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L'Unità, Venerdì 24 Febbraio 1995
Il nuovo spettacolo di Bustric sul generale di Waterloo.
Il pollo di Napoleone.
Pontedera - Forse non tutti sanno
che ... quando Napoleone incontrò la gloria la scambiò per un pollo.
E chissà che non avesse visto giusto. Chi volesse saperne di più non
deve comprare l'ultimo numero della Settimana enigmistica ma prenotare
un posto per Napoleone magico imperatore, il nuovissimo spettacolo che
Bustric ha presentato in anteprima al teatro di via Manzoni di Pontedera,
prima di approdare a Firenze, al teatro di Rifredi, in prima nazionale
(dal 7 al 19 marzo). Un incontro bizzarro tra l'eroe di Waterloo e il
nostro mago-trasformista ma, per ammissione dello stesso Bustric, non
casuale. Come aveva promesso in apertura di stagione, infatti, il suo
Napoleone "più è divertente più è spietato…" E questo sembra essere
anche l'atteggiamento di Sergio Bini verso il proprio lavoro. Con la
grazia di un folletto crea piccoli incantesimi che dopo un attimo manda
in frantumi con finta sbadataggine, con il sorrisetto crudele di un
bambino tanto beneducato quanto dispettoso. Ed è proprio questa autoironia
che sembra preservare questo erede di Peter Pan dal rischio della ripetitività.
Il nuovo spettacolo conferma un "prestigiatore" ancora capace di stupire
con effetti speciali elaborati con una cura artigiana che contribuisce
a renderli ora più divertenti ora più commoventi. Si, perché la storia
del magico imperatore prevede anche momenti di amarezza, di solitudine
e di sconfitta - non a caso il sottotitolo dello spettacolo recita "dramma
buffo in un atto" - che Bustric affronta con la leggerezza malinconica
di una maturità espressiva mai gridata, mai alla ricerca dell'effetto
fine a se stesso. Così, bastano due sacchetti di plastica bianca con
una luce dentro per trasformare il palcoscenico nella pianura innevata
e senza fine che scandisce il tempo della fatale campagna di Russia.
E una vecchia cassettiera può contenere le cose più sorprendenti neanche
fosse la mitica borsa di Mary Poppins - mentre con solo due accendini
la scena si rivela un arsenale delle apparizioni in cui si può riscoprire
il piacere infantile della suggestione. Nell'imperniare l'azione su
un unico personaggio, Sergio Bini guadagna in spessore riuscendo a costruire
quasi un'ora e mezzo di spettacolo di inedita compattezza. E proprio
da questo piacere di raccontare un Bonaparte privato, giunge nuova linfa
al meccanismo del divertimento. Ne viene fuori un Napoleone magico ma
anche molto umano, accompagnato da grandi ambizioni ma anche da piccole
manie domestiche, una per tutte l'esilarante ossessione per i bottoni.
Dalla campagna d'Egitto fino all'esilio a Sant'Elena seguiamo il grande
politico ora a cavallo di un bizzoso tappeto volante, ora in groppa
al destriere che lo salverà dalla morte. C'è spazio anche per due scorribande,
all'insegna del più sfrenato trasformismo, nel mondo dei profumi avvelenati
delle cortigiane e in quello ciabattone di una Giuseppina casalinga
controvoglia. Non mancano neppure le occasioni per giocare con gli spettatori,
trasformati in cortigiani o chiamati a dare il proprio divertito contributo
alla nuova magia del prof. Bustric.
Andrea Nanni
La Nazione, Giovedì 9 Marzo 1995
Un buon successo per il nuovo spettacolo di Bustric.
Aiuto, Napoleone ha perso i bottoni.
Il fantasista ha raccontato surreali vizi e virtù dell'imperatore.
Con l amente a Renato Rascel.
