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"Orestea - Atridi", di Michele Di Martino, è lo spettacolo che chiude
la triologia classica realizzata nelle ultime stagioni dall'Argot e
dal regista Maurizio Panici - tappe precedenti l'"Antigone" di Anouilh
e la "Fedra", riscritta dallo stesso Di Martino. Il progetto, che rappresenta
un'articolazione nuova e più complessa dell'impegno dell'Argot sulla
drammaturgia contemporanea, rilegge le fonti del teatro in chiave moderna,
grazie a un modulo interpretativo che pone al suo centro l'uomo e non
il divino. In questa scrittura dall'"Orestea" di Eschilo, la saga degli
Atridi diviene la storia di una "famiglia" di potere e di mafia occupata
a risolvere i conflitti con l'uso sbrigativo di una giustizia privata,
che si scontra inevitabilmente con la società civile. Al tempo stesso,
però, è anche il viaggio di Oreste verso la maturità, viaggio che corre
parallelo a quello della società civile verso la democrazia, il riconoscimento
della norma e del diritto. Oreste è un giovane pentito di mafia che,
grazie anche all'intervento di don Pino, prete onesto e coraggioso,
si convince che "uomo d'onore" non è colui che uccide, che si nasconde,
che fa strage di bambini, ma quello che ha il coraggio di ribellarsi
e non seguire la strada della morte e della vendetta. Come scrive Giancarlo
Caselli nella sua prefazione al testo, "significative sono le figure
dei preti, l'uno (Don Mario) che con la malavita, l'antistato convive,
complotta, l'altro (Don Pino) che sacrifica la propria vita per sconfiggerlo.
Proprio come talora nella realtà. Un'analisi interessante è anche quella
sull'altra metà della mafia, le donne. Tra loro c'è chi da vittima diviene
carnefice, chi si rassegna, chi la combatte, ma certo non immuni, non
estranee le donne, bensì protagoniste, nodi cruciali dell'espandersi,
del sopravvivere, del mutare della mafia". Così Clitemnestra, uccidendo
Agamennone per ribellarsi agli oltraggi patiti da lei stessa a dalla
figlia Ifigenia, si inserisce nella catena della vendetta, ma, in quanto
donna e adultera, merita, in base al codice d'onore, la punizione per
mano di Oreste. Cassandra subisce il proprio destino. Elettra ha coltivato
troppo a lungo il suo odio per potersene distaccare e, latitante, sarà
condannata come mandante del matricidio. Torna, accanto ad Oreste, Ifigenia.
Spettacolo corale, "Orestea - Atridi", si avvale con successo di una
compagine di interpreti eterogenea per formazione, ma che sa trovare,
grazie all'attenta ed equilibrata regia, armonia e coesione nei pur
diversi registri. Così Pamela Villoresi è una Clitemnestra dominatrice
e fredda dentro e piena di sentimentalismi fuori; Carlo Alighiero le
fa il controcanto con il ritratto perfettamente sgradevole di Don Mario;
a lui si contrappone un Don Pino (Antonio Latella) visionario e astratto,
mentre Antonella Attili disegna la figura tragica e implacabile di Elettra.
Blas Roca Rey è un Oreste nervoso e fragile, Elisabetta Valgoi, una
Cassandra consapevole e rassegnata, riappare nel finale nelle vesti
di Ifigenia. Le suggestioni musicali elaborate da Massimo Nunzi sono
eseguite dal vivo dai flauti di Laura Della Mora: una musica popolare,
profondamente emotiva "per uno spettacolo di passione che cerca di restituire
il senso più alto del fare teatro, associando al carattere di dramma
sacro della tragedia una visione laica fortemente ancorata alla realtà
presente".
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