Gittiesse Artisti Riuniti
presenta


IL FIGLIO DI PULCINELLA
di Eduardo De Filippo

con
GEPPY GLEIJESES
REGINA BIANCHI
ANTONIO CASAGRANDE
NUNZIO GALLO

e con
Marilù Prati


regia
Roberto Guicciardini



Qui c'è un Pulcinella al tramonto, che si presta a "attaccare cappello dove sta l'asino" ovvero, prende la tessera di ogni partito, specialmente del partito che sta al potere. Così dalla Commedia dell'Arte si precipita nello spettacolo satirico della partitocrazia.
Geppy Gleijeses

Seconda delle tre commedie (le altre sono Tommaso D'Amalfi e Vincenzo De Pretore) che formano il ciclo del "realismo fantastico", "Il figlio di Pulcinella" è stata scritta da Eduardo nel 1958 e da lui stesso portata sulle scene quattro anni dopo. Successivamente viene ripresa da Gennaro Magliulo (1968) e dal Collettivo di Parma (1974): ed è proprio in quest'ultima occasione che Eduardo chiede a Geppy Gleijeses, allora diciannovenne, di interpretare il ruolo che era stato suo e al quale ora Gleijeses fa ritorno per la regia di Roberto Guicciardini. "Favola moderna di una storia antica", "Il figlio di Pulcinella" è una delle opere meno note di Eduardo, ambientata nel periodo del "laurismo" (dal sindaco di Napoli Achille Lauro), delle elezioni vinte con la promessa "una scarpa prima e una dopo il vito", dell'atavica arte di arrangiarsi costretta a venire a patti con gli interessi della partitocrazia. Una commedia esplicitamente politica, pertanto; sottesa da una forte tensione civile, ma anche da un autentico piacere di fare teatro, con particolare attenzione all'ambientazione in prevalenza in "esterni" e alla costruzione di potenti squarci drammatici affidati a personaggi che, sottolinea il regista, "agiscono come maschere di una commedia sociale, con sul volto i segni incisi delle loro fissazioni, ubbie, distorsioni caratteriali, senza per questo abdicare a un grado di plausibilità e di verità umana". E in questo contesto, la maschera antica di Pulcinella, "restaurata e ritinta", finisce con l'assumere un ruolo sempre più ambiguo e misterioso, a tratti anche tragico, non per questo però disposta a rinunciare ai suoi guizzi di follia affabulatoria, ai suoi imprevedibili scarti di umore e all'irresistibile comicità insita nella sua mimetica virtù di aderire a tutte le situazioni, anche a quelle più contraddittorie.