Firenze - Prima nazionale, al
Teatro di Rifredi, di Napoleone magico imperatore, l'ultimo lavoro (definito
"dramma buffo in un atto") scritto e interpretato da Bustric - Sergio
Bini. Prestidigitatore, trasformista, attore, mimo, fantasista (questa
volta canta anche), da oltre quindici anni Bustric diverte e affascina
simpaticamente il pubblico con i suoi show in cui la finzione della
magia si innesta in quella del teatro. Per Napoleone, oggi, ha trasformato
il palcoscenico in una sorta di ironica e spiritosa officina delle meraviglie;
tanto più ricca di sorprese in quanto il palco si presenta decisamente
nudo, spoglio di elementi che possano in qualche modo aiutarlo. E invece
le invenzioni e le felici trovate si susseguono a ritmo costante: basta,
magari, aprire un cassetto o prendere anche soltanto un pezzo di un
costume per dare vita a piccole grandi meraviglie o a personaggi bizzarri
o nuovi. Nel segno, sempre, dell'humour più garbato e della fantasia.
Rispetto agli ultimi spettacoli, Napoleone magico imperatore è quello
in cui Bustric sembra affidarsi di più ai numeri di illusionismo e di
destrezza (vedi il gioco delle tre carte con il pubblico); e insieme,
al coinvolgimento ripetuto degli spettatori e alle sue eccezionali doti
di trasformista fulmineo, alla Fregoli. Ma, d'altro canto, questa parabola
di un'ora e un quarto su Napoleone colpisce anche per la lucidità e
l'efficacia con cui Bustric autore coglie e fotografa con rapidità alcuni
momenti chiave della carriera di grande dell'Imperatore e della sua
molto meno felice avventura umana. Con pochi tratti è delineala la resistibile
ascesa di quest'omino piccolo non soltanto di statura fino ai vertici
del potere, di cui egli ben conosce i meccanismi (che Bustric ci fa
capire essere sempre gli stessi, anche nella nostra Italia degli anni
Novanta). Però c'è anche posto, in questo ritratto svelto ma non frettoloso
del Mito. per qualche digressione strampalata e in definitiva poetica:
vedi l'idea di un Napoleone preoccupato ossessivamente dei bottoni che
si perdono a migliaia in battaglia - o la parentesi inattesa in cui
ci racconta, con candorc sincero e infantile, di come gli piaccia tanto,
ma tanto, firmare trattati, in cornici ufficiali e eleganti, perché
"è cosi bello, quando si è vinto". Bella, infine, anche come scrittura
la lunga scena in cui Napoleone, reduce dalla Russia, descrive tutta
l'attonita amarezza della sconfitta, la desolazione della disfatta arrivando
a lanciare uno sguardo addolorato a tutto il suo destino in ultima analisi
infelice. Non funziona, invece, nello spettacolo (o meglio, resta appena
accennata e non è sviluppata), proprio l'idea di fondo del potere come
gioco di prestigio, della sua conquista e del suo esercizio come illusione
e sublime mistificazione; e quindi di Napoleone come grande prestigiatore,
dopo che in Egitto - ci racconta Bustric - la Gloria in forma di Sfinge
gli avrebbe conferito poteri magici. I momenti di magia, si, ci sono,
ma assumono un altro senso: anche se è proprio in quelli che, come al
solito, Bustric diventa particolarmente divertente, con quelle sue espressioni
di gustoso e infantile compiacimento, un po' alla Topo Gigio, diremmo,
tra sottile stupore e enfasi ironica. Ma il racconto dello spettacolo
non sarebbe completo se non ricordassimo l'omaggio - esplicito ma discreto
- che Bustric non teme di fare a un precursore, che, t tanti anni fa,
lavorò, nella stessa chiave giocosa, satirica, surreale, sulla figura
di Napoleone: Renato Rascel. Peccalo per chi non l'ha visto.
Francesco Tei
Il Tirreno, Giovedì 9 Marzo 1995
Debutta a Rifredi "Napoleone".
