La contemporanea 83
presenta


L'ANNASPO
di Raffaele Orlando

con
MADDALENA CRIPPA
MAURIZIO DONADONI

regia
Cristina Pezzoli

scene Giacomo Andrico
costumi Annamaria Heinreich
musiche Nicola Alesini


Ho letto "L'Annaspo" per la prima volta molti anni fa: ricordo l'emozione violentissima che mi diede la prima lettura del testo, come una scossa profonda: perchè quell'annaspare di cui Orlando parlava rappresentava in modo straordinariamente efficace una condizione di esistenza in cui vivere diventa sopravvivere cercando di non annegare, respirando con rabbia tra un'ondata e l'altra, perseguendo con cieca ostinazione poche piccole occasioni di felicità nel tentativo, vano, di non essere sommersi dalla buia insensatezza del quotidiano. Poi negli anni ho letto e riletto "L'Annaspo" e ho cercato, a più riprese, di metterlo in scena; ma, se questo testo piaceva moltissimo agli attori, molto meno interessava i possibili produttori che lo guardavano come un disco volante atterrato al semaforo di una tranquilla città dl provincia. E in un certo senso è proprio così: "L'Annaspo" è un oggetto alieno; lo è in primo luogo per il linguaggio che Orlando inventa per dare voce all'ingorgo che abita l'anima dei suoi personaggi "cose dette". Un linguaggio arduo come una salita di montagna: non dialetto, non gergo, non lingua, con una fortissima fondazione poetica eppure non letterario, ma profondamente fisico e quasi inscritto nel corpo di ciascun personaggio. Aliena anche la storiea che possiede la secchezza laconica e la violenza di un fatto di cronaca, ma anche l'esemplifìcazione essenziale propria alla tragedia classica. Scandita in undici quadri, con un forte commento musicale dal vivo, questa storia, ambientata nel casamento popolare di una grande città all'inizio degli anni sessanta e che si conclude come se fosse una tragedia elisabettiana, è anche, e forse soprattutto, una storiea d'amore. La storia di un amore sbagliato, alla fìne del quale, una giovane donna che assomiglia quasi a una bambina, resta sola nel suo inferno cercando di trascinare i suoi morti verso il cielo, lontanissimo, alla ricerca dl un impossibile altrove.
Cristina Pezzoli