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È il ruolo femminile, il bersaglio della satira di Grazia Scuccimarra.
Prima adulata e corteggiata, oggetto del desiderio e dell'inganno, poi
stufa di essere oggetto; decisa a prendere coscienza, poi imbrigliata
dal riflusso e romantica di nuovo: com'è la donna oggi, e come sarà
domani? Grazia Scuccimarra sente che il futuro della donna è in pericolo
e, con "A noi due, signora", se ne preoccupa: ma, come è nel suo stile,
lo fa in modo divertente e sottile. La protagonista, sulla scena, è
la donna più matura e consapevole che suggerisce, consiglia fa giovane
d'oggi, ammonendola sulle conseguenze delle scelte cui possono spingerla
le sue indecisioni. Di sicuro c'è che la donna ha perso la sua fisionomia
tradizionale - un po' monocorde, ma con una identità precisa nella società
- ed ha trovato collocazioni diverse, contrastanti, a volte contraddittorie.
Tassello dopo tassello la Scuccimarra compone il mosaico dell'universo
- donna così com'è nella vita di oggi. Ogni tassello rappresenta un
modo di essere, un tipo, una situazione in cui la donna vive ed è coinvolta,
tra ansie antiche e dimensioni nuove: la donna emancipata, la casalinga
riflessiva, la virago mangiauomini, il manager in gonnella, anzi in
doppiopetto, la donna madre... Non ci sono formule vincenti; non v'è
nulla che resista ai motteggi di una satira pungente e all'acuta ironia
di chi osserva senza incanto. Tra le immagini patinate e splendenti
delle compagne pubblicitarie e le noie della routine quotidiana, l'autrice
solleva un dubbio: le nuove donne sono nuove davvero?
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