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L'Unità, 18 Gennaio 1996
Aldo, Giovanni, Giacomo e Marina Massironi esilaranti interpreti de
"I Corti".
Tre "cosmicomici" con ciliegina sotto spirito.
Milano - Avrebbero potuto cullarsi
su di una lunga sequela di facili successi televisivi come Mai dire
gol, per esempio. Per nostra, ma anche per loro fortuna, il trio più
scriteriato di cui attualmente disponga la scena comica italiana - vale
a dire Aldo, Giovanni e Giacomo in questo caso supportati dalla ciliegina
sotto spirito Marina Massironi - non ne hanno voluto sapere. Hanno così
regalato al disponibilissimo pubblico del Teatro Ciak un sacco di divertimento,
di risate a scena aperta e, a se stessi, un gran bel successo. Merito
anche dei piccoli "pezzi facili", ma ricchi dello humour mai scontato
e sotti le di Gino e Michele, scritti con la collaborazione di Paolo
Rossi, Giancarlo Bozzo e Carlo Turati e della regia molto spiritosa
e divertente di un mago del travestimento come Arturo Brachetti. Non
per nulla, guardando alle fulminee scene delle comiche di una volta,
lo spettacolo si intitola I corti: dei cortometraggi della risata. Anzi
l'idea è, addirittura, cosmocomica: partire da storie piccole, da brevi
sketches che mescolino intelligenza e abilità per arrivare allo zero
puro della comicità cioè a quel "meridiano di Greenwich" inteso come
unità di misura della risata universale: in questo caso l'autopunizione,
la gran battuta sulle palle, del celeberrimo Tafazzi. Le cose cominciano
ad essere demenziali fin dal concepimento dei nostri tre eroi, tre gemelli
- due di un unico uovo, uno monozigote del tutto diverso dagli altri
-, nel ventre della mamma e dalla loro nascita che assomiglia tanto
a un naufragio, a un si salvi chi può, che segna la loro uscita nel
mondo, la loro vita di gemelli dai gusti differenti, dai tic diversissimi,
dai gusti squinternati: Litigiosi anche quanto basta per garantirci
qualche gag irresistibile come la spedizione verso la luna, la scalata
in montagna con tanto di gioco dell'eco dove al nome di Aldo, anzi Haldo,
come il siculo monozigote vuole essere chiamato, risponde un gigantesco
"terùn". E che dire del loro appuntamento a teatro, alla luce del quale
rivedere la propria vita, attori e spettatori di se stessi, funestato
dalla vicinanza di una signorina "sotutto" che crede di sapere benissimo
come va il mondo? Ma accanto a queste storie di impianto più immediatamente
comico-tradizionale ecco una storia di animali strutturata come una
fiaba con morale costruita con grande leggerezza e inventiva dal regista
Brachetti: Ed ecco il gran finale: pezzi piccolissimi a decrescere,
dal musical in tre minuti, alla tragedia in due minuti, allo zero comico
assoluto dell'autopunizione di Tafazzi. Svitati come un pongo, mimi
inventivi, spericolati, acrobati, Aldo, Giovanni e Giacomo si stanno
ormai trasformando in tre vere e proprie maschere, ma senza mai straniarsi
dalla quotidianità anzi con un senso del pubblico, molto forte e accattivante.
E sorprende l'aria da finta nata ieri di Marina Massironi, i suoi tempi
comici al rallentatore, la sua capacità a ritagliarsi una nicchia tutta
sua fra i tre mattatori che, meno male, non si danno ancora arie e sanno
essere generosi. Un successone, neanche a dubitarne. Si ride e si ride.
Ride il presidente dell'Inter Moratti, la cui squadra domenica scorsa
ce l'ha fatta. Ride la nutrita, rappresentanza Fininvest, forse conquistata
dalla lezione di Tafazzi: anche i comici hanno un cuore.
Maria Grazia Gregori
La Repubblica, 18 Gennaio 1996
I tre di "Mai dire gol" nello spettacolo "I corti"
di Gino e Michele e Paolo Rossi.
