Coop. Argot a.r.l.
presenta


ORESTEA: ATRIDI
di Michele Di Martino

con
PAMELA VILLORESI
CARLO ALIGHIERO


e con
Antonella Attili, Antonio Latella,
Blas Roca Rey, Elisabetta Valgoi,
Laura Della Mora, Maurizio Panici


regia
Maurizio Panici


scene e costumi Dialmo Ferrari
musiche originali Massimo Nunzi


"Orestea - Atridi", di Michele Di Martino, è lo spettacolo che chiude la triologia classica realizzata nelle ultime stagioni dall'Argot e dal regista Maurizio Panici - tappe precedenti l'"Antigone" di Anouilh e la "Fedra", riscritta dallo stesso Di Martino. Il progetto, che rappresenta un'articolazione nuova e più complessa dell'impegno dell'Argot sulla drammaturgia contemporanea, rilegge le fonti del teatro in chiave moderna, grazie a un modulo interpretativo che pone al suo centro l'uomo e non il divino. In questa scrittura dall'"Orestea" di Eschilo, la saga degli Atridi diviene la storia di una "famiglia" di potere e di mafia occupata a risolvere i conflitti con l'uso sbrigativo di una giustizia privata, che si scontra inevitabilmente con la società civile. Al tempo stesso, però, è anche il viaggio di Oreste verso la maturità, viaggio che corre parallelo a quello della società civile verso la democrazia, il riconoscimento della norma e del diritto. Oreste è un giovane pentito di mafia che, grazie anche all'intervento di don Pino, prete onesto e coraggioso, si convince che "uomo d'onore" non è colui che uccide, che si nasconde, che fa strage di bambini, ma quello che ha il coraggio di ribellarsi e non seguire la strada della morte e della vendetta. Come scrive Giancarlo Caselli nella sua prefazione al testo, "significative sono le figure dei preti, l'uno (Don Mario) che con la malavita, l'antistato convive, complotta, l'altro (Don Pino) che sacrifica la propria vita per sconfiggerlo. Proprio come talora nella realtà. Un'analisi interessante è anche quella sull'altra metà della mafia, le donne. Tra loro c'è chi da vittima diviene carnefice, chi si rassegna, chi la combatte, ma certo non immuni, non estranee le donne, bensì protagoniste, nodi cruciali dell'espandersi, del sopravvivere, del mutare della mafia". Così Clitemnestra, uccidendo Agamennone per ribellarsi agli oltraggi patiti da lei stessa a dalla figlia Ifigenia, si inserisce nella catena della vendetta, ma, in quanto donna e adultera, merita, in base al codice d'onore, la punizione per mano di Oreste. Cassandra subisce il proprio destino. Elettra ha coltivato troppo a lungo il suo odio per potersene distaccare e, latitante, sarà condannata come mandante del matricidio. Torna, accanto ad Oreste, Ifigenia. Spettacolo corale, "Orestea - Atridi", si avvale con successo di una compagine di interpreti eterogenea per formazione, ma che sa trovare, grazie all'attenta ed equilibrata regia, armonia e coesione nei pur diversi registri. Così Pamela Villoresi è una Clitemnestra dominatrice e fredda dentro e piena di sentimentalismi fuori; Carlo Alighiero le fa il controcanto con il ritratto perfettamente sgradevole di Don Mario; a lui si contrappone un Don Pino (Antonio Latella) visionario e astratto, mentre Antonella Attili disegna la figura tragica e implacabile di Elettra. Blas Roca Rey è un Oreste nervoso e fragile, Elisabetta Valgoi, una Cassandra consapevole e rassegnata, riappare nel finale nelle vesti di Ifigenia. Le suggestioni musicali elaborate da Massimo Nunzi sono eseguite dal vivo dai flauti di Laura Della Mora: una musica popolare, profondamente emotiva "per uno spettacolo di passione che cerca di restituire il senso più alto del fare teatro, associando al carattere di dramma sacro della tragedia una visione laica fortemente ancorata alla realtà presente".