L'Imperatore di mago Bustric.
Firenze - Bustric, secondo l'anagrafe
Sergio Bini, ha scambiato il vecchio cappellaccio alla Jacques Tati,
che portava in tanti spettacoli, per mettersi sul capo la feluca nera
dell'imperatore: Bustric, attore e illusionista, presenta infatti "Napoleone,
magico imperatore" nel suo nuovo spettacolo al teatro di Rifredi, in
prima nazionale. E Buatric non delude nemmeno questa volta, anzi continua
a divertire con la sua personale poetica surreale, la sua verve intelligente,
la sua presenza sulle tavole del palcoscenico così generosa e inesauribile
nelle invenzioni. Lo spettacolo, che è scritto, allestito e interpretato
tutto da lui, non è mai banale: cosa avrà spinto l'attore, che è un
beniamino del pubblico toscano, a cimentarsi con un personaggio come
Napoleone? Bustric confessa che è stata la somiglianza fisica tra loro
due: si può pensare però che sia stata la memoria storica di una popolare
canzoncina di Renato Rascel, che Bustric cita nel suo spettacolo. O
anche la voglia di dissacrare tanta magniloquenza sull'imperatore per
dimostrare che niente è poi sacro, ne sacrilego, ma tutto nelle storie
grandi e piccole è poco razionale e in fondo assai misterioso. Ecco
dunque il nostro Bustric-Napoleonc che vola dall'Egitto a Parigi su
un tappetino volante, che gioca con gli eserciti nemici trasformati
in anelli cinesi, che cavalca un cavallo di cartapesta formato solo
dalla testa, che trucca le tre carte e i fazzoletti colorati: l'illusionista
scende anche tra il pubblico, nel giorno dell'incoronazione imperiale,
e sembra estrarre dal naso degli spettatori cascate di monete sonanti.
Questo Napoleone di Bustric è un po' strapazzato negli abiti, un po'
sporco e sudato, non sa impugnare nemmeno la spada, anche se è baciato
dalla gloria, ma a lume di due accendini. Infine doveva arrivare alla
catastrofe, e qui lo aspettavamo: la ritirata di Russia è fatta da un'ombra
scura nel buio del palcoscenico, che trascina piano piano i piedoni,
che sono illuminati dentro due sacchetti di plastica, provocando un
fruscio come di neve. L'illusione è perfetta, in questo teatro povero,
fatto di un turbinio di pochi elementi minimali. Lo spettacolo è in
scena al teatro di Rifredi fino al prossimo 19 marzo.
Milly Mostradini
La Repubblica, Venerdì 10 Marzo 1995
"Napoleone" in scena a Rifredi
Bustric, imperatore degli effetti speciali.
Grazie all'attore-mago Bustric,
Napoleone è tornato fra noi. Dopo aver vagato "dalle Alpi alle Piramidi,
dal Manzanarre al Reno", l'imperatore tenta di conquistare anche il
pubblico e, da quanto si è visto a Rifredi, dove "Napoleone magico imperatore"
è in prima nazionale, gli è andata molto meglio che nella Campagna Russia.
Lo spettacolo di Bustric ha infatti suscitato risate e applausi. L'attore
fiorentino recita, canta, scorrazza per il palcoscenico come faceva
il grande corso fra le truppe. Punto di forza dello spettacolo sono
i giochi di prestigio e gli "effetti speciali" costruiti con artigianalità
da teatro povero. Bastano due sacchetti di plastica ai piedi per dare
la sensazione della ritirata di Russia, mentre le battaglie vengono
raccontate col gioco delle tre carte o come un incastro d'anelli cinesi.
Ma Bustric, in costumi sontuosi ed in una scena vuota ma piena d'illusioni,
sa descrivere anche la solitudine del dittatore, i problemi con le donne,
il dramma di un uomo drogato di fama che, non riuscendo mai a fermarsi,
diventò lui stesso vittima di sentimenti che non sapeva dominare. "Napoleone"
ha momenti irresistibili, come quando l'attore "vola" su un tappeto
volante dall'Egitto a Parigi, o cavalca un bianco destriero in cartapesta.
