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Qui c'è un Pulcinella al tramonto, che si presta a "attaccare cappello
dove sta l'asino" ovvero, prende la tessera di ogni partito, specialmente
del partito che sta al potere. Così dalla Commedia dell'Arte si precipita
nello spettacolo satirico della partitocrazia.
Geppy Gleijeses
Seconda delle tre commedie (le altre sono Tommaso D'Amalfi e Vincenzo
De Pretore) che formano il ciclo del "realismo fantastico", "Il figlio
di Pulcinella" è stata scritta da Eduardo nel 1958 e da lui stesso portata
sulle scene quattro anni dopo. Successivamente viene ripresa da Gennaro
Magliulo (1968) e dal Collettivo di Parma (1974): ed è proprio in quest'ultima
occasione che Eduardo chiede a Geppy Gleijeses, allora diciannovenne,
di interpretare il ruolo che era stato suo e al quale ora Gleijeses
fa ritorno per la regia di Roberto Guicciardini. "Favola moderna di
una storia antica", "Il figlio di Pulcinella" è una delle opere meno
note di Eduardo, ambientata nel periodo del "laurismo" (dal sindaco
di Napoli Achille Lauro), delle elezioni vinte con la promessa "una
scarpa prima e una dopo il vito", dell'atavica arte di arrangiarsi costretta
a venire a patti con gli interessi della partitocrazia. Una commedia
esplicitamente politica, pertanto; sottesa da una forte tensione civile,
ma anche da un autentico piacere di fare teatro, con particolare attenzione
all'ambientazione in prevalenza in "esterni" e alla costruzione di potenti
squarci drammatici affidati a personaggi che, sottolinea il regista,
"agiscono come maschere di una commedia sociale, con sul volto i segni
incisi delle loro fissazioni, ubbie, distorsioni caratteriali, senza
per questo abdicare a un grado di plausibilità e di verità umana". E
in questo contesto, la maschera antica di Pulcinella, "restaurata e
ritinta", finisce con l'assumere un ruolo sempre più ambiguo e misterioso,
a tratti anche tragico, non per questo però disposta a rinunciare ai
suoi guizzi di follia affabulatoria, ai suoi imprevedibili scarti di
umore e all'irresistibile comicità insita nella sua mimetica virtù di
aderire a tutte le situazioni, anche a quelle più contraddittorie.
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