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LA
TRAMA
Il settantenne Agostino Toti, professore in un ginnasio di provincia,
ha deciso di sposarsi per poter usufruire del massimo della pensione.
A Lillina, figlia del bidello della scuola, e incinta per la sua relazione
con Giacomino Delisi, offre affetto e sicurezza in un matrimonio che
sarà tale solo di nome.
Toti favorisce le visite di Giacomino a Lillina, cui è nato intanto
un bambino, anzi gli procura un buon impiego e resta indifferente alle
chiacchiere del paese.
Ma il giorno in cui il giovane interrompe i rapporti, si reca in casa
Delisi col bambino, sfidando le ire della sorella di Giacomino e del
prete che la spalleggia, don Landolina. Giacomino gli confessa di essersi
findanzato, ma Toti, lucido e spregiudicato, perora la causa di Lillina
e del bambino con tale calore che Giacomino lo segue, eludendo le pressioni
congiunte della sorella e del prete.
L'AUTORE
Luigi Pirandello nacque ad Agrigento nel 1867.
Di famiglia agiata, studiò alle università di Palermo, Roma e Bonn,
in Germania, dove per qualche tempo si trattenne ad insegnare.
Tornato in Italia ebbe un tracollo economico.
Si dedicò allora all'insegnamento, assumendo all'Istituto di Magistero
di Roma la cattedra di Letteratura Italiana.
Ai suoi esordi di scrittore appartengono alcuni volumi di poesie, le
note critiche del Taccuino di Bonn, una raccolta di novelle e il romanzo
L'esclusa, ma l'inizio della sua fama coincide con il romanzo Il fu
Mattia Pascal.
Nel 1910 Pirandello
si cimentò per la prima volta nel teatro, riducendo ad atto unico per
l'attore Nino Martoglio una propria novella: La morsa.
A partire da questo momento l'attività di Pirandello si dividerà equamente
tra la narrativa e il Teatro; e mentre la prima, che egli coltivò ininterrottamente
da 1894 alla morte, è quella in cui molta critica ravvisa i suoi momenti
più alti, al secondo è soprattutto legata quella eccezionale e rapida
fortuna internazionale che culminerà nel 1934 con l'assegnazione del
premio Nobel.
Ricordiamo alcuni titoli: sia quel gruppo di opere che tra il 1910 e
il 1920 si ambientano in una riconoscibile Sicilia, o in un altrettanto
riconoscibile mondo borghese (Lumie di Sicilia, Liolà, Pensaci, Giacomino!,
Il piacere dell'onestà, Tutto per bene, Così è se vi pare, Il gioco
delle parti, Come prima meglio di prima), sia quei drammi successivi
al 1920 - come Vestire gli ignudi, 1922 e La vita che ti diedi, 1923
- in cui la formulazione ideologica e sentimentale di quei motivi si
stacca, per così dire, da un'ambientazione contingente per ricercare
un più universale carattere di apologo: prima nella trilogia del "teatro
nel teatro" (Sei personaggi in cerca d'autore, 1921; Ciascuno a suo
modo, 1924; Questa sera si recita a soggetto, 1929), poi nei grandi
"miti" in cui Pirandello diede alla propria utopia una veste sociale
(La nuova colonia, 1928), mistica (Lazzaro, 1929) ed estetica (I giganti
della montagna, 1937, incompiuta). Nel 1925, lasciato l'insegnamento,
Pirandello costituì una propria compagnia che ebbe in Marta Abba (cui
lo scrittore dedicò Vestire gli ignudi e L'amica delle mogli, 1927)
un'ideale e congeniale primattrice.
Morì a Roma nel 1936. Nel testamento chiese che il suo corpo fosse cremato
e le ceneri sparse alla terra o conservate nella campagna di Agrigento.
PERCHE' QUESTO SPETTACOLO
Lettere al figlio Stefano da "Sipario" (1952)
Roma, 11 luglio 1916
Debbo darti intanto una notizia che ti farà molto piacere: jersera (10)
Musco ha rappresentato al "Nazionale" la mia commedia "Pensaci, Giacomino!
Con esito trionfale: alla fine del terzo atto il pubblico è saltato
compatto in piedi acclamandomi per sei volte alla ribalta. Ma io non
mi sono presentato. Quattro
chiamate ha avuto il primo atto, e due il secondo, in tutto dodici chiamate.
Ma la vittoria è stata bella perché il lavoro è audacissimo, e il pubblico
non era proclive all'applauso. Tutta la commedia è stata ascoltata con
un'attenzione vivissima, che faceva quasi paura. Musco è stato grande.
Sei contento, Stenù mio? Ho pensato parecchie volte a te, durante la
rappresentazione, e avrei voluto averti vicino insieme con Fausto che
mi faceva compagnia in un palchetto nascosto di terzo ordine. Forse
avresti sofferto e palpitato un po' troppo con lui, ma avresti poi,
come lui, goduto una bella gioia.
Roma, 14 luglio 1916
Nella lettera scorsa, temo d'aver segnato male la data, d'avere messo
un VI invece che un VII a indicare il mese. Te ne sarai accorto, se
la lettera t'è arrivata. Ma giugno è come luglio, e luglio è come qualunque
altro mese finché la dura così. Il tempo per me cangerà il tuo ritorno.
La commedia Pensaci, Giacomino! Ha avuto una serie di repliche con esito
felicissimo e correrà certo la penisola trionfalmente. Musco è entusiasta
della sua parte, che dà la misura intera del suo valore artistico, impedendogli
d'abbandonarsi ai comici acrobatismi di dubbio gusto del "Paraninfo"
e del "San Giovanni decollato". Ho preso impegno di scrivergli un'altra
commedia per il prossimo ottobre, e spero di mantenerlo, benché il teatro,
come tu sai, mi tenti poco. Ma sogno una rustica bicocchetta in qualche
borgo solitario, ove andarmi a seppellire, in un tempo più o men lontano;
solo, con le unghie lunghe, sudicio e peloso. La mia più viva soddisfazione
sarà lanciare di lassù un solennissimo sputo a tutta la civiltà.
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