Coop. Gli Ipocriti
diretta da Pasquale Sialò e Melina Balsamo
presenta


LUPARELLA
di Enzo Moscato

con
ISA DANIELI

e con
Anna Ferrigno, Giuliana Colzi, Franco Coni


regia
Enzo Moscato



musiche e canzoni Pasquale Scialò


Protagonista della vicenda (o della Storia, o della Natura, che, come Leopardi avvertiva, sono spesso, a Napoli, la stessa, crudelissima cosa) č Naną, l'anima candida e reietta, giovane-vecchissima creatura al servizio "minuto" delle donne di un bordello arroccato sui "Quartieri Spagnoli", nella Napoli, desolata e avvilita, dell'occupazione nazista, sul finire dell'estate del 1943. Naną, ovvero, voce strampalata e grottesca da epopea degli Ultimi. Naną, "schiava tra le schiave vendute", al triste mercato degli spiriti e la carne. Naną, dire-ricordare prigioniero e schernito, ma non per questo passivo o rassegnato alle stragi efferate della storia. Ed č questa Naną, simbolo di una Napoli-risentimento e non da folclorica cartolina, voce e volto d'azione di riscatto, a fronte delle infinite bugie e menzogne su un popolo, consegnatoci da chi ce lo tramanda come inerte e infingardo, pagnottista e voltagabbana, a farsi, nella vicenda, l'artefice violenta d'un delitto, d'una specie di catarsi, improvvisa e sanguinaria, attuata a difesa di una vittima, di qualcuno pił soggetto e pił debole di lei: di Luparella, appunto: l'altro corpo-non corpo in scena, puro fantasma, evocazione di memoria, ombra fedele di Naną nell'osceno e sboccato rosario dei martirii. Soglia, pietosa e disumana, in bilico continuo tra essere e non essere, speranza e perdizione, che muore nel dare alla luce, nel bordello spopolato perfino dalle sue "signorine", un'anonima creatura, fatta venire al mondo dalla stessa incompetenza e passione di Naną, mentre che, sul letto, "in articulo mortis", la vecchia prostituta viene ancora oltraggiata dalla foga sessuale di un giovane nazista, salito alle stanze del casino, perchč in cerca occasionale d'arnore, o, forse, d'ulteriore, occasionale sopraffazione a danno d'indifesi. L'attuale messa in scena, che ruota attorno ad una straordinaria e lavica Isa Danieli, tende a sottolineare, con la regia dello stesso atttore, gli aspetti evocativi e metaforici della pičce (in particolare, il trapasso storico di una liberazione che, da segreta, clandestina, mira a farsi collettiva e politicamente legittimata, con esplicito riferimento alle famose quattro giornate di Napoli, del setterrlbre '43) nonchč a marcare fortemente le valenze squisitamente linguistiche-fantastiche del testo, che, sulla scena, diventa quasi un canto continuo, una sorta d'appassionato "lied" tedesco-partenopeo, veicolante l'essenza d'universo, cosmo, della realtą di Napoli, qualcosa provincialistico o locale, pur usando fino in fondo l'arcinoto e teatralissimo suo idioma.
Enzo Moscato