tradizione musicale napoletana e/o americana.
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