O ancora quando, vestito da donna, interpreta una comicissima moglie
di un soldato che ha legati ai piedi tre pupazzetti che rappresentano
i gigli frignanti. Basta poi un'escursione in platea per "fare un giretto
per la Francia". Con garbo Bustric, sa coinvolgere il pubblico e, con
corona d'alloro e carisma imperiale, costringe alcuni spettatori a sorreggergli
un lunghissimo strascico color porpora. E non manca un delicato omaggio
al Napoleone di Renato Rascel. "Napoleone" rappresenta uno degli spettacoli
più riusciti fra quelli che Bustric ha realizzato in quindici anni di
carriera, in quanto l'attore-fantasista è riuscito a dar vita a un'opera
divertente, piena di magiche sorprese, ma l'artista è stato anche capace
di disegnare un Napoleone poetico, in bilico fra Buster Keaton e Topo
Gigio. Così, nel finale, quando un piccolo sasso rappresenta Sant'Elena,
lo spettacolo si tinge d'una vena malinconica.
Roberto Incerti
Corriere Della Sera, Martedì 10 Ottobre 1995
Bustric, un magico Napoleone.
Un po' mimo, un po' giocoliere,
un po' prestidigitatore, un po' clown, un po' imbonitore, un po' attore:
ecco Bustric, al secolo Sergio Bini, artista gentile che ama incantare
il pubblico con racconti venati di surreale, coinvolgendolo, con semplicità
e con bravura, nei suoi giochi. Così armato di un solido bagaglio professionale
che si affina e si arricchisce sempre più, Bustric presenta "Napoleone",
sottotitolo 'Dramma buffo in un atto", storia giocosa e lieta del grande
imperatore che Gloria, la sua Dea ispiratrice, ha reso magico. Dopo
un piccolo omaggio iniziale a Renato Rascel e al suo varietà, Napoleone-Bustric
inizia le sue avventure tra le piramidi. Ma attenzione: il nostro imperatore
è magico, quindi niente cavalli e navi per tornare dall'Egitto a Parigi,
ma un bel tappeto volante sul quale Bustric volteggia per atterrare
direttamente sulla Torre Eiffel che "magicamente" già troneggia sulla
città. Tra un gioco di prestigio, una clowneria e un trucco illusionistico,
Bustric crea il suo cialtronesco ed epico Napoleone, facendolo combattere
con spade che sputano fuoco, impegnandolo in vertiginose strategie per
conquistare il potere, precedute e corredate da impegnative ricerche
dell'abito giusto per l'occasione. Ma Bustric non è solo Napoleone,
è anche tutte le sue vezzose aristocratiche amanti, 50 egiziani 50,
e la Malcontenta, simpatica popolana toscaneggiante con i figli letteralmente
attaccali alle gonne, disperata perché il marito è sempre in guerra.
Bustric-Napoleone conquista il pubblico che partecipa con piacere ai
suoi giochi gentili, divenendo ora la sua corte di Conti alla caccia
di decime e balzelli, ora Napoleone stesso per un finale al veleno.
Con fantasia, misura, intelligenza e ironia Bustric crea uno spettacolo
garbato, ingenuo, lieve e allegro come solo le favole, a volte, sanno
essere. Calorosa l'accoglienza del pubblico sinceramente divertito.
Magda Poli
La Repubblica, Giovedì 7 Marzo 1996
La magia da illusionista di Sergio Bini che interpreta Napoleone.
Bustric e le favole dell'Imperatore.
