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"Non si uccidono così anche i cavalli? è tratto dal romanzo di Horace
Mc Coy, un melodramma amaro e coinvolgente che getta una luce di rara
intensità sugli anni disperati della grande depressione in America.
Tutto è ambientato tra i partecipanti ad una maratona di ballo alla
ricerca di un premio di 1.500 dollari per l'ultima coppia che resterà
"in piedi". La straordinaria risposta che il giovane protagonista dà
ai poliziotti che sono venuti ad arrestarlo per aver aiutato il suicidio
di uno dei concorrenti è agghiacciante e densa di verità drammatica:
"Non si uccidono così anche i cavalli?", ovvero un atto di pietà per
chi nella vita si "azzoppa" e probabilmente non riuscirà più a rialzarsi.
Metafora sulla vita e sulla durezza crudele di una società il cui valore
essenziale è lo sfruttamento persino del dolore degli altri per trarne
un profitto attraverso l'illusione del successo e del riscatto economico,
è anche una metafora sul mondo dello spettacolo. Infatti i protagonisti
della maratona sono costretti da un cinico presentatore a dare rappresentazione
di sé e, fra gli stessi partecipanti, molti provengono da quel mondo
dello spettacolo così affascinante ma anche il primo ad essere colpito
dalla grande crisi economica. La versione teatrale (si ricorda un celebre
film diretto da Sidney Pollak) prosegue l'opera e la ricerca linguistica
di Giancarlo Sepe, già espressa con grande successo nello spettacolo
precedente "E ballando… ballando". Interpreti numerosi, come del resto
è indispensabile, una piccola orchestra e la musica americana degli
anni '30, sono gli ingredienti per uno spettacolo travolgente e coinvolgente.
Lo spettacolo debutterà al Festival "La Versiliana" edizione 1999.
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