Emmevu Teatro
presenta

SANGUE
di Lars Noren

con
MARINA MALFATTI


regia
Werner Schroeter

scene e costumi Alberte Barsacq


Sangue di Lars Noren, autore svedese contemporaneo rappresentatissimo in Europa, segna il rientro in Italia di Werner Schroeter, uno dei più interessami registi cinematografici e teatrali europei, e della sua scenografa e costumista Alberte Barsacq. Progetto di grande respiro e significato, il testo racconta un drammatico evento della nostra realtà quotidiana che ha radici negli antichi miti della tragedia. Marina Malfatti è la "madre", polo determinante del triangolo madre-padre-figlio: i tre personaggi nel corso della storia continuamente si attraggono e si respingono, in un succedersi di eventi a sorpresa che mutano di continuo i rapporti fino al colpo di scena finale, modernissimo è inaspettato. Werner Schroeter è conosciuto in ambito europeo soprattutto per la sua attività di regista cinematografico, oltre che teatrale e lirico. La sua personalità eccentrica e fantasiosa ha profondamente influenzato la corrente del Nuovo Cinema Tedesco dei primi anni '70, come riconosciuto anche da Fassbinder, Herzog e Wenders. Il suo cinema, ricco di emozioni e sovrabbondante di citazioni e continui rimandi a letteratura, musica, arti figurative che richiedono allo spettatore un approccio non superficiale e una seria preparazione culturale, pone al proprio centro la figura dell'outsider - l'omosessuale, l'alienato mentale, lo straniero dominato dal desiderio struggente di un'autorealizzazione che si compia attraverso l'amore passionale e la creatività artistica. La musica costituisce un elemento fondamentale degli spettacoli di Schroeter, assolvendo più alla funzione di definizione del contenuto - anche in senso contraddittorio - che di commento all'atmosfera. Le scelte musicali sono rivelatrici del suo spirito eclettico ed indipendente ed accostano senza complessi la musica classica alla musica leggera togliendo consistenza alla distinzione gerarchica tra cultura alta e popolare, tra arte e kitsch. Grazie alle numerose retrospettive organizzate a Londra, Parigi e New York nel corso degli anni Schroeter si è guadagnato un seguilo internazionale come artista di culto. Tra i suoi lungometraggi più visti "La morte di Maria Malibran", film sublime e bizzarro in cui la figura storica della celebre cantante lirica fornisce un mero punto di partenza per la composizione di una fitta rete di riferimenti ed allusioni che spaziano da Goethe a Presley, da Lautréamont a Janis Joplin e "Il Regno di Napoli", apprezzatissimo dalla critica, oltre a due documentari sul regime corrotto del presidente filippino Marcos e sul dittatore argentino Galtieri di straordinaria efficacia e durezza.