Aldo, Giovanni e Giacomo comici da un altro pianeta.
Tutto parte da un letto verticale, dova una donna, visibilmente
interessata alle parole crociate con cui sta giocando, subisce le attenzioni
sessuali di qualcuno sotto le lenzuola, di cui vediamo solo a tratti
spuntare una mano o un piede, o magari tre mani e quattro piedi. Da
questo coito distratto e multiplo, non potevano che nascere dei gemelli,
tutt'altro che simili fra loro. E infatti la scena successiva ci porta
nell'utero della stessa signora, che di tanto in tanto vediamo passeggiare
per il palcoscenico con una inquieta pancia a pallone. Dentro di lei
si accapigliano tre bambini, due vagamente bergamaschi e uno "terun",
che non sono d'accordo su niente, ne sui loro nomi, ne sui rispettivi
destini professionali, ne su come mangiare e convivere in quell'ambiente
piuttosto stretto. C'è chi vuole chiamarsi Deborah e fare la portinaia,
chi invece sceglie dei nomi impronunciabili o intravede un destino da
gay fanatico delle discoteche che scandalizza gli altri due. Che si
tratti degli stessi tre bambini o di altri personaggi, eccoti in montagna
a scalare vette selvagge e bellissime, minacciando di cadere per strapiombi,
o fermi a guardare degli ammali probabilmente da burla. L'arrivo di
una montanara tedesca produce un numero sessuale straordinario nella
tenda da campeggio dove uno di loro fa mostra di avere fantasia ed energia
da vendere, per non parlare del fascino disinvolto che gli permette
di passare dai saluti imbarazzati al sesso in cinque secondi. Peccato
che si scopra che la scalatrice si era allontanata un attimo, e che
tutta la scena è stata finta. Dalla montagna a un'astronave lunare la
differenza è solo di tecnica, non direzionale. Anche qui i nostri tre
eroi sono alle prese con i loro bisticci, prima ancora che con una macchina
molto femminile e alquanto confusa. Da ricordare una riparazione di
cavi condotta nello spazio aperto, in assenza di gravità. Ancora: una
lotta di animali all'ingresso di una specie di arca di Noè, le disavventure
del Conte Dracula alle prese con una famiglia sarda non troppo ospitale,
una tragedia in un minuto incentrata sull'invincibilità di una zanzara,
una sorta di presentatrice bulgara che introduce un mago delle spade.
E naturalmente un gruppo di spettatori che commentano lo spettacolo
stesso, molestandosi fra loro e cercando invano di far tacere una vicina
con la passione del linguaggio critico. Questo è I corti, uno spettacolo
di "Aldo, Giovanni e Giacomo", molto noti per le loro gag a "Mai dire
gol": uno spettacolo di grande divertimento scritto con Gino & Michele,
con la collaborazione di Paolo Rossi, e messo in scena con grandissimo
ritmo da Arturo Brachetti. Bisogna dire che rispetto all'esilità delle
trovate sceniche e all'uso dello sproloquio come unico mezzo comico,
che sta rendendo un po' noioso il pur ricco panorama dei comici italiani,
qui siamo in un altro pianeta: il gioco scenico è scatenatissimo e molto
creativo, l'ironia sulla rappresentazione è continuamente presente,
la formula vincente non è lo sfogo ma l'invenzione, le maschere sono
usate efficacemente, e allo stesso tempo satireggiano se stesse. Coi
tre comici, che vale la pena di citare per cognome (Aldo Baglio, Giovanni
Storti e Giacomo Poretti) fa un ottimo lavoro anche Marina Missironi,
coi suoi personaggi strampalati e variabili.
