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La Repubblica, 10 marzo 1997
Caligola con le calze a rete gioca a fare il carnefice
Se ci fa ascoltare la ragione
della Resistenza che ucciderà Caligola, la regia non nega un'adesione
sentimentale alla lucida figura del mostro, alla fine consapevole. Lo
umanizza con struggente tormento Ferdinando Bruni, altalenando con amletica
maestria tra la disperazione dei monologhi col proprio io, la tenerezza
celata dei dialoghi a due con i compagni di deriva in cui si riconosce
e la spietatezza spettacolare dei suoi travestimenti pubblici, quando
gioca la parte del carnefice o del pazzo e irride l'arte o la religione,
improvvisando una danza o indossando il costume di una Venere soubrette
in calze a rete.
Franco Quadri
Grazia, Febbraio 1997
L'imperatore al circo della libertà.
Elio De Capitani, sulla linea
dell'interesse che il Teatro dell'Elfo ha sempre avuto per il mondo
giovanile e la devianza, ha letto il testo come un segno di una sensibilità
estrema. La scena, ideata da Carlo Sala, si apre sul tendone di un circo,
metafora degli assurdi giochi del mondo e del teatro. Il protagonista
è un Ferdinando Bruni lucido e asciutto.
Ugo Volli
Corriere della Sera, 22 Febbraio 1997
La vita è circo, parola di Caligola.
Impresa non facile quella affrontata
da Elio De Capitani mettendo in scena per Teatridithalia con Ferdinando
Bruni nel ruolo del protagonista la vicenda del tormentato e crudele
imperatore. Impossibile, per parlarne, non partire dal dato più vistoso:
l'intera azione è ambientata in un circo, raffigurato con cadenze e
stilemi fra l'espressionista e il caricaturale. Caligola diventa, così,
un impresario dispotico, Elicone un rozzo domatore e i congiurati-vittime
dei pagliacci. Sul piano interpretativo mi sembra che De Capitani abbia
avuto una buona intuizione nel suggerire al protagonista una sorta di
doppia tonalità: un tono grave nei colloqui con se stesso e un tono
artificioso, quasi stridulo nel ruolo che impersona ed esercita.
Giovanni Raboni
Dal Servizio del TG1, Febbraio 1997
Una volta ancora l'imperatore
Caligola muore accoltellato dai congiurati, ma il suo enigma continua
a vivere nel dramma di Camus. In scena ora al teatro milanese di Porta
Romana il dramma risente delle diverse riscritture del protagonista
Caligola. Concepito negli anni '30 con simpatia, eroe negativo, mostro
per amore che annega la disperazione del vivere nella voluttà della
morte, Camus negli anni '40 si accorse che il suo dandy assassino strizzava
l'occhio a un certo Hitler e lo corresse politicamente facendone una
belva impazzita. Nell'ultima versione del '58, poi, i congiurati sembravano
addirittura figure della Resistenza. L'interpretazione di Ferdinando
Bruni e la regia di Elio De Capitani non risolvono la contraddizione.
Bruni ha uno scatto quando imbrocca la strada del sadiano maledetto
senza orrore di se stesso e fa anche il verso a Visconti con Helmut
Berger nelle calze a rete di Martene Dietrich. Lo spettacolo è bello
e nutriente di quelli che fanno pensare e naturalmente discutere.
Giuseppe Vannucchi
Avvenire, 16 Febbraio 1997
Caligola destinato al circo.
Anche, o soprattutto, perché
testo di idee, dare veste scenica a Caligola non è impresa delle più
facili. De Capitani opta per una soluzione a suo modo estrema e immerge
il dramma sotto un tendone da circo intravedendo, parole sue, nella
crudeltà e nella poesia del circo metafore eccellenti della realtà.
A reggere con notevole impegno il ruolo di Caligola è Ferdinando Bruni.
Domenico Rigotti
II Giorno, 23 Febbraio 1997
Imperatore senza romanità come lo scrisse Camus.
Nel Caligola decisamente provocatorio
di De Capitani si può trovare di tutto tranne tracce della romanità:
esattamente come voleva Camus. Altro segno forte dell'allestimento:
la mitopatologia dell'imperatore assassino indossa i travestimenti di
un espressionismo beffardo, da spettacolo circense. Penso che il Caligola
visto al Porta Romana sia, con i suoi aspetti di farsa tragica, il suo
agitarsi di clowns, le sue beffarde deformazioni alla Dürrenmatt, le
sue trasgressioni violente, che non possono non richiamare le tappe
del percorso di De Capitani e dei suoi, da Pasolini a Mishima a Koltés,
sia tutto sommato il solo modo possibile per riproporlo oggi. Quanto
ai risultati, metterei all'attivo la bella prova di Ferdinando Bruni,
questa volta assolutamente convincente per impegno e, tutto sommato,
per la forza con cui, a prova di una maturata professionalità, ha reso
la "mostruosa" complessità del personaggio. E poi il gioco kitsch che
trasforma Elicone, l'anima nera di Caligola resa dal bravo Luciano Scarpa,
in un personaggio da varietà romanesco; e ancora l'impianto bitonale,
blu e rosso, che trasforma la Roma imperiale in un circo nel quale agiscono
le archetipiche figure della buffoneria circense.
Ugo Ronfani
L'Unità, 18 Febbraio 1997
Caligola e le sue fiere da circo.
Caligola, in scena in questi
giorni con la coinvolgente regia di Elio De Capitani: uno spettacolo
che segna un ritorno alle origini emozionali e visive di questo gruppo:
una teatralità deformata e grottesca, un circo espressionista violento
e blasfemo, popolato di personaggi esagerati, inquietanti, le figure
sformate dalle imbottiture, i volti sfigurati dalla biacca e dalle occhiaie
rese profondissime dal bistro scuro, marsine sgualcite, scarpe sformate,
copricapi improbabili e, a fare da buttafuori, tre energumeni vestiti
da guardiani da circo. Eccoli qui nelle strepitose, colorate scene circensi
di Carlo Sala, dove a dominare è spesso il rosso sangue, metafora evidente
della crudeltà di Caio, detto Caligola.
Maria Grazia Gregori
II Giornale, 23 Febbraio 1997
Il folle e sadico Caligola sotto un tendone da circo.
De Capitani ambienta la vicenda
sotto il tendone di un circo e l'idea mi è parsa buona. Direi realistica.
Da sempre infatti i senatori, i portavoce, i collaboratori che circondano
il potere o sono clown o fanno di tutto per sembrare tali. Per di più
la scelta funziona anche sotto il profilo spettacolare e il lavoro si
segue con interesse.
Umberto Simonetta
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