Da molti anni il caro e poetico
Bustric, nome d'arte di Sergio Bini, interpreta l'immaginario e i miti
dell'uomo convertendone la "raffigurazione" in numeri di destrezza,
in pantomime da favolistica per adulti. Ora mette la sua grazia raccontatrice
e la sua duttilità fisica al servizio d'un uomo leggendario, contenuto
di taglia quanto incontenibile nella propria vocazione alla grandeur,
e con un ben assortito catalogo di ironie è "Napoleone magico Imperatore",
artefice e protagonista di un monologo funambolico che scherza con la
carriera di un agitatore di truppe, popoli ed equilibri storici. Naturalmente
Bustric, memore dell'analoga giuliva caricatura del Rascel d'altri tempi,
svela gli incantesimi del mezzobusto. Questo fantasista col viso stupefatto
un po' alla Macario ci introduce a una biografia birbona che ha talvolta
la prosopopea all'incontrario delle strisce di Tofano o di Attalo, ma
che soprattutto è indice di un bel gusto minimizzante, di una comicità
artigiana ed esemplificativa, sempre con purezza di tecniche, di gag,
di arte dell'intrattenimento, e di lirico buonumore da camera. Sembra
d'essere entrati nella tenda d'un imbonitore levantino. Con Bustric
l'ingombrante e autoritario Napoleone diventa un Sik Sik che scopre
i veli, che s'accontenta di magnetizzare e padroneggia una platea, e
una delle piramidi dell'Egitto da epopea è ora un giocattolo in scala,
un narghilè-trofeo della sua campagna d'Africa ha in serbo una cortina
di fumo da inarrestabile effetto speciale, ed è tutta una giostra ammiccante
di stivali, feluca, cappottone e divisa sotto cui s'agita un ameno lestofante,
uno show-man di piazza. Che poi invece è un fine giullare moderno che
mette amore e sensibilità nel cercare ogni lato intimo, ogni risvolto
segreto d'un personaggio tanto monumentale guanto ingrato, riservandogli
l'arma inoffensiva dell'infantilismo. A riprova che il magniloquente
condottiero è collocato in uno scenario da children's corner, ecco venir
fuori un grembiule-tappetino volante che idealmente trasporta a Parigi
il console reduce dall'Egitto (dove la Gloria in forma di Sfinge gli
avrebbe conferito poteri esoterici), e c'è tutto un mutare di punti
di vista con un intermittenza di accendini messi in funzione a un palmo
dal viso, mentre i foulard vanno e vengono come in qualunque spettacolo
di magherìe in sedicesimo. Scorgiamo anche un Napoleone in maglietta
che s'esercita ad avere una silhouette di polso. Un pezzo strabiliante
è quello in cui Bustric piccolo grande duce s'allena a giochi d'equilibrio
con palle di cannone non sempre innocue, anche dure come noci di cocco.
E subito dopo s'abbandona magari a nuotate fantasiose, futili, di prammatica.
La scimitarra, nelle sue mani, è un giocattolo bellico che se ricorda
l'Oriente ha un indecifrabile calibro a curva, buono solo a disegnare
inutili e cordiali scie nell'aria. Ma c'è pure la metamorfosi muliebre,
per arricchire il diario delle gesta: una Giuseppina di spalle, donna
di fiori (che sono oggetti da circo), ci offre parole e screzi femminili
che ridimensionano, per fatalità, lo spessore del leader invincibile;
e una Madre Coraggio francese con pupi indissolubilmente vincolati ai
piedi incarna un po' più in là un manifesto sentitissimo e grottesco
delle pene che la guerra (simbolizzata qui da petardi) impone all'esercito
delle donne. L'apogeo di Napoleone si consuma nella vestizione sontuosa
e spassosa con alloro e strascico senza fine, con coinvolgimento di
spettatori, e alti e bassi vengono suggeriti dal trucco delle tre carte,
dagli oziosi anelli cinesi, dalla fallimentare ritirata in Russia tra
"cadaveri e lattine di Coca Cola", fino al melodramma di S. Elena. Un
piccolo congruo oggetto d'affezione da vedere.
Rodolfo Di Giammarco
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