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Fino alla metà dell'Ottocento
il Teatro scandinavo vegetava, e talvolta prosperava, all'ombra delle
altre grandi letterature europee. II formidabile fenomeno che capovolge
la situazione, e dà improvvisamente al Teatro scandinavo un compito
non più d'imitatore, ma di innovatore e pioniere di tutto il Teatro
moderno, è l'apparizione, di uno dei più grandi drammaturghi degli ultimi
cent'anni: Henrik Ibsen. Provocatore di scandalo, come i veri rivoluzionari
della scena, Ibsen ha avuto dai critici giudizi e interpretazioni spesso
contraddittori. Verismo e simbolismo, romanticismo e suggestione metafisica
si incontrano nell'ampio arco delle sue opere, senza dubbio tra le più
rappresentate. La riforma ibseniana fa si che I'autore rinunci al fantasioso
e al leggendario per accostarsi alle strettoie della realtà e spremere
la poesia dal grigio delle nevrosi quotidiane. Siamo di fronte ad una
specie di scienziato-giocoliere, di mago-prestigiatore, di burattinaio-alchimista
di grandissimo stile che scruta uomini e donne e la loro eterna commedia,
pesandone al milligrammo le debolezze e le menzogne, i falsi eroismi
e le illusioni, per comporne, scomporne e ricomporne in tutte le possibili
combinazioni una quantità di giuochi scenici; dove manovrando le fila
egli li farà scontrare, accusarsi, spogliarsi, sviscerarsi, e da ultimo
inabissarsi senza pietà. La fortuna del teatro di lbsen è stata grandissima
in tutto il mondo. In Italia fu Eleonora Duse a presentare, con "Casa
di bambola" (Milano 1891), il nuovo autore: e a lbsen la Duse dedicherà
la sua passione di interprete ancora con "Hedda Gabler", "Rosmersholm",
"La donna del mare", "Spettri". Hedda Gabler è, forse, la più contorta
e maltrattata delle sue figure. Annoiata donna moderna, nella quale
le vaghe irrequietudini di Emma Bovary si sono concretizzate ed ingigantite,
non si rivela, durante lo svolgimento del dramma, anzi, metà delle sue
parole mirano a nasconderne I'animo. Eppure, è viva come pochi personaggi
del teatro di tutti i tempi. Certo, non è una donna amabile. Intorno
a lei si respira I'atmosfera insieme seduttiva e respingente che di
solito emana dalla gente decaduta e non rassegnata, e il cui prestigio
di un tempo si è mutato in astio e alterigia sprezzante. Del suo decadimento
è cosciente: infatti sente il bisogno di pesare su un destino umano
per dimostrare a se stessa che in lei c'è una forza. Solo lo scrittore
Loevborg può darle il senso della sua personalità, il senso di esistere
veramente al di fuori della mediocrità che la circonda. E il capire
questo la esaspera perché tra lei e I'uomo c'è di mezzo una donna, I'insignificante
Tea, che pure ha salvato Loevborg dal vizio e ha saputo ispirargli un'opera
geniale. Da fanciulla Hedda aveva intravisto al di là della tristezza
meschina della grettissima vita di provincia, la gioia, la bellezza,
la genialità, ma nessuna aspirazione fu mai più immiserita della sua.
Cosi la bocca si atteggia perennemente in una piega satanica e la sua
vita finisce in tragedia: finisce in un dramma di lussuria soffocata,
di gelosia esasperata e, insieme, di necessaria viltà. Hedda muore,
dopo aver spinto al suicidio Loevborg, fingendo di trastullarsi con
le pistole di suo padre, il generale Gabler.
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