|
Per avvicinare con poco sforzo "Candida" alla nostra "Locandiera" di
alcune stagioni fa, possiamo ricorrere non solo alla trama basata sulla
scelta che una donna opera fra vari uomini (quattro in Goldoni, due
in Shaw), ma soprattutto ai sentimenti di amore-odio che ognuno dei
due autori non riesce a nascondere verso la propria più celebre eroina.
Se per Goldoni, a dare retta alla sua prefazione, Mirandolina non è
che un esempio delle "femmine lusinghiere... simulatrice che si burlano
dei miserabili che hanno vinto", Shaw in varie lettere concorda con
Beatrice Webb, socialista fabiana e parafemminista, che giudica Candida
"una prostituta" (salvo definire altrove la sua protagonista "nient'altro
che la Vergine Maria": e Goldoni nei Mèmoires loda senza falsa modestia
il carattere che ha saputo creare...). Ne la religione, rappresentata
progressisticamente ma predicatoriamente dal marito, il Reverendo Morell
(la commedia reca il sottotitolo di "Mistery," nel senso del teatro
medievale: "è - dice Shaw - la mia moderna commedia pre-raffaellita"),
né la poesia, incarnata dal giovanissimo Marchbanks - che se dorme sotto
i ponti ha però le spalle coperte da una nobilissima e ricchissima famiglia
- escono immuni da questo attacco al perbenismo condotto con le armi
stesse del perbenismo, sullo sfondo di una Londra industriale piegata
dalla povertà e dallo sfruttamento, dove le passioni (l'erotismo latente
nella società vittoriana) e le idee (un misto del Vangelo e del Capitale,
nelle prediche di Morell...) sono considerate pericolosamente capaci
di invalidare il vincolo legittimo e di sovvertire la struttura sociale.
"Candida" dovette aspettare dal 1897 al 1904, prima che ne fosse permessa
in Inghilterra la rappresentazione pubblica. "Candida" è anche la risposta
crudele e spiritosa di Shaw, ibseniano per la pelle, alla Nora di "Casa
di bambola". Mentre il norvegese racconta la storia di una deliziosa,
ubbidiente bambola che si sveglia alla durezza della vita e alla ribellione,
l'inglese, vari decenni dopo, ci mostra un uomo con tutte le prerogative
della vita e del comando che scopre (ma senza ammetterlo del tutto)
di essere stato poco più di una bambola. La debolezza togata di Morell
ci riesce comica, ci fa ridere (come l'idealismo precipitoso di Marchbanks),
ma è indubbio che per affrontarla e accettarla (come per fare i conti
con l'amore del ragazzo) Candida deve attraversare la stessa porta senza
ritorno di Nora, quella che conduce (ma le parole suonano pesanti a
fronte dell'umorismo shawiano...) alla presa di coscienza della donna
moderna.
Luigi Squarzina
|