Il Giornale, 6 Dicembre 1996
"Il piacere dell'onestà" affascina ancora.
Successo dell'opera di Luigi Pirandello al Teatro Valle: ottima l'interpretazione di Gianrico Tedeschi.
Se non ci stanchiamo mai di lui un motivo dovrà pur esserci. Va bene che si tratta del drammaturgo italiano più prolifico di tutti i tempi. Va bene che le sue opere sono rappresentate con successo in tutto il mondo. Va bene pure che nessun altro nostro autore ha raggiunto la sua statura. Ma se Luigi Pirandello riscuote ancora il favore del pubblico il perché sta altrove. E non si fa fatica a rintracciarlo nel fatto che oggi il suo teatro risulta attuale e vivo più che mai. Lo dimostrano casi come Il piacere dell'onestà, famosa pièce scritta dal drammaturgo siciliano nel 1917 e riproposta ora al teatro Valle nella versione di Luca De Fusco. Che si tratti di un'opera molto moderna lo si deduce sin dal titolo. Negli ultimi tempi, questa parolina tanto fuori moda; "onestà", non echeggia forse nel nostro Paese con una certa insistenza? E proprio a questo piglio contemporaneo si ispira la regia di De Fosco, che intreccia bene passato e presente, tradizione e attualità imboccando la strada di una leggerezza temperata da qualche tono amaro. In questo delicato disegno, gran parte gioca l'egregia interpretazione che Gianrico Tedeschi fa di Angelo Baldovino, il personaggio intorno al quale ruota l'intera vicenda. Questi è un uomo dal passato oscuro che accetta di sposare la ricca Agata Renni e di dare il proprio nome al figlio che la donna attende, in seguito a una relazione illecita, dal marchese Fabio Colli. In cambio di questo "favore", il marchese salderà i debiti contratti da Baldovino nel corso della sua tempestosa esistenza. Nei piani del Colli il raggiro ha umico scopo di salvare l'onore suo e quello di Agata: in realtà, egli vorrebbe che, dopo la nascita del bambino, Baldovino abbandoni la finta moglie e gli permetta di tornare dalla donna per consolarla. Baldovino però è un uomo intelligente e colto. Dai suoi trascorsi egli "ha tratto una strana filosofia piena di indulgenza e di ironia" che non ammette errori; una volta accettata la proposta, non gli resta che spingere alle estreme conseguenze il suo ruolo, la maschera grottesca di uomo onesto che si è calato addosso in modo così serio da capovolgere le aspettative stesse del Colli. Nella sua rigida logica, nel fascino tutto astratto dell'onestà, Baldovino ha trovato la possibilità di dare un senso alla sua vita e trionfare sulle convenzioni sociali. Persino Agata, colpita dalla rettitudine del marito, alla fine decide di rimanere con lui e di lasciare il Colli. Ma, attenzione, l'ultima, battuta del dramma affidata, a. Baldovino ("So bene ora come debbo dir loro") non chiarisce affatto i termini della situazione. Anzi, li lascia in sospeso. Cosa succederà dopo noi non lo sapremo mai. Perché la verità, in fondo, neppure Baldovino l'ha mai detta: ha sempre parlato come una maschera. Una maschera ben disegnata, che trova in Tedeschi un mattatore efficace sia nella prima parte del dramma - tutta raziocinante, filosofeggiante, "sofistica" fino all'ironia - sia nella seconda, dove la ragione cede ai sentimenti e alla sofferenza. Intorno a lui si muove, però, un coro di personaggi alquanta sbiaditi. Tua cui l'Agata piuttosto monocorde di Marianella Laszlo, la madre manierata di Dina Braschi, l'affettato Fabio Colli di Gianni Giuliano e lo spontaneo amico Setti di Edmondo Tieghi. La scenografia di Firouz Galdo cala la commedia in un'atmosfera simbolica perché immagina una ragnatela - chiara allusione all'ipocrisia e alla disonestà - come leggero velario tra sala e palcoscenico (per poi spostarla dietro al fondale) e mette sul palco solo un enorme divano verde, metafora delle convenzioni borghesi e della distanza - fìsica oltre che emotiva - tra i personaggi. Costumi anni Venti di Sabrina Chiocchio e musiche - molto persuasive - di Antonio Di Pofi. Applausi calorosi la sera della prima soprattutto a Gianrico Tedeschi. Dopo Enrico IV, Tutto per bene e quest'ultimo lavoro, l'attore intende proseguire il suo viaggio alla scoperta di Pirandello e ha già promesso che lo vedremo presto in Pensaci Giocomino, Il berretto a sonagli, Il gioco delle parti, Sei personaggi, L'uomo, la bestia e la virtù. Come dire: Pirandello sempre più nostro contemporaneo. In scena fino al 22 dicembre.
Laura Novelli