Ugo Volli
Corriere della Sera, 23 Gennaio 1996
"I corti", schizofrenia per ridere
L'ultimo spettacolo "I corti" di Aldo, Giovanni e Giacomo scritto
con Gino & Michele e la collaborazione di Paolo Rossi, (diretto da Arturo
Brachetti, contiene una strepitosa rivelazione: i tre comici sono fratelli
gemelli, concepiti, in una notte come le altre, da una madre (Marina
Massironi) molto impegnata nel gioco delle parole crociate e molto poco
attenta a ciò che le sta capitando. Una movimentata, litigiosa convivenza
nel grembo materno e poi via per il mondo. Cosi i tre iniziano a raccontarsi
in una sorta di "album di famiglia" composto da dieci cortometraggi-sketch,
ai quali partecipano come protagonisti e al tempo stesso assistono come
spettatori, offrendo un tangibile esempio di ciò che si intende per
straniamento brechtiano o, se si preferisce, un chiaro caso di schizofrenia
comica: faccio ridere e mi guardo mentre faccio ridere. Dopo ogni "corto"
infatti si scatena una discussione fra Aldo, Giovanni e Giacomo su quanto
i loro alter ego hanno appena recitato. Discussioni nelle quali si inserisce
regolarmente una giovane, puntigliosa, intellettuale che, con le sue
arzigogolate interpretazioni meta-testuali, li massacra e li riduce
al silenzio. Ne "I corti" i tre comici sono coinvolti in eroticissime
gite in montagna, si rincorrono in uno zoo fantastico, vivono le disavventure
di un Dracula di casa nostra che ha la sfortuna di imbattersi in un'improbabile
famiglia sarda. Di storia in storia, di litigio in litigio, giungono
a un finale magico, annunciato con annoiata partecipazione da una presentatrice-attrice
frustrata, finale che rappresenta lo "zero comico" o l'unità di misura
della risata: l'apparizione del masochista Tafazzi e della sua bottiglia.
Due ore di spettacolo che filano a buon ritmo tra le risate del pubblico,
giocate da Aldo Baglio, Giovanni Storti, Giacomo Poretti e Marina Massironi,
con bravura, ironia e creatività. Due ore di divertimento, salutate
da applausi scroscianti e prolungati.
Magda Poli
Il Manifesto
Il ritorno di Tafazzi, tifoso autolesionista "I corti", gesti
dadaisti per il trio tv.
Dopo anni di gavetta, dopo i fortunati passaggi a Su la testa!,
Cielito Lindo e nel Circo di Paolo Rossi (con l'esilarante numero degli
acrobati bulgari), Aldo, Giovanni & Giacomo hanno finalmente sfondato
l'anno scorso con le fortunate macchiette di Mai dire gol. Soprattutto
con la geniale invenzione del Tafazzi. Per chi ancora non lo sapesse,
Tafazzi è quel tifoso dell'Inter in calzamaglia nera, piccolo e con
i baffetti, che gode a darsi le bottigliate sui coglioni. Perché fa
ridere un tizio che si pesta i genitali? Un po' perché vedere uno più
sfigato di noi, si sa, fa sempre piacere; lo diceva anche Hobbes, che
peraltro aveva una visione un po' riduttiva del comico; "Gli uomini
ridono delle debolezze altrui, al paragone delle quali le loro abilità
vengono poste in rilievo e valorizzate". Poi va a toccare (con tutta
la pesantezza possibile) una zona del corpo considerata tabù, e da sempre
c'è chi ride solo a sentir dire "Cacca". Ma il demenziale autolesionismo
di Tafazzi, come certi gesti dadaisti, può essere letto a molti livelli.
Per esempio, potrebbe anche rappresentare l'Everest della stupidità.
Il grado zero, il punto di non ritorno dell'autoironia. Mentre qualche
sociologo postmoderno, dopo attenta osservazione della situazione politica,
culturale e mediatica del Bel Paese, sostiene che Tafazzi sia il miglior
autoritratto dell'italiano anni '90. Tafazzi ritorna, come Flash finale
e sintesi conclusiva, nello spettacolo teatrale del trio, I corti, ovvero
una sequenza di sketch scritti con gli immancabili Gino e Michele (con
la collaborazione di Paolo Rossi, Giancarlo Bozzo e Carlo Turati) e
curatore omogeneizzato, per quanto riguarda la regia, da Arturo Brachetti.
