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Due atti unici, una nuova svolta
nella storia di Arca Azzurra e del suo sodalizio con Ugo Chiti, un nuovo
capitolo in qualche modo diverso dal progetto ormai decennale che lega
autore e gruppo alla memoria del territorio toscano, sia memoria storico
- sociale che memoria fantastica. Due testi diversi presentati in differenti
versioni qualche anno orsono ma che Chiti ha voluto affrontare di nuovo
e con il suo gruppo per una vera e propria riappropriazione, mettendoli
insieme in un unico spettacolo "per quell'ironica e tragica comunanza
del tema, la solitudine "buffonesca" di due diversità e soprattutto,
perché interessanti per un percorso di rinnovamento e ricerca con l'Arca
Azzurra. Una ricerca, in questo caso, che entra per la prima volta,
in un territorio metropolitano, un paesaggio periferico di città riconoscibile
e metaforica". Dopo "Visita a Kafka" dunque, una nuova escursione in
territori almeno in parte non abituali, verso un nuovo orizzonte di
ricerca drammaturgica, nel solco comunque del lavoro che dagli esordi
lega il drammaturgo e regista Ugo Chiti all'attività della compagnia.
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