Compagnia Rossella Falk
presenta


DIFFERENTI OPINIONI
(Amy's View)
di David Hare
traduzione Claudia Poggiani


con
ROSSELLA FALK

e con
Valentina Sperlì, Massimiliano Franciosa,
Anna Maria Torniai, Francesco Feletti,
Roberto Bisacco


regia
Piero Maccarinelli


scene Alberto Andreis
costumi Lina Nerli Taviani


Tutti non fanno che domandarsi in che modo un commmediografo inizi il suo lavoro. Per quanto mi concerne, in generale, il mio punto di partenza è stato un'immagine o un ricordo. Benché sia le trame che le idee e i personaggi potrebbero all'occorrenza rivelarsi più importanti, io non sono in grado di cominciare una commedia senza aver prima una sorta di foto evocativa nella mia mente, quasi si trattasse di un quadro. Non mi dimenticherò mai l'eccitazione a dir poco viscerale ad un party di San Silvestro del 1966, quando, fresco di università, entrai per la prima volta nella casa di un pittore nel Berkshire. E' stata quella la prima volta in cui ho incontrato degli adulti per i quali la parola arte avesse davvero la A maiuscola. "Differenti opinioni" inizia nel salotto di una vedova, disseminato di opere dell'artista scomparso, Bernard Thomas. Ed è lo spirito di Thomas che permea l'intera commedia. La storia che segue, sul rapporto tra una protagonista teatrale del West End, Judi Allen e la sua amata figliola Amy, si snoda nell'arco di sedici anni, con inizio nel 1979. Ho adorato fin da giovane il teatro ed il cinema che permettono di raccontare vicende nell'arco di lunghi periodi di tempo. C'è sempre qualcosa di struggente nel guardare come il passare degli anni sia diverso per ciascuno di noi. Ma, al di là di questo, quando stavo pensando a "Differenti opinioni", ho assaporato il gusto della sfida nel volerla strutturare in quattro atti. Questa scelta astuta e difficile insieme, è stata propria di scrittori basilari come Ibsen, Cechov, 0'Neill per ottenere interessanti sospensioni e quindi poi connessioni tra eventi separati e per operare accorti mutamenti stilistici. Ma di recente è stata più o meno abbandonata dal teatro moderno in favore di tecniche più frammentate, spesso mutuate dai film o dalla televisione. A trent'anni dal mio ingresso nel mondo artistico, nello scrivere questa particolare commedia, ho optato per una speciale nitidezza. Resto ostinatamente ancor oggi tanto abbagliato dal potere di trasformazione dell'arte quanto allora. Sono sempre più accanitamente convinto che è la sua importanza intrinseca a dar forma e senso alla nostra vita. Nel dire questo e nell'aver scritto una commedia che è, alla fine, una testimonianza di quanto l'arte possa dare dignità alla vita, almeno individualmente, sono contento che tante persone siano state in grado di focalizzare il fatto che la commedia aspira ad usare tutti i mezzi del teatro per difendere il teatro stesso. Dal momento del debutto della commedia al National Theater mi sono anche divertito, oltre che sentito un po' preso alla sprovvista, di fronte alle più svariate reazioni del pubblico. Non è insolito per un autore ritenere di avere scritto una commedia su un determinato argomento e scoprire che il pubblico la pensa in modo del tutto diverso. Ma ignoro per quale altra commedia abbia ricevuto lettere così diverse come per questa. Qualcuno mi scrive che è soprattutto una commedia familiare, lo studio di un rapporto tra madre e figlia. Per altri è una tragedia incentrata sul misterioso e profondo interrogativo del perché non si sia mai in grado di chiedere scusa alle persone a cui dovremmo ed invece si preferisca disastrosamente rimandare il momento della riconciliazione di giorno in giorno. E ancora per altri viene vista soprattutto come un attacco di una generazione che considera l'arte qualcosa di fuori moda ed elitario... Spero di non rovinare il divertimento di nessuno asserendo che trovo valide tutte queste interpretazioni e che almeno per tre quarti erano intenzionali. Ma al di là di tutte, il mio scopo nello scrivere questa commedia era di fare qualcosa di assolutamente semplice eppure ancora penosamente raro: mettere in scena la vita di donne contemporanee in una maniera che spero le donne possano riconoscere. Da quando nel 1970 andò in scena la mia prima commedia "Slag", all'Hampstead Theater con un cast tutto al femminile (Rosemary Mc Hale, Marty Cruickshank a Diane Fletcher a nella ripresa dell'anno dopo alla Royal Court con Anna Massey, Lynn Redgrave e Barbara Ferris), ho sempre cercato di dare uguale voce alle donne in un momento in cui tante commedie avevano invece sempre trattato di problemi maschili. David Hare Anni fa, Harley Granville Barker, promotore del National Theatre, scriveva che: "L'arte del teatro è come prima cosa, come ultima cosa e comunque, la recitazione." Un'affermazione che mi trova d'accordo con questo modo di sentire proprio per esperienza personale, e fin dal più profondo del cuore.
David Hare