I corti, che al Ciak di Milano sta collezionando una serie di pienoni,
evitano con cura (e giustamente) la tentazione della satira politica,
ma anche quella della satira sociologica e di costume implicita nelle
loro tipiche finte, pasticciate e inconcludenti litigate. Ci sono anche
qui delle pseudo-discussioni: ma questa volta tra il trio e una loro
petulante spettatrice (Marina Massironi), specialista in esegesi iper-intellettuali
delle stupidaggini di Aldo Giovani & Giacomo. Con ritmi da varietà televisivo
e una mimica di essenzialità fumettistica, puntano piuttosto su una
comicità senza tempo, dove c'è sempre uno stupido (di solito Aldo Baglio,
il "terrone") a far da perno alla situazione, come nelle classiche gag
dei fratelli De Rege con il "Vieni avanti cretino": i tre gemelli nel
pancione che si chiedono cosa fare da grandi, la pantomina sull'Arca
di Noè, la gita in montagna, la missione nell'astronave, l'improbabile
irruzione del Conte Dracula in Sardegna, la sgangherata parodia del
circo, sono lo spunto per numeri costruiti con precisione e divertimento.
E forse il modello di questi Corti offre un modello per superare una
comicità fatta oggi in Italia soprattutto di monologhi e macchiette.
Lo spettacolo è in scena al Ciak di Milano fino a domenica e poi in
tournée.
Oliviero Ponte Di Pino
Il Gazzettino, Venerdì 19 aprile 1996
Aldo, Giovanni e Giacomo al Cristallo di Udine.
"I corti", è comicità allo stato puro in attesa
della salvifica arca di Noè.
Le ovazioni del pubblico - stasera la replica a Latisana.
Appartenessero all'incessante proliferare dei "nuovi comici televisivi",
quelli che sovente s'affacciano ai nostri salotti con una smorfia o
una canzoncina. Aldo Giovanni e Giacomo avrebbero sparato tutte le loro
cartucce in un manciata di minuti; poi per concludere l'oretta di spettacolo
avrebbero condito in mille salse i personaggi che li hanno resi famosi.
Invece a Tafazzi è stata concessa una fugace apparizione di pochi secondi,
a Rolando un isolato "non ci possono credere" e solo l'esilarante Natolia
ha potuto sciorinare per intero la sua irresistibile "guercia" cantilena.
Ma non preoccupatevi, questo non è il prologo per un "resterete delusi".
Al contrario! "I corti" è uno spettacolo che ridona ai tre comici, resi
famosi da "Mai dire gol", le sterminate praterie del teatro, raggiunte
scavalcando d'un solo balzo l'angusto recinto del box televisivo, per
galoppare all'impazzata in una prateria di improvvisazioni, dove le
strade si sa dove iniziano, non di certo dove portino. Il fìl rouge
è quello intrecciato attorno a tre gemelli seduti al cinema accanto
ad un saccente giornalista per assistere ad alcuni corto-metraggi, nei
quali i simbolismi, di una serata trascorsa in cima ad una montagna,
si mescolano ad un vago bestiario in attesa di essere accolto dalla
salvifica Arca di Noè. Qui Aldo Giovanni e Giacomo sciorinano un repertorio
unico che dallo struzzo, raggiunge il fatidico cammello, costruendo
a ritmi sempre più serrati uno spettacolo che spacca il palcoscenico
come fosse un pasquale uovo di cioccolato. E la sorpresa sta tutta in
una comicità pura, totale, in cui il gioco della battuta è ripulito
dal gusto per il volgare o per lo sberleffo politico. E una comicità
conquistata negli anni trascorsi a lavorare in teatro, senza la fretta
di affacciarsi alla finestrella televisiva per cinque minuti di successo
irriproducibili una volta posti dinanzi ad un pubblico vero. Ieri sera
questo pubblico c'era, s'è goduto la sorpresa uscita dall'uovo di cioccolato
e ha contraccambiato con ovazioni assolutamente dovute.
Paolo Patui
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