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Chiara è la mamma padrona di una grande famiglia piccolo-borghese della
provincia napoletana. Padrona del marito Benedetto, professore di lettere,
uomo all'antica; padrona delle sorelle, Celeste e Rosa, di cui ha governato
la vita indirizzandone addirittura i gusti in fatto di mariti; padrona
soprattutto del figlio Franco, impiegato statale, psicolabile. Del figlio,
della sua fragilità psichica, Chiara ama dire: "…una sola parola: sensibilità!".
Ed è proprio questa spiccata sensibilità che metterà in pericolo la
stabilità della famiglia e minerà alla base il potere di Chiara. Franco,
infatti, e qui siamo alla storia vera e propria della commedia, ha un
legame molto forte con una cagnetta, Ofelia. Un giorno Ofelia, muore.
Il dolore è troppo forte per Franco che decide perciò di non voler più
soffrire, mai più, per la perdita di un affetto. Considera quindi il
fatto che la sua famiglia è perlopiù composta da anziani che, più presto
che tardi, dovranno lasciare la vita terrena. Bisogna perciò preparare
le sostituzioni. Attori, cioè, che siano la copia non fisicamente ma
spiritualmente esatta dei suoi parenti più cari. Attori pronti ad "entrare
in scena" non appena gli "originali" non "saranno più tra noi". Insomma
come le riserve che attendono il proprio turno in panchina durante una
partita di calcio. La trovata getta in un comprensibile scompiglio tutta
la famiglia. A protestare più vivamente sono soprattutto coloro che
saranno sostituiti per primi, perché ritenuti di salute più precaria,
come il padre Benedetto o lo zio Paolo, marito di Rosa, che invece si
sentono nient'affatto moribondi. Ma Chiara, unica "insostituibile" (di
mamma ce n'è una sola!) ordinerà invece di assecondare il figlio, non
riuscendo a prevedere quello che a suo discapito accadrà. Che, cioè,
i sostituiti metteranno in crisi i "titolari" risultando, talvolta,
addirittura migliori di loro. E che, dopo qualche mese, per la prima
volta nella storia della famiglia, i "sudditi" si ribelleranno alla
"regina" di casa costringendola, se vorrà preservare il proprio dominio,
a prendre, con spietato cinismo, una decisione finale (ma questa non
ve la racconto!)
Ho scritto questa commedia
nel 1991 e non appena la terminai pensai "questo è un testo che potrò
rappresentare solo tra qualche anno". E infatti..! Sentivo che la commedia
aveva bisogno di "riposo", di sedimentazione. Avevo bisogno di digerirla,
prima di tutto perché è una commedia piena di umori che avrei potuto
gestire solo con una maggiore maturità, sia artistica che umana, e poi
perché è una commedia sugli anziani, sulla incapacità di sopportare
i dolori, gli addii, la solitudine... E le caratteristiche fisiche e
morali dei miei attori e mie non erano ancora quelle giuste per sostenere
i ruoli di questo meccanismo paradossale che fa un po' il verso alle
geniali scoperte pirandelliane sull'eterno dilemma che vuole l'uomo
sempre sospeso tra realtà e finzione. Quando sul mio computer dovevo
decidere un titolo con cui salvare il file di "Di mamma ce n'è una sola",
scelsi "Sostituzioni". E' infatti la commedia delle sostituzioni, delle
recite, dei trucchi, degli attori, dei campanelli, delle maschere, dei
ruoli, dei finti dialetti, come quello che parla Carmela, la sorella
del professore, che ho inventato divertendomi a mescolare napoletano
arcaico, vari dialetti dell'entroterra campano, la "parlesia " (linguaggio
codice dei musicisti napoletani) e vocaboli di fantasia, il tutto storpiato
in una sorta di gramelot. E' la commedia del teatro, quel teatro che
mi piace tanto, che piace tanto recitare agli attori, i quali trovano
ognuno il proprio spazio, regalando al pubblico sorpresa e gelo, sorpresa
e commozione. Un post-scriptum per coloro i quali si chiederanno i motivi
che mi hanno spinto a prendere per me il ruolo di Chiara: perché facendolo
io rendo subito l'idea che ho dello spettacolo, uno spettacolo, come
già detto, sulle finzioni, sui paradossi. E poi perché il ruolo mi piace
molto e visto che io me la canto e io me la suono, a un certo punto
ho pensato: "Neh, ma perché non mi devo divertire?". Buon divertimento
anche a voi!
Vincenzo Salemme
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