Teatro Eliseo
Chi è di scena
presentano


DI MAMMA CE N'E' UNA SOLA
commedia in due tempi di
Vincenzo Salemme

con
VINCENZO SALEMME, NANDO PAONE, MAURIZIO CASAGRANDE, MARCELLO ROMOLO, CETTY SOMMELLA,
TERESA DEL VECCHIO, ANTONELLA CIOLI, MASSIMO
ANDREI, OMBRETTA CICCARELLI, GIORGIO CAROSI,
ROBERTA FORMILLI

regia
Vincenzo Salemme

scene Tonino Festa
costumi Pamela Aicardi
musiche Antonio Boccia


Chiara è la mamma padrona di una grande famiglia piccolo-borghese della provincia napoletana. Padrona del marito Benedetto, professore di lettere, uomo all'antica; padrona delle sorelle, Celeste e Rosa, di cui ha governato la vita indirizzandone addirittura i gusti in fatto di mariti; padrona soprattutto del figlio Franco, impiegato statale, psicolabile. Del figlio, della sua fragilità psichica, Chiara ama dire: "…una sola parola: sensibilità!". Ed è proprio questa spiccata sensibilità che metterà in pericolo la stabilità della famiglia e minerà alla base il potere di Chiara. Franco, infatti, e qui siamo alla storia vera e propria della commedia, ha un legame molto forte con una cagnetta, Ofelia. Un giorno Ofelia, muore. Il dolore è troppo forte per Franco che decide perciò di non voler più soffrire, mai più, per la perdita di un affetto. Considera quindi il fatto che la sua famiglia è perlopiù composta da anziani che, più presto che tardi, dovranno lasciare la vita terrena. Bisogna perciò preparare le sostituzioni. Attori, cioè, che siano la copia non fisicamente ma spiritualmente esatta dei suoi parenti più cari. Attori pronti ad "entrare in scena" non appena gli "originali" non "saranno più tra noi". Insomma come le riserve che attendono il proprio turno in panchina durante una partita di calcio. La trovata getta in un comprensibile scompiglio tutta la famiglia. A protestare più vivamente sono soprattutto coloro che saranno sostituiti per primi, perché ritenuti di salute più precaria, come il padre Benedetto o lo zio Paolo, marito di Rosa, che invece si sentono nient'affatto moribondi. Ma Chiara, unica "insostituibile" (di mamma ce n'è una sola!) ordinerà invece di assecondare il figlio, non riuscendo a prevedere quello che a suo discapito accadrà. Che, cioè, i sostituiti metteranno in crisi i "titolari" risultando, talvolta, addirittura migliori di loro. E che, dopo qualche mese, per la prima volta nella storia della famiglia, i "sudditi" si ribelleranno alla "regina" di casa costringendola, se vorrà preservare il proprio dominio, a prendre, con spietato cinismo, una decisione finale (ma questa non ve la racconto!)

Ho scritto questa commedia nel 1991 e non appena la terminai pensai "questo è un testo che potrò rappresentare solo tra qualche anno". E infatti..! Sentivo che la commedia aveva bisogno di "riposo", di sedimentazione. Avevo bisogno di digerirla, prima di tutto perché è una commedia piena di umori che avrei potuto gestire solo con una maggiore maturità, sia artistica che umana, e poi perché è una commedia sugli anziani, sulla incapacità di sopportare i dolori, gli addii, la solitudine... E le caratteristiche fisiche e morali dei miei attori e mie non erano ancora quelle giuste per sostenere i ruoli di questo meccanismo paradossale che fa un po' il verso alle geniali scoperte pirandelliane sull'eterno dilemma che vuole l'uomo sempre sospeso tra realtà e finzione. Quando sul mio computer dovevo decidere un titolo con cui salvare il file di "Di mamma ce n'è una sola", scelsi "Sostituzioni". E' infatti la commedia delle sostituzioni, delle recite, dei trucchi, degli attori, dei campanelli, delle maschere, dei ruoli, dei finti dialetti, come quello che parla Carmela, la sorella del professore, che ho inventato divertendomi a mescolare napoletano arcaico, vari dialetti dell'entroterra campano, la "parlesia " (linguaggio codice dei musicisti napoletani) e vocaboli di fantasia, il tutto storpiato in una sorta di gramelot. E' la commedia del teatro, quel teatro che mi piace tanto, che piace tanto recitare agli attori, i quali trovano ognuno il proprio spazio, regalando al pubblico sorpresa e gelo, sorpresa e commozione. Un post-scriptum per coloro i quali si chiederanno i motivi che mi hanno spinto a prendere per me il ruolo di Chiara: perché facendolo io rendo subito l'idea che ho dello spettacolo, uno spettacolo, come già detto, sulle finzioni, sui paradossi. E poi perché il ruolo mi piace molto e visto che io me la canto e io me la suono, a un certo punto ho pensato: "Neh, ma perché non mi devo divertire?". Buon divertimento anche a voi!
Vincenzo Salemme