Teatro Stabile di Firenze
presenta

HEDDA GABLER
di Henrik Ibsen

con
ANNA BONAIUTO

e con
Sara Bertelà, Flavio Bonacci


regia
Carlo Cecchi

scene e costumi Titina Maselli


Fino alla metà dell'Ottocento il Teatro scandinavo vegetava, e talvolta prosperava, all'ombra delle altre grandi letterature europee. II formidabile fenomeno che capovolge la situazione, e dà improvvisamente al Teatro scandinavo un compito non più d'imitatore, ma di innovatore e pioniere di tutto il Teatro moderno, è l'apparizione, di uno dei più grandi drammaturghi degli ultimi cent'anni: Henrik Ibsen. Provocatore di scandalo, come i veri rivoluzionari della scena, Ibsen ha avuto dai critici giudizi e interpretazioni spesso contraddittori. Verismo e simbolismo, romanticismo e suggestione metafisica si incontrano nell'ampio arco delle sue opere, senza dubbio tra le più rappresentate. La riforma ibseniana fa si che I'autore rinunci al fantasioso e al leggendario per accostarsi alle strettoie della realtà e spremere la poesia dal grigio delle nevrosi quotidiane. Siamo di fronte ad una specie di scienziato-giocoliere, di mago-prestigiatore, di burattinaio-alchimista di grandissimo stile che scruta uomini e donne e la loro eterna commedia, pesandone al milligrammo le debolezze e le menzogne, i falsi eroismi e le illusioni, per comporne, scomporne e ricomporne in tutte le possibili combinazioni una quantità di giuochi scenici; dove manovrando le fila egli li farà scontrare, accusarsi, spogliarsi, sviscerarsi, e da ultimo inabissarsi senza pietà. La fortuna del teatro di lbsen è stata grandissima in tutto il mondo. In Italia fu Eleonora Duse a presentare, con "Casa di bambola" (Milano 1891), il nuovo autore: e a lbsen la Duse dedicherà la sua passione di interprete ancora con "Hedda Gabler", "Rosmersholm", "La donna del mare", "Spettri". Hedda Gabler è, forse, la più contorta e maltrattata delle sue figure. Annoiata donna moderna, nella quale le vaghe irrequietudini di Emma Bovary si sono concretizzate ed ingigantite, non si rivela, durante lo svolgimento del dramma, anzi, metà delle sue parole mirano a nasconderne I'animo. Eppure, è viva come pochi personaggi del teatro di tutti i tempi. Certo, non è una donna amabile. Intorno a lei si respira I'atmosfera insieme seduttiva e respingente che di solito emana dalla gente decaduta e non rassegnata, e il cui prestigio di un tempo si è mutato in astio e alterigia sprezzante. Del suo decadimento è cosciente: infatti sente il bisogno di pesare su un destino umano per dimostrare a se stessa che in lei c'è una forza. Solo lo scrittore Loevborg può darle il senso della sua personalità, il senso di esistere veramente al di fuori della mediocrità che la circonda. E il capire questo la esaspera perché tra lei e I'uomo c'è di mezzo una donna, I'insignificante Tea, che pure ha salvato Loevborg dal vizio e ha saputo ispirargli un'opera geniale. Da fanciulla Hedda aveva intravisto al di là della tristezza meschina della grettissima vita di provincia, la gioia, la bellezza, la genialità, ma nessuna aspirazione fu mai più immiserita della sua. Cosi la bocca si atteggia perennemente in una piega satanica e la sua vita finisce in tragedia: finisce in un dramma di lussuria soffocata, di gelosia esasperata e, insieme, di necessaria viltà. Hedda muore, dopo aver spinto al suicidio Loevborg, fingendo di trastullarsi con le pistole di suo padre, il generale Gabler.