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Rappresentazione della Passione
- che Antonio Calenda ha tratto da un manoscritto medievale, e affidato
ora all'interpretazione di Piera Degli Esposti nel ruolo della Madonna
- nacque oltre vent'anni fa. Erano gli "anni di piombo", lacerati dalle
ferite e dalla violenza di una dolorosa "guerra civile": coraggioso
e significativo, proporre un simile spettacolo, un evento anomalo nel
panorama culturale e teatrale di allora. Fuori dai circuiti, allestito
nelle chiese e nelle piazze, il racconto della Passione di Gesù Cristo
- così ricco di spunti narrativi e di pathos drammatico - raccontava
il dolore, la sofferenza e lo smarrimento del giusto tradito, del debole
sopraffatto, diventava metafora della storia quale espressione universale
del quotidiano dolore esistenziale e dell'aspirazione a un mondo migliore.
La prima applauditissima edizione dello spettacolo si avvalse dell'intensità
interpretativa, nervosa e umana di Elsa Merlini, che offrì nel ruolo
della mater dolorosa, un'indimenticabile prova d'attrice; successivamente,
Calenda ha ripreso ancora Rappresentazione della Passione, negli anni
80, scegliendo - per la parte della protagonista - un'altra interprete
di spessore e forte personalità, quale Pupella Maggio. E sin dalle prime
repliche, Rappresentazione della Passione apparve come uno spettacolo
destinato a conquistare, commuovere, indurre alla riflessione: fu replicato
in importantissimi luoghi cattolici in Italia e anche all'estero, alternando
le recite sui palcoscenici dei teatri a quelle allestite sui sagrati
delle chiese, nei chiostri o in spazi storicamente significativi...
La Rappresentazione della Passione, nelle prime edizioni, è stata data
a Roma nelle chiese di Sant'Andrea della Valle e di Sant'Ignazio, e
poi a New York, in Canada, in Australia… addirittura alla presenza del
Cardinale Martini - allora arcivescovo di Milano - che assisstette allo
spettacolo nella chiesa di Santo Stefano… In occasione del Grande Giubileo
dell'anno 2000 (nell'ambito del quale la Rappresentazione della Passione
è stata inserita, con l'apposizione del "logo giubilare", tra le manifestazioni
ufficiali e di alto valore culturale), Antonio Calenda ha voluto riprendere
lo spettacolo, convinto che in questo momento vulnerato d'orrori e barbarie,
esso si rivesta di un valore particolare: "È come se ancora una volta,
attraverso la magia dell'accadimento teatrale - afferma il regista -
Maria, Cristo, i discepoli, i farisei, Giuda, Maddalena, i poveri comici,
il povero sbandato, l'Angelo, il Diavolo, i soldati, Pilato, il povero
Nicodemo, incarnati nelle parole e nei gesti degli attori fossero convocati
sull'altare della scena per essere testimoni, araldi di una tragedia
antica: il dolore e la sofferenza del giusto tradito e angosciato per
l'abbandono degli amici, lo smarrimento e l'impotenza dei semplici e
dei poveri di fronte al potere, il dolore delle madri private dei figli,
la speranza nel vagito di un bimbo appena nato, la forza del perdono
ed il sacrificio di sé nella morte volontariamente scelta, quale possibile
risoluzione per spezzare l'immobilità dialettica del binomio-odio morte,
vittima-carnefice…" Rappresentato in alcuni centri inclusi nei percorsi
giubilari del Friuli-Venezia Giulia (come la splendida antica basilica
di Aquileia), nella Basilica di Santa Maria di Collemaggio a L'Aquila,
e - alla fine della scorsa stagione - in un luogo denso di significati
e toccato profondamente dal dolore come la Risiera di San Sabba di Trieste
(l'unico campo di sterminio nazista esistente in Italia), lo spettacolo
ha poi inaugurato il Meeting per l'amicizia fra i popoli 1999, applaudito
al Palasport di Rimini da più di duemila ragazzi ed ha poi iniziato
una lunga tournèe nazionale, che lo porterà nelle città più importanti
e, naturalmente, ancora a Roma. Il testo di Rappresentazione della Passione
è stato tratto da una sacra rappresentazione di origine medievale desunta
dal Codice V.E. 361 della Biblioteca Nazionale di Roma, rinvenuto in
Sulmona intorno al 1886 e costituito da un manoscritto che la monaca
teatina Maria Jacoba Fioria curò come copista negli anni 1576 e 1577.
Di grande fascino la lingua, ricca di prestiti, ascendenze sovrapposizioni:
molto simile a quella poetica che Jacopone da Todi usò nella sua celeberrima
Lauda. L'argomento dello spettacolo è il più diffusamente adottato dalle
sacre rappresentazioni europee: la Passione di Gesù Cristo che per la
sua intensa drammaticità e per la sua portata metaforica di valore universale,
tuttora coinvolge e commuove il pubblico. La regia di Antonio Calenda
(autore anche dell'elaborazione drammaturgica), sottolinea proprio quest'attualità,
questo eterno valore del senso profondo della Passione: immagina lo
svolgersi dell'azione come una rappresentazione di poveri comici nell'Italia
contadina della seconda guerra mondiale, intersecando al dramma della
vita e della morte di Cristo, la denuncia della folle barbarie che ogni
guerra provoca, e l'evocazione delle dure condizioni di vita delle masse
dei poveri e degli inermi. Accanto a Piera Degli Esposti che interpreta
con ammirevole intensità drammatica e tensione, il difficile ruolo della
Madonna, recitano il giovane Maximilian Nisi (Gesù) e Giampiero Fortebraccio
(Giuda), Giancarlo Cortesi (Caifas), e una decina di altri affiatati
interpreti. Le musiche originali, eseguite dal vivo, sono di Germano
Mazzocchetti, mentre l'impianto scenico - teso a riproporre, come nelle
rappresentazioni medievali, la centralità del pubblico - è di Bruno
Buonincontri. La costruzione scenografica infatti è costituita da una
pedana rialzata rettangolare lungo cui vengono collocate panche per
un numero limitato di spettatori: una struttura adatta a spazi teatrali,
ma anche a quelli meno consueti delle chiese, dei sagrati e dei chiostri,
dove lo spettacolo spesso viene messo in scena. Di Buonincontri sono
anche i costumi (dai bozzetti di Francescangelo Ciarletta e Ambra Danon),
mentre le luci sono create da Claudio Schmid. Lo spettacolo - inserito
fra le manifestazioni ufficiali del Grande Giubileo dell'Anno 2000 -
è prodotto dal Teatro Stabile del Friuli-Venezia Giulia e dal TSA Teatro
Stabile Abruzzese.
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