Teatro De Gli Incamminati
Teatro Comunale "Ebe Stignani" Imola
Diabiogues - Le Belle Bandiere
presentano


IL BERRETTO A SONAGLI
'A birritta cu 'i ciancianeddi
di Luigi Pirandello

con
ELENA BUCCI, STEFANO RANDISI,
MARCO GROSSO, ENZO VETRANO

e con
Antonio Alveario, Marika Pugliatti

regia
Elena Bucci, Stefano Randisi,
Marco Grosso, Enzo Vetrano


scenografia Carluccio Rossi
progetto luci Giuliano Viani
direttore tecnico e datore luci Loredana Oddone
fonico Nico Carrieri


Non c'è traccia di moralismo, in questo Berretto, ma sguardo lucido e pietoso anche nella risata sulla povertà delle relazioni umane, che non riescono ad esistere e a durare senza relegare la verità nelle menti dei folli o nei manicomi. Ma chi sono i pazzi, qui? Tutto il lavoro è percorso da questa domanda candida, che scatena il grottesco o il dramma. Così il berretto a sonagli - quello che si mette in testa ai pazzi per sentirli arrivare - con tutto il suo carico di domande e di angoscia, passa da Fana alla Saracena, a Fifì, a Spanò, a donna Assunta, a Nina Ciampa per arrivare al passaggio finale: tutti lo mettono a forza a Beatrice che - quasi capro espiatorio - come ultimo gesto di tenace follia lo porge a Ciampa. Sia lui ora a scegliere, nonostante la filosofia...Gli attori e i personaggi si perdono in quella terra di nessuno che è il teatro vivo - quello che Pirandello tanto cercò, scardinando i meccanismi collaudati e noti, aprendo le porte -. Quante porte nel Berretto squarciando la quarta parete, facendo finalmente entrare in teatro quei sei personaggi in cerca d'autore, quegli attori che lottano contro la costrizione della rappresentazione, quelle domande che svegliano l'attenzione e uccidono la noia della convenzione.

Il progetto di mettere in scena "Il berretto a sonagli" di Luigi Pirandello, nasce dalla precedente felice esperienza dell'allestimento di "Mondo Carta", tratto dalle Novelle per un anno e incentrato sulla costante tematica del diritto dei personaggi "di carta" a un'altra vita, spettacolo che ha segnato l'inizio della collaborazione tra due nuclei di artisti dai percorsi diversi, ma legati da affinità creative e d'intenti. La collaborazione si è rivelata molto proficua sia dal punto di vista produttivo, sia da quello creativo e artistico, unendo i vantaggi di una linea poetica comune alla ricchezza degli apporti delle diverse individualità e si è consolidata in una progettualità continuativa che prevede ora la realizzazione de "Il berretto a sonagli", dove, come nel lavoro precedente, l'aspetto visivo e visionario avrà un particolare rilievo. I personaggi sono vissuti come "figure" di un mondo chiuso e claustrofobico, che allude ad altri luoghi "chiusi" del sociale - un manicomio? Una casa di cura? - e lottano per emergere e rivelarsi, vogliono superare i limiti della storia nella quale sono scritti per poter essere "altro". Fin dall'inizio dello spettacolo, sono tutti in attesa di rivelare i propri sentimenti, convivono disordinatamente sulla scena, come nella mente dell'Autore durante i suoi rovelli creativi, si spiano, si controllano, parlottano, si "provano" come esseri autonomi e si svelano a poco a poco, definendosi via via più chiaramente in un gioco di tempi e di ruoli che evidenzia la perversità e le possibili trappole del rapporto tra il singolo e la società. I temi pirandelliani dell'apparenza e della follia attraversano il testo con un ritmo incalzante, generando una spirale ineluttabile di azioni e reazioni. Il contrasto tra la corda civile e la corda pazza è quello tra due mondi, ed è ora titanico, ora grottesco e straziante. Ciampa è l'anima popolare, manifestazione di una saggezza coatta e inamovibile. Con Fana, Fifì la bella e donna Assunta, è maschera immutabile di un tempo senza tempo, sostenuto nelle sue convinzioni dalla certezza di regole ataviche. Beatrice è l'inquieta borghese, la "donna nuova" e impaziente, incapace di sostenere il suo ruolo e di accettare le regole; incarna l'ansia di fuga, il desiderio di rottura e - con la trascinante carica quasi magica della Saracena - dà voce all'insofferenza femminile per le forme ormai vuote di senso e all'irrazionalità della passione autentica. In questo scontro tra due mondi, le ragioni dell'etica e quelle della Legge cercano un equilibrio impossibile, dibattendosi, sbriciolandosi, avvolgendosi su se stesse come il delegato Spanò nei suoi tortuosi tentativi di razionalismo, nella ricerca impossibile di definire la "verità". Il lavoro esalterà le differenze fra le classi sociali cui appartengono i vari personaggi e i loro diversi livelli di espressione e consapevolezza fino ad innescare la riflessione sulle molteplici percezioni della realtà e della finzione. Tutti i personaggi diventeranno la maschera di un sentimento. Il perbenismo, il quieto vivere, la sottomissione a leggi immutabili, la paura, si coloreranno di luce grottesca, come in un incubo della forte carica implosiva che si risolverà in un finale tanto sorprendente quanto predestinato, che lascerà aperto il dubbio di quanto sia "vero" e quanto, invece,… "teatro".