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Testo di Thomas
Bernhard scritto nel 1979 con la consueta maestria, la medesima ferocia,
quella più pericolosa, quella dell'intelligenza, della lucidità… Testo
sulla menzogna e la complicità. Tre fratelli: il presidente del tribunale
di simpatie nazionalsocialiste, la sorella maggiore, nazionalsocialista,
l'altra sorella paralitica, socialista… Un solo grande grido, un urlo,
ma non metafisico, non solo drammatico, anche grottesco, ironico, sardonico,
nero… Ancora una volta è la moralità o l'immoralità la materia del contendere.
Nella traduzione
per forza traditrice di Roberto Menin. Ma le parole hanno bisogno di
grandi interpreti, le parole essiccanti, lucide, taglienti, implacabili,
necessarie e ridicole al tempo stesso, e alla fine in quella stanza
con quei tre fratelli è una parte di noi che si ritrova; una parte di
tutti ma assolutamente tutti noi, nessuno escluso… La metafora che pare
tanto lontana si fa carne e materiale teatrale Verso la fine, al punto
che precede la ritirata, la fine, la morte, quando dobbiamo fare i conti,
prima della pensione e del riposo. Grande
Bernhard ancora una volta grazie per la tua intelligenza drammaturgica
al vetriolo, per la tua inclemente lucidità. Al mio terzo appuntamento
dopo Alla meta con Valeria Moriconi e Il riformatore del mondo con Gianrico
Tedeschi sono onorato di avvicinarmi a Vor Dem Ruhestand avendo come
compagni di viaggio due fuoriclasse come Umberto Orsini e Valeria Moriconi.
Piero Maccarinelli
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