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Lucilla-Winnie
affonda nel cemento. O forse in tavole ingrigite.
O forse è semplicemente in palcoscenico, cercando di seguire
con la massima attenzione le indicazioni e le parole che Beckett ci
ha dato come una sorta di "mappa" che ti avvicina alla verità
del testo.
Lucilla-Winnie è una donna che potrebbe rimandarsi ad una donna
di oggi. Che va al mercato, con la sua sporta nera.
Che cerca il dialogo con il marito. Negando continuamente la sua condizione.
Ed è lì immobile.
Imbrigliata in quel palcoscenico.
Col marito che non la guarda, o quasi, che non ascolta quel fiume di
parole, fatti, di frammenti di storie e ricordi. Forse le ascolta, forse
no, e lei le vede. Forse è un enorme tensione scenica fra due
attori.
Tensione che non deve apparire tesa. (Tutto è quasi immobile).
Quel palcoscenico si trova davanti ad un pubblico, che in certi momenti
è uno specchio di Winnie. E' l'udito di Lucilla che parla a se
stessa attraverso loro. Il pubblico è anche la "coppietta
degli Shower"? Forse. Tutto si ripete ogni volta che ri-accade.
Tutti gli oggetti sono sempre pronti perchè tutto possa riaccadere.
Cercare di entrare
nel teatro di Beckett, è mettersi a fare un esercizio di azzeramento
di significati e di certezze, perchè nessun progetto premeditato
serve se poi non accade nulla. L'importante è che tutto accada
lì, perchè l'unica verità è ciò che
accade lì, davanti agli occhi di tutti...
Ragazzo: "Che devo dire al Signor Godot, signore?"
Vladimiro: "Gli dirai...gli dirai che mi hai visto e che...che
mi hai visto."
Giampiero Solari
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