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È
una serata importante per il grande attore Emanuele Rossi, che sta debuttando
con un testo (che figura) scritto da lui davanti ai notabili della sua
città, ma sua moglie Elvira, invece di essere a teatro a trepidare -
e gioire - per le sorti della commedia del marito, è rimasta a casa
ad occuparsi di lavori domestici, e del bucato, che esibisce con trascurata,
quanto provocatoria, naturalezza. Emanuele vorrebbe una moglie mondana,
da esibire in società, ed è portato a disprezzare Elvira per il suo
puntiglioso rinchiudersi nell'universo apparentemente ristretto della
"casalinghità". Ma ben presto questo piccolo mondo convenzionale ed
ordinato si capovolge: Emanuele scopre che quel testo di successo che
ha interpretato e di cui si è assunto la paternità è stato in realtà
scritto da Elvira e che questa racchiude in sé una carica eversiva talmente
potente da scegliere di rimanere nascosta per impossibilità assoluta
di affermarsi nel concreto. Infatti, mentre per ogni altra donna di
mediocri ideali l'uscita dalla casa e l'emulazione dell'uomo sono il
tetto delle aspirazioni, per
Elvira la libertà è quel mondo dei piatti e dei panni
che le permette la riflessione distaccata e critica, senza compromessi.
A fianco dei protagonisti e della loro storia personale - dall'amore
di lui che vacilla per timore di quel cervello di moglie, fino al ritrovamento
di un feeling amoroso si muovono altri personaggi, esaminati sotto la
lente del grottesco, e tratteggiati con lo stile caustico di cui Brancati
è un riconosciuto maestro: Giovanni Rapisardi, vecchio brontolone vagamente
ribelle più per misoginia che per vera coscienza politica; Ciro Ardizzoni,
il nobile giovanotto che si dedica alla causa del comunismo per essere
sicuro di "andare dove va il mondo"; il Commendator Peppino Lauria,
un politico che nasconde sotto una coltre di perbenismo sordidi trascorsi
di avventure sessuali e di capacità trasformistiche - e con loro la
fatua attrice Wanda Capponcini, la serva Tina (troppo vecchia per servire
e che va quindi accudita, il critico della radio, che aspetta di sapere
"dall'alto" come debba pensare… tutti costoro contribuiscono a darci
il quadro di una società italiana corrosa nel suo malcostume dall'arte
di arrangiarsi. "Una donna di casa" è stata scritta da Vitaliano
Brancati nel 1950, ma questa Elvira, che rifiuta di scrivere un'opera
su commissione di uno o dell'altro dei due partiti di massa che, con
lusinghe e ricatti, se ne contendono i servizi, trovando il coraggio
di respingere le seduzioni degli opposti conformismi (quello clericale
e quello comunista) ci impartisce una lezione di liberà ancora oggi
valida ed attuale. Un tale satirico ritratto dell'"italietta" che cercava,
nel dopoguerra, la propria identità sociale e politica, dilaniata da
mille contrasti e contraddizioni, capace di grandi affermazioni individuali
e collettive, nonostante l'incombenza dei politici e della politica,
è composto da Vitaliano Brancati con mano sapientemente ironica e spesso
irresistibilmente comica. Più che nelle altre sue opere il grande autore
è riuscito a coniugare in questa sua "una donna di casa" le esigenze
della satira con quelle del divertimento.
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