I Piccioni di Piazza Maggiore
presenta


ZIUS
di Alessandro Bergonzoni

con
ALESSANDRO BERGONZONI

regia
Sebastiano Calabrò


scenografia Mauro Bellei


Poniamo che nel suo nuovo spettacolo Alessandro Bergonzoni entri in uno spazio dove tutto, compresi i suoi personaggi, si specchi in un gioco di riflessi meticolosi ed anche micidiali. Dove l'unità di misura è sempre raddoppiata da inevitabili rifrazioni. Dove una coppia di gemelli, già geneticamente doppi, sono contemporaneamente uno la metà dell'altro con in più qualcosa che appartiene ad m ulteriore doppio (forse un ennesimo gemello?). Ora cosa si potrà mai scatenare da una situazione come questa inserita anche in un impianto scenico panottico ideato da Mauro Bellei? Semplice, un luogo mentale-teatrale dove Jean lascia il posto a Jean Jean che però evoca Jean per Jean andando ad intersecarsi in una continuità che potrebbe essere doppia ma che invece rimane, almeno questa, rigidamente singola. Bergonzoni, quindi, al centro preciso di una matassa comica da dipanare ma con una difficoltà specifica: ci sono due capi, o un loro multiplo, da seguire prima di arrivare in fondo. Ci vuole una precisa tecnica di paziente e certosino smontaggio per non intrecciare i fili o, meglio, per intrecciarli senza rendere vano l'obiettivo finale e per sottrarre tutte le curve da una tortuosa strada rendendola alla fine rettilinea. Bisogna ricorrere a tutte le risorse possibili ed immaginabili, anche a quelle inimmaginabili, e forse spirituali, per riuscire nell'impresa. Ci vuole tutta la scaltrezza possibile per non scambiare le aberrazioni ottiche tipiche dei miraggi in qualcosa di solido e reale che, se preso come tale, può risultare fatale. Claudio Calabrò stavolta si trova a dirigere un Bergonzoni che non è detto sia lo stesso personaggio se visto da angolazioni differenti; il lato destro può infatti rivelarsi molto diverso da quello sinistro, così come la schiena può non appartenere alla stessa persona che un attimo prima avevamo visto di fronte. Si tratta quindi di un concreto esperimento di "doppelganger" portato alle estreme conseguenze comiche senza prendere le scorciatoie degli equivoci. E il pubblico alla fine sarà numericamente reale o si rivelerà piuttosto solo un riflesso ripetuto all'infinito di un'unica persona posta in mezzo a due specchi? In definitiva, però, in "Zius" di specchi non ne compaiono.