Emmevu Teatro
presenta

CANDIDA
"Mistero" in tre atti
di George Bernard Shaw

con
MARINA MALFATTI
MINO BELLEI

con
Enrico Dusio, Stefano Graziosi,
Paolo Ricchi

e con la partecipazione di
Armando Bandini

regia
Luigi Squarzina

scene e costumi Alberto Verso


Per avvicinare con poco sforzo "Candida" alla nostra "Locandiera" di alcune stagioni fa, possiamo ricorrere non solo alla trama basata sulla scelta che una donna opera fra vari uomini (quattro in Goldoni, due in Shaw), ma soprattutto ai sentimenti di amore-odio che ognuno dei due autori non riesce a nascondere verso la propria più celebre eroina. Se per Goldoni, a dare retta alla sua prefazione, Mirandolina non è che un esempio delle "femmine lusinghiere... simulatrice che si burlano dei miserabili che hanno vinto", Shaw in varie lettere concorda con Beatrice Webb, socialista fabiana e parafemminista, che giudica Candida "una prostituta" (salvo definire altrove la sua protagonista "nient'altro che la Vergine Maria": e Goldoni nei Mèmoires loda senza falsa modestia il carattere che ha saputo creare...). Ne la religione, rappresentata progressisticamente ma predicatoriamente dal marito, il Reverendo Morell (la commedia reca il sottotitolo di "Mistery," nel senso del teatro medievale: "è - dice Shaw - la mia moderna commedia pre-raffaellita"), né la poesia, incarnata dal giovanissimo Marchbanks - che se dorme sotto i ponti ha però le spalle coperte da una nobilissima e ricchissima famiglia - escono immuni da questo attacco al perbenismo condotto con le armi stesse del perbenismo, sullo sfondo di una Londra industriale piegata dalla povertà e dallo sfruttamento, dove le passioni (l'erotismo latente nella società vittoriana) e le idee (un misto del Vangelo e del Capitale, nelle prediche di Morell...) sono considerate pericolosamente capaci di invalidare il vincolo legittimo e di sovvertire la struttura sociale. "Candida" dovette aspettare dal 1897 al 1904, prima che ne fosse permessa in Inghilterra la rappresentazione pubblica. "Candida" è anche la risposta crudele e spiritosa di Shaw, ibseniano per la pelle, alla Nora di "Casa di bambola". Mentre il norvegese racconta la storia di una deliziosa, ubbidiente bambola che si sveglia alla durezza della vita e alla ribellione, l'inglese, vari decenni dopo, ci mostra un uomo con tutte le prerogative della vita e del comando che scopre (ma senza ammetterlo del tutto) di essere stato poco più di una bambola. La debolezza togata di Morell ci riesce comica, ci fa ridere (come l'idealismo precipitoso di Marchbanks), ma è indubbio che per affrontarla e accettarla (come per fare i conti con l'amore del ragazzo) Candida deve attraversare la stessa porta senza ritorno di Nora, quella che conduce (ma le parole suonano pesanti a fronte dell'umorismo shawiano...) alla presa di coscienza della donna moderna.
Luigi Squarzina