Arca Azzurra Teatro
presenta



LA CASA DEI VALZER
di Giordano Raggi

con
GIUSEPPE PAMBIERI
MICOL PAMBIERI

e con
Lucia Socci, Dimitri Frosali, Giuliana Colzi

regia di
Enrico Maria Lamanna


Era il 1996, quando Giordano Raggi mi fece leggere "La casa dei valzer". Già le mie scelte registiche si stavano sempre più orientando verso una drammaturgia contemporanea, più attuale e cinematografica. Mi trovai di fronte a un'opera che racchiudeva, sì tutto ciò, ma in più possedeva quella cattiveria, quella "malattia", quella rabbia, quella "ironia" leggera che da sempre caratterizzano le mie scelte artistiche. Elementi riscontrati fino ad allora solo in Ruccello. E come sempre, anche allora, partirono le emozioni, i pensieri, i personaggi presero forma. Dal '96 al '98 sono passati due anni e ritrovare nuovamente "La casa dei valzer" è segno anche di un destino… Storia semplice… e poi il crollare degli eventi, baratri a sorpresa, atmosfera euforica ma… ambigua, malata. Come figurine i cinque protagonisti prendono forma, si divertono, si odiano, in un locale - balera della provincia Toscana. Da questo luogo i cinque riportano resoconti del passato, di tragici eventi, di avventurosi viaggi, di sconfitte subite. E di rabbie e di gioie incomprensibili ai più. E allora ecco il Vanni, l'Alfio, la Ines, l'Annetta e la Veronica divenire figurine funeree, sepolcrali e le candele dei tavoli possono trasformarsi in lumini e la musica felice, ubriaca è solo un sottofondo lontano per una malinconia sinuosa che prende piede sempre più. Il linguaggio di Raggi è apparentemente lieve, leggero, ma quel suono, quello scandire, quella apparente banalità è una vera e propria gabbia ritmica all'interno della quale i personaggi sono costretti ad una congestione crescente. La violenza si fa più sensibile sino a esplodere con quel linguaggio, nel solo modo consentito: nell'azione fisica e brutale. Il Vanni, l'Alfio, la Ines, l'Annetta e la Veronica non sono certo eroi classici, ma figure classiche sì. Parti della nostra epoca, in cui si accorpano infinite e feroci tensioni che sono il risultato di tristi e disperate solitudini.
Enrico Maria Lamanna

In Italia, le serate danzanti in balera sono uno dei fenomeni più diffusi, e misconosciuti, del divertimento notturno, proprio perché appartenenti a quelle fasce di età ritenute, erroneamente, meno interessanti in termini di mercato. Dopo aver affrontato in "Ecstasy" il tema del ballo tra i giovani, ho sentito l'esigenza di tornare all'interno di un ambiente dove il ballo non venisse più vissuto in termini di isolamento e abbrutimento, ma di sensualità e allontanamento della solitudine. L'uso del dialetto toscano, che si fa in questa pièce, è stato volutamente scelto per fornire anche in scrittura quell'impatto diretto, asciutto e spesso spietato che solo una lingua viva ad un tempo ironica e tagliente avrebbe potuto, nelle intenzioni garantire.
Giordano Raggi