|
Pochissime sono le
opere dell'ingegno umano che anche a secoli di distanza della loro comparsa
mantengono intatti e vivi valore e significato, al punto da risultare
sempre attuali, sempre moderne. Tra queste "Amleto" è certamente quella
che più si è prestata a diventare di volta in volta metafora o simbolo,
chiave di interpretazione di un'epoca e delle sue caratteristiche culturali
ed isistenziali. "Amleto, scrive il traduttore e critico Agostino Lombardo,
non è più un personaggio drammatico ma è un mito, il maggior mito moderno,
un mito polivalente, polimorfico, proteico", adatto a tutte le stagioni
dell'animo e della mente umana.
Tragedia di vendetta, secondo una tradizione teatrale tutta elisabettiana,
Amleto" inscena l'opera di un vendicatore in tutte le fasi del suo sviluppo:
dalla presa di coscienza fino alla carneficina finale di cui anche il
protagonista resterà vittima. "
Ma nel percorso che porterà Amleto alla realizzazione del suo compito
di vendicatore, avviene uno straordinario ribaltamento di senso e una
nuova prospettiva: si attua, cioè, una straordinaria presa di coscienza,
che travalica le ragioni del sangue e/o delle necessità di giustizia.
Quando, stimolato dal padre Amleto apre gli occhi sul mondo, si rende
conto con lucido e atterrito sgomento che la sola cosa da capire è che
non c'è niente da capire, dal momento che il caso e il non senso reggono
le sorti travagliate degli uomini e delle loro vicende terrene. La
follia di Amleto è dunque questa straordinaria, modernissima consapevolezza
dell'assurdo del mondo e dell'esistere. Amleto è l'uomo moderno non
solo perché, incarnando molte delle contraddizioni che segnano nel profondo
l'esistenza di ciascuno di noi, dubita, si pone delle domande, non dà
nulla per scontato, ma Amleto è moderno proprio in questa chiarezza
che egli si fa della condizione umana e della sua insensatezza. "La
tragedia - scrive ancora Lombardo, il suo significato è proprio qui:
in questo Amleto lucido, consapevole, intelligente pur se finge la follia,
che afferra la vita in tutti i suoi rapporti , la coglie nel presente,
la vede nel passato, ne prepara il futuro - e di presente passato e
futuro se ne domanda la ragione. Alla domanda non c'è risposta, e il
mondo rimane (con tutto quello che ne consegue sul piano individuale
e collettivo) inesorabilmente "fuor di sesto".
|