"Amy's View" di David Hare è andata in scena a Londra con enorme successo al National Theatre. Ambientata negli ultimi quindici anni in quattro brevi atti, racconta delle differenti opinioni, dei diversi punti di vista di tre generazioni che si confrontano e si scontrano e molto raramente si incontrano, con toni lievi e pacati, talora ironici, brillanti, spiritosi, talora tragici o drammatici, sempre intelligenti. Commedia di parole quante altre mai, di punti di vista sulla vita, l'esistenza, la comunicazione interpersonale, ma anche sul mondo dei media, sull'alcool e l'amore, sulla vecchiaia, sulle ambizioni sbagliate, sull'incapacità di affrontare il quotidiano, sul teatro. Come già in Pinter, qui il non detto è importante quanto il detto e la scrittura rifugge da qualsiasi minimalismo sfiorando talvolta un corposo realismo intimista quasi cinematografico. Sono sei personaggi, tre uomini e tre donne, non in cerca d'autore ma alla ricerca di loro stessi; sembrano essere i nipoti o i pronipoti dei personaggi del "Gabbiano" di Cechov, arrivati come naufraghi alla riva degli anni ottanta e poi ritrovati nel corso di una quindicina di anni fino ad oggi. Sono un'attrice, una giornalista, un avvocato ed un regista cinematografico, un giovane attore di teatro e la vedova di un pittore, insegnante in un liceo ma ormai in pensione. Sei intellettuali stanchi e privati non dei loro ideali ma della possibilità di realizzarli in un sociale sempre più privo di ideali. Ma non sono forzatamente dei perdenti, forse sono semplicemente inadeguati, ma non lo siamo forse un po' tutti? Si parla molto dei media in questa commedia o per meglio dire dei mezzi di comunicazione ed anche questo è un terreno di scontro perché qualcuno pensa di poter meglio comunicare attraverso il teatro, una comunicazione diretta, interpersonale, mentre qualcun'altro preferisce il pettegolezzo, lo scandalismo dell'informazione, o il cinema, o la pornografia di una televisione sempre più invadente, non solo usata come mezzo. L'autore ha il gran pregio di non essere mai demagogico o dimostrativo. Ogni personaggio ha le sue ragioni a le difende a non sono forzatamente le opinioni dell'autore che infatti si è occupato sia di teatro che di televisione oltre ad aver firmato la regia di quattro film. Commedia commovente anche con i suoi quattro bellissimi finali d'atto, commedia mai definitiva. L'asse portante è rappresentato da diverse generazioni di donne e Rossella Falk, insieme a Valentina Sperlì, ci condurrà in questo gioco di opinioni, fra personalità precise non in sintonia fra loro, e ci permetterà di scegliere di prendere partito, di tifare per una delle differenti opinioni o più semplicemente di lasciarci andare all'ascolto. Seguire queste sei anime nel loro vagare, spesso a vuoto, nelle loro idee, nel loro destino di "piccoli poveri uomini feroci". "Sono agghiacciata dalla violenza. So che è importante per tipi come te ma io non la capisco... so che voi non la chiamate violenza nei vostri film la chiamate azione... comunque sia la vita non è così. Forse sto solo invecchiando ma sono stufa di questo bisogno che avete voi giovani di tirar fuori le pistole... Che cosa è successo? Perché siete così tanto tutti annoiati?" Judi, l'attrice, lo domanderà al regista ed in questa battuta io credo che ognuno di noi possa trovare una piccola parte di sé in accordo con Judi o con il regista.
Piero Maccarinelli